costituzione di parte civile nel processo Bidognetti‏

bidognettifotoFATE PRESTO: COSTUTITEVI PARTE CIVILE!

Appello alle istituzioni e alle associazioni affinché si costituiscano parte civile nel processo contro Bidognetti per disastro permanente

Recita l’enciclopedia Treccani: “Nel diritto processuale penale la parte civile è il danneggiato del reato (Vittima del reato) che decide di esercitare nel processo penale l’azione civile tendente a ottenere il risarcimento del danno. L’azione civile è facoltativa e disponibile, nel senso che in ogni momento del processo penale il danneggiato può revocare la costituzione di parte civile”. Ecco, queste sono poche righe per capire il senso di una questione che sfugge alla nostra pur larga comprensione e che sembra cozzare non solo con la logica delle cose, ma anche con un radicato senso di giustizia e indignazione cui l’opinione pubblica sente di aver diritto. Mi riferisco all’immane disastro della Terra dei Veleni e dei Fuochi offesa, forse per sempre, dal clan dei casalesi e dalla cattiva politica e in difesa della quale è stata forse posta la prima pietra con il rinvio a giudizio per Bidognetti e altri 21 imputati affiliati al clan dei Casalesi e dei Mallardo per “disastro permanente con picco della contaminazione delle falde entro il 2064”.

Parole che lasciano basiti e al tempo stesso descrivono “l’apocalisse” che  il nostro territorio ha dovuto subire e i tempi difficili che ci aspettano. Nell’atto di rinvio a giudizio i magistrati hanno indicato come “persone offese”: la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Ambiente, la Regione, le province di Napoli e Caserta e il comune di Giugliano in Campania, soggetti che, in virtù di quanto detto poco sopra, dovrebbero, o per meglio dire avrebbero il dovere civico e morale di costituirsi parte civile nel processo. Tra questi solo il comune di Giugliano e i legali di Sos Impresa si sono finora costituiti, mentre per tutti gli altri soggetti Istituzionali indicati tutto tace (forse si sentono più che offesi, responsabili e/o conniventi di questo disastro?)

Per la costituzione in giudizio c’è tempo fino al 13 marzo, ma perché aspettare fino all’ultimo momento con il pericolo di commettere errori che potrebbero far sì che i soggetti incriminati possano eludere i sacrosanti risarcimenti scegliendo la comoda strada del giudizio abbreviato? Perché questa attesa di fronte alle risultanze dell’indagine secondo la quale in 20 anni sarebbero state sversate 900mila tonnellate di sostanze inquinanti ad altissimo impatto ambientale? Eppure gli studi in materia parlano chiaro: l’avvelenamento ambientale causato dall’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi continuerà ancora per molti anni, raggiungendo il suo apice nel 2064, quando interesserà le falde. Cosa serve ancora per scuotere le coscienze? Abbiamo patito la secretazione dell’interrogatorio di Schiavone, nuovo oracolo dei nostri giorni sulla cui affidabilità si possono nutrire  seri dubbi, ma che  avrebbe dovuto scatenare un’ immediata reazione da parte dello Stato e invece nulla, silenzio per 20 anni. Un silenzio “gommoso” e oscuro che ha fatto sì che le amministrazioni, alcune consapevoli perché colluse, altre no, accordassero permessi di costruire su zone a fortissimo inquinamento ambientale, con l’ovvia e prevedibile, perciò criminale, impennata della patologie tumorali la cui esistenza non può essere più nascosta e peggio ancora mistificata da un ministro dello Stato, appena riconfermato, che invece di tutelare la salute, tira fuori corbellerie degne di uno sciocco che non sa quello che dice.

Per tutto questo, per il rispetto di coloro che hanno perso la vita, per coloro che stanno per perderla e per tutti i cittadini della nostra terra che hanno il sacrosanto diritto di vivere un avvenire il più possibile sereno, reclamiamo a gran voce la necessità, ancor prima che l’opportunità, per le “Istituzioni” di costituirsi parte civile nel processo nei confronti di Bidognetti & company, perché non farlo equivarrebbe ad ammettere la propria “omertà”, e condannare a morte due volte una popolazione ignara. Inoltre, a nostro avviso, si rinnoverebbe un patto connivente di sudditanza ai clan. Ricordando che costoro sono  persone della peggior specie che non hanno esitato ad avvelenare la loro terra e a compromettere seriamente il futuro dei loro concittadini per un mucchio di soldi che puzzano di veleno e di morte. Anche le associazioni però sono chiamate in causa e, del resto, come potrebbero esimersi. Ci rivolgiamo a Legambiente, Federconsumatori, Libera, Wwf, solo per citarne alcune. Ma anche il modo delle imprese è chiamato i causa: ci sono anche i rifiuti dell’Acna di Cengio, per cui è necessario distinguere tra buoni e cattivi, tra chi decide di smaltire secondo le leggi e chi invece decide di risparmiare e di commettere, in pratica, degli omicidi a scoppio ritardato. Tutto il Paese dovrebbe costituirsi parte civile, per l’offesa alla dignità umana perpetrata da individui e istituzioni che hanno spento sogni e amori di una parte di popolazione che era inconsapevole di vivere in una regione che oramai non può più essere definita “campania felix”.

Francesco Romeo

L’E.C.O. Fascia costiera

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.