Dalla Sibilla alla dea di Capua. Culti e templi della Campania antica

Al liceo Federico Quercia di Marcianise, c’è stato un incontro con il prof. Carlo Rescigno, dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, moderato dal prof. Giulio Coppola, sulla figura della Sibilla e sulle altre divinità che sono state protagoniste nel suolo Campano Antico. Questo incontro è stato fortemente voluto dal Dirigente Scolastico del Quercia, Diamante Marotta, sia per incentivare i ragazzi del liceo classico a conoscere la storia propriamente Campana, sia come complemento dell’alternanza-scuola lavoro svolta in collaborazione con i Museo Campano di Capua.

 

“Vorrei provare ad appassionarvi ad una storia molto antica, legata alla religione politeista. Una religione completamente differente dalla nostra, eppure la materia profonda dell’anima e del cuore, con la quale noi oggi ci rivolgiamo alla religione cristiana, spingeva gli antichi, che abitavano nelle nostre stesse regioni, a rivolgersi ad altre divinità, portando con se delle domande fatte di angoscia, speranze, di volontà di modificare il futuro , che sono le stesse che volgiamo noi al nostro Dio.”

Queste sono le parole con le quali esordisce il Prof. Carlo Rescigno e che catturano l’attenzione.

 

Le divinità nell’antichità avevano ciascuna un proprio tempio, situati sia nelle mura della città sia nelle campagne, quindi al di fuori delle mura. Esse dovevano proteggere la terra e sacralizzarla, tutto ciò serviva a proteggere gli uomini da eventuali attacchi e conquiste. Ecco, questo avveniva anche in Campania.

 

“Ma chi ci serba ricordo di tutte questo? Chi ricorda queste divinità? Io sono convinto, che se faccio dei nomi, tutti saprebbero riconoscerli per sentito dire o per tradizione. Noi viviamo in un mondo che è di tradizione classica. E’ possibile leggere un filo ininterrotto che dal mondo classico arriva quasi fino a noi. Se ad esempio dico Sibilla,- continua il prof. Rescigno- voi sapete che sicuramente è un termine antico. La potremmo prendere come testimonianza della presenza di divinità antiche in Campania.”

 

Il discorso è vertito su questa particolare figura e sull’importanza che ha avuto nei territori campani, affascinando tutti i ragazzi presenti ed anche i loro docenti.

 

Ma ora una domanda che da sempre ci siamo posti, chi è davvero la Sibilla?

Spesso ci troviamo ad usare questo termine per designare una figura che predice il futuro “in modo del tutto sconnesso”. Come ha precisato il Prof. Rescigno, è una profetessa, una veggente, i cui responsi venivano raccolti in libri e vennero continuamente interpolati, per poterli meglio adattare al contemporaneo. Dalla mitologia perviene che era la profetessa di Apollo e il suo culto campano aveva centro a Cuma.

 

Ed ancora, come questa figura è arrivata fin qui, ai nostri giorni?

La tradizione giudaico-cristiana è intervenuta nei libri sibillini, che parlavano di una sapienza tutta pagana, e ha introdotto una serie di responsi che facevano preannunciare alla Sibilla la grandezza del Dio cristiano.

Questo aveva reso ben vista la Sibilla alla tradizione cristiana, tanto che mentre altre divinità tramontano e vengono cancellate dall’affermarsi della religione cristiana, alcune figure pagane vengono salvate.

 

Il prof. Rescigno, poi, si è concentrato su due aree sacre della Campania: Cuma e Capua.

 

La dea Capuana, denominata Mater Matuta è resistita dalla fondazione della città, fino alla sua dominazione romana. Mater Matuta era fortemente legata alla fertilità, sia per permettere alle donne una prole generosa sia per la terra Capuana. Tutto ciò è attestato dalla presenza nel museo campano delle Matres, un collezione di reperti tufacei di donne, con in braccio dei bambini. Molto probabilmente era legato ad un culto molto antico, in cui queste donne donavano alla dea queste statuette rappresentanti il loro desiderio di fecondità.

 

Facendo capire quanto sia importante l’archeologia e la cultura del nostro territorio, che non sempre viene apprezzata quanto dovrebbe e sottolineando il disagio che si viene a creare quando mancano i mezzi e le personalità per gestire i musei, ha sensibilizzato i giovani ad appassionarsi e a far vivere questa cultura.

 

di Flavia Trombetta