EDITORIALE – L’Italia è dunque immersa nella società liquida?

Bandiera Italia

Napoli – La modernità è la convinzione che “il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”: è il concetto espresso nei suoi ultimi lavori dal sociologo polacco Zygmund Bauman descrivendo l’attuale stato della società e definendola liquida. Di sicuro è, almeno parzialmente, lo status attuale del mondo globalizzato che mentre è capace di collegare gli estremi del Nord e del Sud, dell’Est e dell’Ovest della Terra, non genera valori, ma rapporti vacui.

Anche l’Italia, ovviamente, non fa eccezione in questo quadro, ma ha una sua peculiarità. Agli inizi del Novecento il pensiero filosofico, politico e sociale sostenuto da movimenti, sia pur contrapposti, rappresentava comunque un mezzo per unire più parti del tessuto sociale che perseguivano obiettivi declarati. Poi c’è stata una “pausa” con la dittatura fascista ed una ripresa degli stessi valori e principi dell’inizio secolo subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Così il Bel Paese è cresciuto, tra alti e bassi, ma con un tessuto sociale netto, chiaro, con principi valoriali, anche in antitesi, ma in confini definiti. Dopo il periodo nomato Prima Repubblica è partita in Italia l’epoca del leaderismo sfrenato per cui la società italiana non discuteva e si confrontava più su valori ideologici, sia pure diversi, ma si legava a questo o a quel personaggio portatore d’interessi limitati. Il fenomeno ha interessato poco le generazioni più adulte, ha invece investito totalmente i giovani che sono stati avviluppati e sono finiti nella confusione più ampia. È mia convinzione che qualunque progetto di vita, in tutto lo scibile, abbia necessità di fondamenta sulle quali costruire.

L’assoluta mancanza di modelli, sia pure essi perfettibili, genera caos. L’Italia è dunque immersa nella società liquida? È un Paese che si è abbandonato solamente alla protesta o alla difesa di benefici assunti? Non credo sia così irreversibilmente.

Certo giocano in questo quadro la grave crisi economica e politica del Paese che non favorisce di sicuro sia il futuro individuale che quello collettivo. Non bisogna però dimenticare che la società italiana, anche odierna, ha una storia antica. È dunque necessario lavorare tutti insieme per rivalutare almeno ciò che di buono è appartenuto alla nostra storia politica e sociale più recente. Non certo per fare dell’amarcord ma per trarre da questo il positivo, sia pure con le necessarie modifiche e l’adeguamento all’era della globalità, per puntare ad una società migliore.

Credo possa essere questo il compito delle nuove generazioni che, rifuggendo dalla sterile ed inutile protesta tout court, si ergano a protagonisti dell’edificazione del futuro e quindi di una società migliore e a misura d’uomo. A modesto mio avviso è infatti necessario riporre la persona al centro di ogni ipotesi di sviluppo sociale, politico ed economico per il futuro. Bisogna, insomma, abbandonare gli egoismi ed evitare che gli interessi di pochi sopraffacciano il bene del “tutti”!

di Pietro Funaro
Direttore responsabile ARPA Campania Ambiente

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

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