Editoriale – I social non sostituiscono l’informazione

social media e informazione

Ringrazio il bravo direttore di Informare Fabio Corsaro per avermi invitato ad inviare un mio articolo che parli del “nuovo” giornalismo, che purtroppo si sta caratterizzando in alcuni suoi aspetti superficiale e poco attento. La provocazione di Fabio mi spinge a fare alcune considerazioni di ordine generale che riguardano le giovani generazioni, le quali troppo spesso si fanno condizionare dai mezzi ultramoderni, prendendo per oro colato notizie prive di una qualsivoglia Verità.

Ecco allora la necessità di avere giornalisti, attenti, scrupolosi, che prima di amplificare un fatto lo verificano in tutti i suoi aspetti, si documentano e cercano di confrontare le fonti. Qualcuno potrà obiettare che per fare tutto questo si perde l’immediatezza. Ma nella professione del giornalista oltre alla “velocità” conta soprattutto la precisione. Stiamo vivendo nell’era dei social ma essi non potranno mai sostituirsi con la comunicazione all’informazione. Due concetti completamente diversi che sono alla base del mestiere del giornalista.

Non a caso Fabio Corsaro e l’amico Tommaso Morlando hanno voluto dare al loro giornale il titolo INFORMARE, svolgendo con le loro inchieste un ruolo insostituibile nel panorama dell’informazione del nostro Paese. I giornali non devono diventare schiavi del “gradimento” e non devono andare alla disperata ricerca di un clic in più per dare dimostrazione della loro professionalità. L’informazione, quella vera, si afferma da sola, non ha bisogno di mezzucci tecnologici per invogliare il lettore. Infatti, quando nella pubblica opinione si radica l’idea dell’inaffidabilità di un giornale o di un sito, essa si allontana e non ci saranno prove di appello. Il pubblico è attento molto di più di quanto si possa pensare, e sa distinguere le notizie “bufale” da quelle vere.

Queste cose l’Ordine dei Giornalisti della Campania, presieduto da Ottavio Lucarelli, le ha poste al centro di numerosi corsi di preparazione e di aggiornamento professionale, proprio per sensibilizzare la nostra categoria a non farsi trascinare in dispute fine a se stesse o in discussioni prive di fondamenti. Ed ecco allora il fondamentale ruolo del giornalista, che ha precisi compiti che gli derivano dai suoi doveri deontologici, dall’etica professionale e dalla sua coscienza individuale.

Insomma, chi scrive deve tenere presente questi tre fattori se vuole fare una corretta e libera informazione. È difficile ma non impossibile, ed INFORMARE ne è una chiara ed indubbia prova del fatto che esiste un’informazione di livello alto e libera da ogni tipo di condizionamenti.

di Mimmo Falco

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017