ESCLUSIVA con Manfredi, Rettore Federico II: “Abolire il numero chiuso significa creare danni maggiori. L’Univ italiana ha tanti difetti ma sono speranzoso per un prossimo imminente cambio di marcia”

tt[1]--258x258Gaetano Manfredi, 50 anni, ingegnere, professore di Tecnica delle costruzioni, è il nuovo Rettore dell’Università di Napoli Federico II. Eletto il 5 giugno 2014, alla prima tornata, con il 90% delle preferenze, Manfredi sarà in carica dal 1° novembre 2014 al 31 ottobre 2020.

Ringraziamo il Rettore Gaetano Manfredi per la disponibilità dimostrata verso i collaboratori d’Informare nel rilasciare questa intervista in ESCLUSIVA.

Ogni anno viene messo in discussione il cosiddetto “numero chiuso”. Poche settimane fa, addirittura, l’eliminazione di questo sistema sembrava imminente. Lei è d’accordo? Quale sarebbe la soluzione alternativa?
Sicuramente, ad una prima valutazione, può apparire ingiusto il fatto che ogni anno numerosi studenti si vedano esclusi dall’accesso ad alcuni corsi di laurea. In realtà la semplice abolizione del meccanismo del numero chiuso creerebbe forse danni maggiori. L’iscrizione ad un corso di laurea è il primo passo di una lunga filiera che prosegue poi con il periodo di formazione universitaria e con l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani neolaureati. Il numero chiuso, attualmente, garantisce che gli studenti abbiano una formazione con un certo livello di qualità, grazie ad una dotazione per studente soddisfacente di aule, laboratori ed altre infrastrutture; inoltre il numero chiuso garantisce poi che i neolaureati, inserendosi nel mondo del lavoro, riescano in qualche modo ad essere assorbiti, grazie ad un certo equilibrio raggiunto tra domanda ed offerta di lavoro, ciò ovviamente al netto di valutazioni sulla crisi economica attuale, che ha modificato ulteriormente questo equilibrio.
Eliminare il numero chiuso significa ripensare le risorse che si mettono a disposizione per la formazione universitaria e lavorare affinché il surplus di offerta sul mercato del lavoro possa essere assorbita in Italia, evitando così di alimentare il fenomeno della fuga all’estero dei nostri giovani.

Recentemente la parola “crisi” presenzia al fianco di ogni istituzione del nostro paese. L’università italiana è in crisi? Cosa è cambiato da quando non lo era?
L’università italiana ha ed aveva in passato molti difetti. Sacche di spreco ed inefficienza erano sicuramente presenti prima come ora. Dal 2009 però l’università italiana ha visto una riduzione del 20% dei fondi di finanziamento, molto più che ogni altra pubblica amministrazione italiana. Ciò ha determinato notevoli difficoltà nell’erogazione dei corsi universitari e nella conduzione di attività di ricerca, per il conseguente blocco del turn-over. In Italia negli ultimi 8 anni si sono ridotte di più del 20% le borse di studio ed oggi quasi un terzo degli idonei non la riceve per mancanza di fondi. Nella spesa nazionale per studente in Europa siamo i penultimi e siamo del 30% sotto la media dei paesi OCSE.

OCSE_EaaG_2013_cutsI continui tagli all’università creano modifiche che ogni volta destabilizzano alunni e professori. A cosa sono dovuti i tagli? C’è un progetto prestabilito?

Non credo ci sia un progetto prestabilito. C’è stata solo miopia nel non riconoscere che tagliando in questa maniera la spesa per l’istruzione terziaria si fa il male del paese. Se guardiamo alla fascia 30-34 anni oggi in Italia ci sono meno laureati che in ogni altro paese Europeo e le immatricolazioni negli ultimi 10 anni si sono ridotte del 30%. Questa situazione non può che fare male al paese e rallentarne la ripresa. Io credo però che stia crescendo la consapevolezza degli errori commessi e voglio sperare in un cambio di marcia nel prossimo futuro.

La Federico II è stata posizionata al 56esimo posto nella classifica delle università italiane. Secondo lei, come mai si è così giù in questa graduatoria?
La graduatoria che ci ha visto posizionati così in basso ha messo in luce le difficoltà del mezzogiorno, non della Federico II. I parametri che ci hanno fatto scivolare così indietro rispetto ad altre università sono parametri di contesto economico e sociale, come la percentuale di laureati occupati, il numero di immatricolati provenienti da fuori regione o la percentuale di idonei cui viene erogata una borsa di studio (e ciò come è noto dipende dalle disponibilità finanziarie della Regione). La classifica fotografa quindi una situazione di crisi del contesto economico in cui ci troviamo e che dobbiamo contribuire a migliorare, con senso di responsabilità e dedizione. Parametri più oggettivi che guardano alla qualità della didattica erogata o della ricerca condotta ed alla reputazione internazionale, possono essere trovati in classifiche internazionali di grande prestigio, come la classifica QS, la classifica di Shangai o la Scimago Institutions Rankings, che ci classificano stabilmente tra le prime 10 in Italia, o per alcuni settori scientifici, tra le prime 3.

1La Federico II è la più antica università d’Europa. Quali sono i pregi e i difetti di questo prestigio?
I pregi sono tantissimi. Lavorare in questa università è motivo di grande orgoglio e ciò è sicuramente uno stimolo a fare bene, per contribuire al prestigio internazionale che ci è dato dalla nostra storia. Non bisogna però cullarsi sugli allori. Essere parte di un’università prestigiosa per la sua storia non vuol dire che il prestigio sia automaticamente percepito anche per la qualità. Anzi, si è costantemente sotto i riflettori e bisogna sicuramente lavorare con grande attenzione e dedizione.

Il 22 maggio 2014 è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’Università di Napoli Federico II e l’ Università del S.S CIRILLO e Metodio di Skopje per rafforzare gli accordi tra i due atenei. In merito a ciò, non crede sia più giusto risolvere prima problemi più importanti? Oppure crede sia giusto dar vita a tali collaborazioni culturali parallelamente ai vari problemi esistenti?
La Federico II ha numerosissimi rapporti internazionali con istituti universitari e di ricerca stranieri. Ciò è un nostro punto di forza ed è il risultato del lavoro dei nostri ricercatori, che riescono a guadagnare spazio ed autorevolezza sul piano internazionale. La forte multidisciplinarità del nostro ateneo ci aiuta nel costruire rapporti molteplici con molti istituti stranieri. Ad ogni modo formalizzare un accordo con un ateneo straniero non è affatto uno spreco di tempo o di risorse. Le procedure sono semplicissime ed è normale amministrazione del nostro ufficio relazioni internazionali. La sigla di un accordo spesso infatti formalizza un rapporto già in essere tra alcuni nostri ricercatori e quelli dell’ateneo straniero. Sicuramente non sottraiamo risorse ad altri problemi con queste attività, che sono invece fondamentali e strategiche.
7. Leggendo il suo programma elettorale, si percepisce uno spirito d’ottimismo anche rispetto ai problemi che l’Università ha avuto nel corso di questi anni. Per attuare i miglioramenti che l’Università necessita, quale pensa debba essere il rapporto che l’Ateneo deve istaurare con la politica ? Come può attuarsi un vero rinnovamento, da Lei auspicato, ma senza fondi economici adeguati e soprattutto, senza l’appoggio delle istituzioni ?
Il più grande errore che l’università può commettere è quello di arroccarsi in una torre d’avorio, nella quale sopravvivere a se stessa, pronta a piangersi addosso per le difficoltà che si incontrano. E’ invece fondamentale che l’università lavori con gli altri soggetti locali e nazionali, nel territorio e con la politica. Il ruolo che svolge l’università è fondamentale per la società. La formazione e la ricerca sono due funzioni essenziali per il benessere sociale ed economico e nei paesi dove c’è consapevolezza di ciò i risultati si vedono. Ecco perché l’università deve essere un attore presente nelle scelte politiche che ci riguardano, facendo sentire la propria voce e contribuendo attivamente alla ripresa ed al benessere sociale.

DSC_2881Cosa pensa del nepotismo presente nelle università italiane? Stando a dati
ISTAT, in quasi tutti gli atenei italiani l’indice di omonimia è più elevato rispetto alla media nazionale. Secondo lei è giusto tutto questo?

Il nepotismo è sicuramente un fenomeno da combattere perché ostacola l’accesso di tanti giovani capaci alla carriera accademica e per questo impoverisce l’università stessa di risorse valide. Ad ogni modo, la regolamentazione attuale, che impedisce l’accesso a dipartimenti dove vi siano parenti ed affini fino al quarto grado, è spesso inefficace e controproducente. Io credo che la sconfitta del nepotismo, senza storture, possa essere raggiunta solo mettendo in atto meccanismi di reclutamento fortemente meritocratici e operando continue valutazioni dei risultati raggiunti da ciascuno, che si basino veramente sul merito. Non esisteranno in quel caso rapporti di parentela che tengano, in grado di favorire giovani meno validi a discapito di quelli più in gamba, per il bene di tutta l’università.

Savio De MarcoMartina Giugliano

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!