D&G cala il sapario e Napoli sono io

“Spesso una conversazione diventa davvero allegra e sincera quando gli ospiti si trovano già nell’ingresso, per mettersi la giacca.” 

E’ stato bello, va detto, vedere due artisti internazionali che stringono la mano ad un quartiere, ad una città. Vederli prendere il caffè negli stessi posti dove la mattina le persone parlano del mondo che non possono conoscere. Come lo era quando spagnoli, francesi e normanni vennero a leggere le onde del mare, ad ascoltare le storie della spuma del golfo che trasformava onde in sirene per poi prendersi il sonno e la fantasia dei napoletani, è stato bello.

Ed è stato stupendo anche vedere movimenti bancari muoversi per una festa privata e infinitamente delicata, un privilegio. Chiediamoci anche perchè non abbiamo ricevuto il privilegio dell’informazione pubblica del paese intero e perchè nessuno ha tutelato questo diritto. Ma non è forse un paradosso che chi è in alto pensi a quelle altezze e chi più in basso a tutto il resto? Saremmo degli illusi a pensare che due stilisti possano cambiare le cose in una città (in ripresa quantomeno) disastrata dalle poche visite di una nazione assente. Infatti ringraziamo. Ecco quindi che a voler guardare in alto, tutto questo clamore per cose che sono sempre esistite a prescindere dalla moda può solo portare gioia e ammirazione; ma a guardare in basso nessuno a pensato di rivolgere attenzione a chi in questa città sopravvive, le piccole imprenditorie, editorie, associazioni, giovani, università, attivisti?

In un famoso film della Loren degli anni sessanta, la bellissima attrice interpretava una donna del popolo napoletano che fu accolta alla corte degli spagnoli in un bellissimo banchetto regale perchè fortemente voluta dal principe per la sua bellezza e intelligenza. La donna richiese che a quel banchetto potesse partecipare anche la parte più povera del popolo, in buona fede. In una delle scene fu chiara la violenza e l’orgoglio del pensiero napoletano: nonostante tutto noi non siamo in vendita. Non è in vendita la periferia, la gente che inventa un lavoro pur di arrivare a prendere un caffè negli stessi posti dove si vantano di aver passeggiato i visitatori, non è in vendita nemmeno il sipario che una volta calato nasconde tutte le imperfezioni di una città tenace, costruttiva, creativa. Ecco perchè non ci impressionano 15mila euro per il centro storico o i soldi pagati per la pubblica tranquillità. La cosa che spaventa della moda è che, anche avendo corsi e ricorsi, è effimera e passeggera, imperturbabile e irriconoscente. Per dirla in breve passa, come una febbre alta o un fortissimo scoppio di felicità, Napoli invece ha bisogno, da donna stupenda qual’è, di attenzioni costanti e di cura.

 

La mia gente ha sempre accolto gente dal mare ed è stato bello, ma Napoli sono io.

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"