Il futuro delle droghe leggere in Italia

La legge per la legalizzazione della Cannabis, di cui il Parlamento discuterà al ritorno in aula nel mese di settembre, ha riaperto il dibattito sulla questione delle droghe leggere e la loro legalizzazione. Sono tante le domande di natura medica e giuridica che si pone la pubblica opinione ma anche qualche illustre esponente della Magistratura italiana. Proviamo a fare chiarezza sull’argomento, riportando innanzitutto le parole che abbiamo raccolto dal tossicologo dell’Ospedale Policlinico Federico II di Napoli, il Prof. Vincenzo Basile, il quale sottolinea l’importanza dei cannabinoidi, i derivati della cannabis sativa (i più noti hashish e marijuana), nelle terapie del dolore e della depressione. «È un uso comune adoperare queste sostanze per il trattamento del vomito come reazione alla chemioterapia o come farmaci utili a stimolare l’appetito nei soggetti che soffrono di HIV in quelle fasi della malattia che inducono l’anoressia. Ricordo – continua il dott. Basile – nella mia quarantennale carriera di docente universitario, che 30 anni fa propugnai di liberalizzare le droghe leggere e per questa posizione riscontrai successivamente non poche difficoltà in ateneo».  I cannabinoidi possono rilevarsi anche pericolosi e un loro abuso, soprattutto nei più giovani, può provocare effetti collaterali. Tuttavia, si chiede il Prof. Basile, «perché non vietare alcol e tabacco che provocano molti più danni rispetto ai

Raffaele Cantone
Raffaele Cantone

cannabinoidi?». A sentir parlare anche il Prof. Michele Marzullo, cardiologo del Policlinico di Napoli, sembra che la medicina sia pronta ad accogliere la legalizzazione delle droghe leggere, previa una loro seria regolamentazione: «Tutto ciò, che è fatto con un metodo e serve ad alleviare le sofferenze del cardiopatico e del paziente neoplastico, ben venga. Non vorrei però che queste terapie dedicate alla nonna siano poi utilizzate dal nipotino. Il garantismo non deve diventare lassismo. Dal punto di vista sociale – continua il dott. Marzullo – sono d’accordo con Raffaele Cantone, secondo il quale, legalizzando le droghe leggere si toglie un po’ di lavoro alla delinquenza». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha recentemente affermato di credere in una legalizzazione intelligente «affinché si possa evitare il contatto dei giovani con ambienti della criminalità organizzata e che droghe leggere controllate evitino interventi chimici che stanno portando all’assuefazione e al vizio». 

Prende le distanze dalla possibilità di liberalizzare queste sostanze il sostituto procuratore di Napoli, il pm Catello Maresca, secondo cui «il consumo di droga sarebbe destinato ad aumentare e con esso anche la necessità di controlli ed interventi delle Forze dell’Ordine. Non credo nemmeno all’utilità economica

Catello Maresca nella redazione di Informare - Foto di Gabriele Arenare
Catello Maresca nella redazione di Informare – Foto di Gabriele Arenare

auspicata per lo Stato. So bene che in alcuni territori non esisterebbe la libera concorrenza: si offrirebbe una veste legale ad un traffico destinato a restare nelle mani delle mafie, così come accade per il contrabbando di sigarette e per le scommesse clandestine. L’unico punto che trovo interessante – conclude il dott.Maresca – è il controllo del processo produttivo per ridurre i danni da dipendenza. Il tutto verrebbe però vanificato dalle importazioni illegali».

Abbiamo dato voce anche ai più giovani, tra chi fa uso da tempo di cannabinoidi e chi non ha intenzione nemmeno di provare. Domenico, 26enne di Napoli, ci dice: «anche se sono leggere, bisogna ricordarsi che parliamo sempre di droghe, le quali possono indurre dipendenza. Non bisogna generalizzare ma credo che ai giorni d’oggi il passo che porta a fare uso di quelle “pesanti” è breve». Diversa è l’opinione di Pasquale, napoletano 28enne, che ha iniziato a fare uso di cannabis dall’età di 14 anni: «Fumo regolarmente tutte le settimane, evitando di farlo in periodi particolarmente impegnati di studio e lavoro. Credo nella legalizzazione: a mio avviso non esiste una stretta relazione tra droghe leggere e pesanti. Conosco persone che fumano da oltre 20 anni e che non penserebbero mai di provare altre sostanze, mentre so di altre che sono entrate nel mondo della droga assumendo direttamente quelle sintetiche». 

La palla passa ora al Parlamento, destinato a riscrivere la storia del proibizionismo italiano.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!