Disastro ambientale

Brucia il Parco nazionale del Vesuvio. Come mai purtroppo, a memoria d’uomo con 12, 13,14 e fino a 16 focolai in una sola volta innescati.

Saranno gli organi competenti a stabilire se evento autocombustivo o mano criminale (molto probabile). In tal caso pronta la costituzione di parte civile.

Rimane il dolore per circa 25 ettari di macchia vesuviana (fino ad ora) distrutti col fronte del fuoco ancora attivo.

Ringraziamo lo sforzo di quanti operatori istituzionali, forze dell’Ordine, associazioni territoriali e singoli cittadini si sono mobilitati a dare una mano per tentare di fermare uno scempio epocale.

Ringraziamo soprattutto il Presidente dell’Ente Parco Agostino Casillo e i Sindaci dell’area che non hanno abbandonato un attimo il fronte ardente e gli operatori istituzionali che ancora in queste ore  contrastano l’incendio in tutti i modi.

Purtroppo da anni, inascoltati, abbiamo chiesto maggiori attenzioni e risorse, con uomini e mezzi per difendere, e tutelare il vulcano più famoso del mondo, patrimonio di biodiversità, e prevenire sciagure come queste.

Urge innanzitutto un centro di collegamento univoco da cui organizzare il controllo del territorio, a partire dalla costituzione di un ufficio tecnico del Parco, oggi non previsto nella pianta organica.

Destinare a questo scopo maggiori risorse economiche e umane al fine di rendere operative le tante buone intenzioni in materia di tutela e salvaguardia.

Infine operare da subito con il Piano regionale di bonifica (approvato da anni), a partire dall’area SIR (Sito di interesse regionale) per liberare finalmente il Parco nazionale del Vesuvio dall’immondezzaio a cui lo hanno ridotto l’inciviltà e la criminale azione di sversamento illecito di rifiuti soprattutto pericolosi e amianto a quantità industriali.

Materiale che purtroppo  alimenta e favorisce la mano criminale, in roghi che stanno  distruggendo  ettari di macchia mediterranea, colpendo luoghi simbolo  della  bellezza e del paesaggio vesuviano.

Da qui l’appello all’ArpaC di attuare da subito il monitoraggio del territorio al fine di valutare e assorbire i danni da inquinamento certo delle matrici ambientali prima che, a pagarne il prezzo come sempre, siano gli inermi cittadini e le aziende agricole che vedranno i loro prodotti deprezzarsi.

Non ultimo fare tesoro di questo evento terribile al fine di predisporre finalmente un Osservatorio permanente delle criticità ambientali del Parco Nazionale del Vesuvio, a partire dalle aree percorse dal fuoco,  che  facendo leva sull’educazione alla Legalità si ponga come punto centrale di coordinamento per il monitoraggio costante delle aree critiche del territorio maggiormente soggette a possibili incendi dolosi che nulla hanno di “emergenza” tale da richiederne al governo lo status,  che appare una mera speculazione di propaganda politica, inutile perche nulla a che vedere con eventi calamitosi e per nulla rispettosa del lavoro di quanti in queste ore si stanno prodigando a salvare la macchia vesuviana. Respingiamo, pertanto, ogni ipotesi strumentale di richiesta al Governo dello “stato di calamità”.

Importante invece partire dall’utilizzazione di quelle strutture, già presenti all’interno  dell’area protetta, e trasformarle in piattaforme attrezzate con bacini idrici da cui approvvigionarsi d’acqua per spegnere da subito i focolai, evitando lo scempio di dover ricorrere, per ridurre i tempi d’intervento in chiave di emergenza, all’utilizzo pericoloso di  acqua contaminata della vasca del Pianillo, come testimoniato da diversi cittadini, aggiungendo al danno la beffa di portare l’inquinamento nell’area protetta tutelata dall’Unesco.

Ecco perché auspichiamo che da questa tragedia ambientale, dopo la messa in sicurezza dell’area interessata, che speriamo avvenga nelle prossime ore, parta una vera e propria strategia a lungo termine che miri dalla tutela, si allarghi alla prevenzione e alla gestione consapevole e sostenibile della risorsa Parco.

E proprio in questa prospettiva di lungo periodo invitiamo da subito il Presidente della Campania Vincenzo De Luca e il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ad una visita ad horas nell’area colpita per prendere contezza del disastro e dare l’impulso istituzionale necessario per il rilancio dell’area protetta a cui 600 mila e passa abitanti e non solo, auspicano da  vent’anni e più  di costituzione del Parco nazionale del Vesuvio.