Don Bosco……il Santo dei Giovani

Ieri 31 gennaio si è celebrato San Giovanni Bosco, inventore di spazi di incontro, per togliere i ragazzi dalla strada, e di formazione e istruzione per i poveri.  

Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 a Castelnuovo d’Asti, in una famiglia contadina poverissima. Rimasto orfano di padre a soli due anni, fin da piccolo maturò la vocazione sacerdotale che conseguì con grande impegno e perseveranza. Nel 1841, giovane prete, arrivò a Torino, dove venne a conoscenza della drammatica situazione in cui si trovavano i ragazzi e i giovani. Ne rimane sconvolto. Ragazzi che vagabondano per le strade, giovani disoccupati, sbandati, sfruttati da datori di lavoro. Tanti di loro diventarono poi vittime della malavita e avviati sulla via delle patrie galere.

Capì che non poteva rimanere indifferente a tutto ciò e decise di agire per cercare di sanare la difficile situazione. Aiutò dunque i ragazzi a cercare lavoro, si prodigò per ottenere condizioni migliori a chi era già occupato, ricercò luoghi di alloggio dignitosi per chi era senza casa, inventò spazi di incontro per togliere i ragazzi dalla strada, organizzò luoghi di formazione e di scuola vera e propria per i più poveri. Nell’aprile 1846 aprì in un quartiere popolare di Torino, il primo “Oratorio”.

Alla Marchesa Giulietta Colbert di Barolo che lo sconsigliava di perdere tempo nel dedicarsi a quelle bande di ragazzi di strada e a quei giovani sbandati, rispose: ” Cara Marchesa, il progetto che mi sento spinto di realizzare e che vedo già realizzato è dare una casa, con attorno campi di gioco, con una chiesa vicina, e con accanto laboratori, officine, scuole per i giovani. Tutto questo non solo qui a Torino ma in tutto il mondo, per tutti i ragazzi del mondo, soprattutto quelli più dimenticati, abbandonati, vittime innocenti delle guerre, dell’odio, dell’indifferenza…!”

Il problema di accogliere non per alcune ore bensì a tempo pieno questi ragazzi senza casa diventò fondamentale per don Bosco, ma dovette affrontare il problema economico e finanziario. Don Bosco diventò promotore in prima persona della sua iniziativa e si mise alla ricerca di fondi. La prima benefattrice fu la madre Margherita che diede via tutto quello che possedeva per sfamare i ragazzi. Ogni giorno il numero dei ragazzi accolti cresceva. Don Bosco vi si donò fino in fondo.

Tra i giovani accolti da don Bosco, qualcuno gli chiese di “diventare come lui“. Così nacque, con la cooperazione di alcuni di loro, in particolare con don Rua e don Cagliero, la “Società di San Francesco di Sales” denominata in seguito Congregazione dei Salesiani. Un Congregazione che già nel XIX secolo si espanse dapprima in America del Sud e successivamente in tutti i continenti.

Don Bosco diventa col tempo una figura di rilievo nazionale e uomo di straordinaria intelligenza, tanto da essere spesso consultato da Papa Pio IX, pur rimanendo sempre una persona umile e semplice. Nel 1872, instancabile, fondò la Congregazione femminile delle “Figlie di Maria Ausiliatrice”, dette Suore Salesiane, impegnate sul campo dell’educazione della gioventù femminile.

Si spense a Torino il 31 gennaio 1888, all’età di 72 anni, circondato dal cordoglio di tutti quelli che lo avevano seguito e soprattutto di coloro che aveva accolto e accompagnato, lasciando dietro di sé una scia luminosa di centri di formazione, di opere caritative e di realizzazioni sociali.

Venne dichiarato Beato nel 1929 e Santo il 1 aprile del 1934. Il 31 gennaio 1958 Pio XII, su proposta del Ministro del Lavoro in Italia, lo dichiarò “Santo Patrono degli apprendisti italiani”.

Originale ed efficace era il suo metodo educativo, decisamente originale, un metodo centrato sul ragazzo, sulle caratteristiche della sua età, operante mediante l’“assistenza” assidua e amorevole di educatore, che presente, consiglia, guida e sostiene. In contrapposizione al metodo repressivo, allora molto diffuso, che puntava sul traguardo da raggiungere e perciò tendeva a considerare il giovane come un adulto del futuro, da trattare come tale fin dai suoi giovani anni di vita.
Don Bosco non ha creato un modello educativo teorico astratto ma si è posto accanto ai giovani, nel pieno rispetto della loro età, per sostenerli nel loro processo di crescita. Sono essi stessi che, nelle loro memorie, raccontano come si sentivano a loro agio accanto a lui: si sentivano accolti, amati, rispettati e aiutati: “Con grande piacere si viveva nell’Oratorio. Si respirava un’aria di famiglia che rallegrava. Don Bosco concedeva ai giovani tutta quella libertà che non era pericolosa per la disciplina e la morale. […] Piacevagli andare alla buona, sicché tutto sapesse di famiglia. E tutti gli antichi allievi ricordavano con indicibile tenerezza quei tempi…”.

Don Bosco tuttavia ci ha lasciato anche dei testi che, frutto dell’esperienza, hanno raccolto e illustrato il suo metodo educativo. In essi viene rappresentato in primo luogo il suo ruolo di educatore, la sua mission, che garantiva coerenza e organicità nel promuovere la crescita dei ragazzi come “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Intere generazioni di ragazzi e di giovani, dall’‘800 fino ai nostri giorni, in innumerevoli Paesi del mondo e nei Continenti, tra cui anche lo scrivente che ha avuto la possibilità di far parte del Borgo Ragazzi Don Bosco di Via Prenestina in Roma, per dieci anni, siamo stati sostenuti e accompagnati dai “figli e figlie di Don Bosco”, negli anni della nostra crescita, per entrare preparati e formati nella vita. Una missione che di certo proseguirà anche nel futuro.

di Antonino Calopresti