Dignità e rispetto

Rosarno oggi come Villa Literno e Castelvolturno qualche anno fà. Non è cambiato nulla.

Un extracomunitario che tenta di accoltellare un carabiniere, il militare reagisce e spara un colpo di pistola che uccide l’aggressore.

Tragedia nella tendopoli di San Ferdinando, alle porte di Rosarno, baraccopoli di braccianti che nel periodo invernale ospita migliaia di immigrati impegnati nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Il militare è intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due ospiti del campo. Alla vista degli uomini in divisa, uno dei due avrebbe estratto un coltello e si sarebbe scagliato contro uno di loro. Il carabiniere però ha reagito e contro l’uomo ha esploso un colpo di pistola mortale.

Siamo sempre nel Sud. Quel meridione abbandonato e bistrattato dalla politica nazionale.

Non si è fatto nulla. Solo parole, parole e basta. Non è giusto, come non lo era giusto venticinque anni fà, vivere nelle baraccopoli. Senza un minimo di dignità umana. Poveri giovani immigrati di colore che giungono e si fermano sulle nostre terre con la speranza di trovare quello che purtroppo a casa loro non hanno. E noi cosa gli offriamo? Nulla, anzi forse qualcosa di peggio. Costretti a lavorare in nero, senza un minimo di retribuzione sindacale, un minimo di trattamento civile e dignitoso. Se hanno e ottengono qualcosa o lo hanno ottenuto e guadagnato da soli o forse debbono dire grazie a qualcuno che sul territorio si occupa di loro.

Attualmente la tendopoli ospita almeno 500 persone, ma alcuni parlano di mille, la gran parte impegnate nella raccolta di agrumi e ortaggi. La tendopoli, realizzata dalla Protezione Civile regionale, non è al momento gestita da nessuna organizzazione, a causa della mancanza di fondi. E una drammatica richiesta d’aiuto è arrivata dal sindaco della cittadina che chiede con urgenza un incontro con il Ministro Alfano. Lo stesso riferisce che la sua è una comunità abituata e solidale, anche in una condizione di forte crisi dell’agricoltura, ma non in grado di garantire un lavoro e una accoglienza dignitosa a una mole così grande di persone. Chiederà pertanto di smantellare la tendopoli, visto che non è possibile far vivere delle persone in tali condizioni.

Dei braccianti di Rosarno, i disperati dei campi di Gioia Tauro, si era a lungo parlato nel gennaio del 2010, quando, in seguito al ferimento di due di loro con una carabina ad aria compressa, diedero vita ad una notte di guerriglia urbana. Armati di spranghe e bastoni, attraversarono le strade di Rosarno distruggendo auto, finestre di abitazioni e incendiando cassonetti dell’immondizia.  Solo l’intervento di carabinieri e polizia in assetto antisommossa riportò la calma, dopo cariche di alleggerimento e sassaiole. Gli immigrati allora erano baraccati in una fabbrica dismessa alla periferia della cittadina, e furono poi trasferiti nella tendopoli nel comune di San Ferdinando, allestita dalla Regione Calabria.

di Antonino Calopresti

calopresti.antonino@libero.it