Core Napulitano

napolicanzoneRubrica alla riscoperta della napoletanità.

A cura di Fulvio Mele

‘A canzone

Quanno nascette ninno

Versi e musica di Sant’ Alfonso Maria de’ Liquori.

Quanno nascette Ninno a Bettelemme,
era notte e parea miezzojuorno.
Maje le stelle, lustere e belle,
se verettero accussì!
La cchiù lucente
Jette a chiammà li Magi a lu Oriente.

Non c’erano nemice ppè la terra,
la pecora pascia cù lu lione.
Cò le caprette se verette
Lu lioparde pazzià,
l’urzo e ‘o vitiello,
e cu’ lu lupo pasce ‘u pecuriello. (…)

“Quanno nascette ninno” fu scritta dal santo napoletano Alfonso Maria de’ Liquori nel dicembre del 1754, durante la sua permanenza nel convento della Consolazione, in provincia di Foggia. Il motivo venne scritto in 6/8 ed in lingua napoletana affinché tutti potessero capirne il significato, e  fu pubblicato solo nel 1816 con il titolo “Per la nascita di Gesù”. In seguito la canzone subì varie modifiche, per poi essere trascritta in italiano con il titolo di “Tu scendi dalle stelle”, che diverrà il canto natalizio per antonomasia e lo stesso Giuseppe Verdi sosterrà a riguardo che «Non è Natale senza Tu scendi dalle stelle» .

 

‘O pruverbio

Adda’ fernì!” Dicette chillo ca’ ruciliava p’ ‘e scale.
“Dovra pur finire!” Disse quello che ruzzolava per le scale.

 

‘O ssapevi ?!

Il presepe per i napoletani è sacro.

Nella famosa commedia di Eduardo de Filippo “Natale in casa Cupiello”, Lucariello chiede ripetutamente al figlio -Te piace ‘o presepe?- non accettando che la passione per l’ arte presepiale non venisse condivisa dalla propria famiglia.

L’amore dei napoletani per il presepe risale al tempo dei Borbone. Carlo III di Borbone adorava costruire il presepe, così tutto il popolo iniziò a seguire il suo esempio. Non è un caso se a Napoli, a San Martino, è custodito il Presepe Cuciniello, il più grande del mondo. Il secondo presepe al mondo si trova a San Paolo di Brasile, nel Museu di Arte sacra, ma lì portato da Napoli nel 1939 da Ciccillo Matarazzo. Tra i presepi più antichi della città ricordiamo quello costruito nel 1478 dai fratelli Alemanni, per la chiesa di San Giovanni a Carbonara, esposto al Museo di San Martino e il presepe di marmo del 1475 di Antonio Rossellino, visibile a Sant’Anna dei Lombardi. Tuttavia solo dal 700 si iniziarono a delineare i caratteri di quel che poi sarebbe stato il presepe moderno, grazie al frate domenicano Gregorio Maria Rocco. Facendo leva sul sentimento religioso, egli pensò di risolvere il problema dell’ oscurità delle strade napoletane, incentivando la realizzazione di migliaia di edicole votive, ed esortando la gente ad abbellirle con rappresentazioni della Natività. Così la ricostruzione non era più inserita all’interno del contesto originale di Betlemme, ma era una natività integrata nella quotidianità napoletana: il macellaio, la lavandaia, il pescivendolo etc..

Oggi è possibile ammirare tutto ciò lungo la suggestiva San Gregorio Armeno, tappa obbligatoria per chi vuole respirare l’atmosfera natalizia di Napoli!

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"