EDITORIALE – Ogni giorno è meraviglioso aprire gli occhi a questa vita che non dai più per “scontata”

Editoriale di Mina Iazzetta

«Signora, lei ha un tumore maligno» è arrivata così, secca, la sentenza senza appello comunicatami dallʼOncologo del Pascale. Come in una roulette russa, è toccato a me. Resto immobile su quella sedia. Sento lʼascia che mi spezza in due. Le paure che avevo tenuto in me durante i tre mesi della fase diagnostica si concretizzavano in quella frase secca. Nessun sostegno psicologico. O ce la fai da sola o sei fregata. Potevo lasciarmi andare alla disperazione, ne avrei avuto tutto il diritto! Invece quella frase ha risvegliato in me un istinto primordiale, una forza che non so spiegare. Dovevo proteggere da questo incubo coloro che mi volevano bene, in primis i miei figli. Ho comunicato loro la notizia nel modo più sereno possibile preparandoli a tutti i cambiamenti che avrei dovuto affrontare. Adesso non cʼera più posto per la paura, sapevo da chi mi dovevo difendere ed ero pronta a non lasciargli più un millimetro di avanzamento. Mentre il medico spiegava il “tunnel” che avrei dovuto attraversare e come contrastarne gli effetti collaterali, io non vedevo lʼora di sedermi su quella “poltrona” per iniziare la guerra. “Fortunatamente” sono stata la prima in famiglia a fare questa esperienza, per cui ogni cosa la sperimento sulla mia pelle. E così, ignara di tutto, sono entrata nella stanza “delle poltrone”. Lʼinfermiere, sapendo che era la prima volta e che dovevo fare “le rosse” cercava di farmi coraggio ma mentre mi infilava lʼago nelle vene per inocularmi “il veleno” mi ha visto azzannare un panino. Gli altri ammalati, seduti sulle loro poltrone, in stanza con me, con gli occhi spenti, mi guardavano come se fossi unaliena; infine hanno iniziato a sorridere tutti. Azzannare quel panino ha esorcizzato la paura dellʼignoto, ero “viva”. Tuttora faccio una vita normale. “Chemioterapia”, un altro termine che inorridisce perché quella stessa medicina che deve curare “potrebbe” cambiare il nostro aspetto strappando pezzi di femminilità, iniziando dai capelli. Ma questo è un altro punto dove il tumore non l’avrà vinta perché non gli permetterò mai di spegnere la luce che è nei miei occhi mentre sorrido e questo dipende solo da me. Ho preso così l’abitudine di farmi un selfie ogni volta che esco, sempre con un foulard diverso che, man mano, ho imparato ad annodare in modo sempre più “vanitoso”. Quando guardo le foto “riconosco me stessa” ed ogni volta so di aver vinto una piccola battaglia. La gente, per strada, mi guarda. Qualcuno mi fissa, forse per scorgere in me qualche cenno di cedimento, che non c’è. E non ci sarà, perché la vita è bella ed io non voglio sprecarne più nemmeno un secondo. Affronterò tutto con il sorriso, pronta a raccogliere questa “lezione di vita”.

Ogni giorno è meraviglioso aprire gli occhi a questa vita che non dai più per “scontata”. I sapori hanno più gusto, gli odori sono più intensi, le albe ed i tramonti hanno colori più vividi e, mentre aspetto di vincere la guerra, farò tutte quelle cose che finora ho rimandato.

di Mina Iazzetta