Croce Rossa: una scelta di vita

 

Volontari del Comitato C.R.I. di Itri in servizio ad Amatrice

A seguito del devastante sisma che ha colpito l’Italia Centrale lo scorso 24 agosto, operatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine, delle diverse associazioni di Protezione Civile e di volontariato si sono mossi alla volta delle zone colpite al fine di soccorrere e supportare la popolazione.

Tra le fila degli esponenti del Terzo Settore, anche il Comitato di Itri della Croce Rossa Italiana si è attivato sin da subito per apportare il proprio contributo.

“Buongiorno a tutti. Purtroppo si è verificato un terremoto in Lazio, Marche ed Umbria, con seri danni ad Amatrice ed Accumoli. Segnalano molte persone sotto le macerie. Chi fosse disponibile a partire sin da subito, per un impiego operativo di almeno 72 ore, può comunicarlo a me o al Delegato alle Attività in Emergenza del Comitato e recarsi immediatamente in sede con la divisa operativa – Erano le ore 06:04 del mattino e siamo stati svegliati da questo messaggio WhatsApp del presidente Marco De Luca”.

Questo, l’inizio del racconto di uno dei soccorritori accorso ad Amatrice la mattina del tremendo sisma, un trentottenne dalla professione comune, il quale non vuole sia rivelato il suo nome, perché gli piace essere identificato come un soccorritore della Croce Rossa Italiana e basta, a sottolineare la meritoria opera dell’organizzazione nel suo insieme: “i miei colleghi volontari, giovani e pensionati, padri o nonni, studenti e lavoratori, tutti indistintamente non hanno per un attimo esitato a sacrificare famiglia, professione e tempo libero per precipitarsi da chi, in quel momento, aveva perso tutto, qualcuno, anche il bene più prezioso, la propria vita o l’affetto di un familiare”.

Il volontario conosce bene l’importanza di principi quali solidarietà, umanità ed unità, sapere che c’è qualcuno in difficoltà spinge queste persone “comuni” a preparare in pochi minuti uno zaino con un cambio e qualche effetto personale e ritrovarsi pronti a partire verso qualcosa che non si conosce, qualcosa che potrebbe mettere in pericolo anche se stessi insieme a quanti necessitano di aiuto, ma non per questo ci si tira indietro, perché si è motivati e soprattutto preparati professionalmente ad operare in scenari calamitosi.

Ed è così che continua nel suo racconto: “Non ho avuto neanche il tempo di avvisare i miei familiari, l’ho fatto mentre ero in viaggio, perché perdere tempo significava togliere minuti preziosi per salvare anche una sola vita o alleviare anche un solo ferito, e questo non volevamo né potevamo permettercelo! Il viaggio non è stato certo semplice. I telefoni continuavano a squillare, le poche informazioni che pervenivano dalla radio ricetrasmittente non erano affatto positive. Durante il tragitto ci accompagnava il silenzio, assordante nei pensieri, nelle preoccupazioni! In fin dei conti non sapevamo cosa avremmo trovato! Incontravamo frequentemente altri mezzi di soccorso, altri colleghi, vigili del fuoco, protezione civile, polizia, carabinieri ecc.. Arrivati ad Amatrice lo scenario era purtroppo peggiore di quanto ci aspettassimo. Case divenute ammassi di calcinacci e strade irriconoscibili. Si faceva molta fatica a muoversi a causa dei tanti blocchi stradali, tanto che abbiamo impiegato circa tre ore per percorrere i 60 km che separano il campo base C.R.I. di Cittaducale (RI) dal centro del cratere sismico. Tra il grigio delle polveri e delle macerie, gli unici colori che notavamo erano quelli delle divise che distinguevano i soccorritori dei vari enti ed associazioni ivi accorsi sin da subito, varie tinte, per lo più sbiadite ed emblemi diversi, ma tutti UNITI con un unico obiettivo. Aiutare! Soccorrere! Alcuni di noi venivano impegnati per curare e trasferire i feriti, altri, invece dovevano ricomporre e traslare le decine e decine di vittime. Chi si occupava dei magazzini viveri e dei rifornimenti, lì a ricatalogare e stoccare i generi di primi necessità giunti anche ammassati come capitava. C’erano altre unità addette al trasporto dei volontari destinati a dare il cambio sul campo e permettere a chi ne avesse bisogno di riposarsi un po’, il minimo fisiologico. Siamo andati avanti per ore senza fermarci mai, fra direttive dei coordinatori, richieste di aiuto, feriti e, purtroppo, morti, tutto ciò mentre ulteriori scosse continuavano causando danni e panico. Più trascorreva inesorabile il tempo, più l’aria che si respirava diventava pesante, la fatica iniziava a farsi sentire, ma adrenalina e forza di volontà ci trainavano. Io, personalmente, sono rimasto sveglio 32 ore consecutive prima di riuscire a riposare, e, dopo soltanto sei ore ho ripreso servizio. Come me, anche gli altri miei compagni. Nessuno voleva fermarsi. Abbiamo dato tutto cercando di farci sempre trovare quanto più possibile pronti, lucidi ed apparentemente sereni. Alla morte purtroppo non potevamo rimediare in nessun modo. Abbiamo comunque cercato di restituire onore e dignità a quanti non ce l’avevano fatta, prendendoci cura dei loro corpi, custodendoli, aiutando nel loro riconoscimento, ricercandone familiari reduci, fin quando non è giunto il momento dell’ultimo saluto. Ancora adesso penso a qualcuno di loro, a quanto, delle loro vite, sono riuscito ad immaginare, ad intuire o a sapere. Ancora oggi ricordo lo sforzo, anche burocratico, per traslare insieme mariti e mogli, padri e figli o parenti. Ancora oggi ricordo le salme in quel momento sconosciute, che ho considerato e composto come fossero miei amici d’infanzia. In seguito, rientrato a casa, ho ascoltato i loro nomi sui giornali o in TV, ripercorrendo quell’ultimo viaggio. Che strazio. L’unica consolazione che porterò sempre con me è quella di averli restituiti all’affetto dei loro cari come se fossero miei cari, con la stessa cura che si dedica in vita!”

Mi preme un grande ringraziamento a tutti voi, volontari del Comitato C.R.I. di Itri che quel maledetto 24 agosto, ma anche nei giorni a seguire, non vi siete risparmiati, pure solo a rendervi utili per riordinare quel caos di materiali e generi alimentari arrivato all’improvviso ed imponente, pur senza essere tenuti a farlo, perché il vostro senso civico e morale l’avete mostrato ed applicato in silenzio!

La Croce Rossa Italiana non ha bisogno di presentazioni. È un’organizzazione che risponde a criteri di efficienza ed è strutturata per essere professionale, chi decide di entrare a farne parte lo fa per dedicarsi agli altri, per il desiderio di aiutare chi ne ha bisogno, di appartenere alla parte buona e pulita della società civile, consapevoli, nel caso, di dover sacrificare anche famiglia, tempo libero e svago.

Essere un volontario vuol dire essere formato ed operare con professionalità, umiltà e saperlo fare in gruppo. È il desiderio di crescere per se e per l’altro, di impegnarsi, di imparare a fare ed a non fare, perché è meglio saper cosa non fare che farla male e mettere in pericolo se stessi o gli altri. È una scelta di vita. Si può essere madri, padri, nonni, studenti, lavoratori ed allo stesso tempo anche cittadini attivi, pronti ad intervenire in ogni circostanza, ma senza dover improvvisare. La paura si vince con la cultura e la preparazione.

Il volontario è un piccolo grande “eroe”, uno straordinario eroe “comune”, col potere di cambiare il mondo grazie all’arma più potente: la solidarietà.

Aiutando gli altri, in fondo, in fondo, spesso si aiuta proprio anche sé stessi.

 

Federica Saccoccio

federica.saccoccio@yahoo.com

 

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