COPERTINA – Rocco Hunt: «È nu juorno buono»

Rocco Hunt

Rocco Hunt: «Quando un ragazzo del Sud ce la fa, ce la fa due volte. “Nu Juorno Buono” è stata la rivoluzione di un genere»

 

Se credi di trovare negli occhi di Rocco Hunt la superbia del successo sei completamente fuori strada. Rocchino, così chiamato dai suoi Hunters, ha la consapevolezza di essere un qualsiasi ragazzo del Sud che ce l’ha fatta, credendo nella sua arte, credendo in se stesso. La sua canzone è diventata un inno alla positività per terre difficili come le nostre, dove c’è chi soffre, chi lotta per non morire e chi non ce la fa. La forza di “Nu Juorno Buono” sta nella verità della canzone stessa, in un testo che racconta quanto sia difficile, e a volte macabra, la vita in questa lingua di fuoco ma al contempo quanto sia forte un popolo che ha la forza di affrontare, o quantomeno mascherare, certe difficoltà sempre con sorrisi e semplicità. La canzone sprona ad abbattere insulti e pregiudizi tra Nord e Sud, a costruire sogni e progetti sulla “Terra del Sole” perché non è tutto marcio come sembra e la nostra speranza non è ancora morta, né intende lasciarci. “Nu Juorno Buono” piace perchè è un grido di riscatto, a cui l’Italia e il mondo non possono rimanere indifferenti.

Rocco Hunt mette in risalto in maniera artistica una problematica di cui già ne hanno parlato tanto i media ma con il merito di far coesistere la strage con la vita ed il riscatto che grazie alla personalità di un popolo come il nostro è possibile raggiungere. Presente al teatro Trianon di Napoli, RH promette di essere attivo su queste terre, sperando che la sua musica possa essere di ulteriore aiuto per chi realmente crede che “questo posto non deve morire”…

 

Rocco Hunt e Fabio Corsaro
Rocco Hunt e Fabio Corsaro

 

La tua musica è speranza per molti ragazzi. Non credi che il conscious rap possa rappresentare una nuova strada per la musica contemporanea?
«Sì, io credo che questo genere sia importante. In America non dimentichiamo che l’hip hop ha cambiato il modo di pensare ed ha aiutato l’emancipazione di un popolo in una guerra razziale. Quindi possiamo ben sperare per questo nuovo genere, questo nuovo modo di lanciare un messaggio. Come accaduto in America tanti anni fa, speriamo che questa sia l’occasione per avere pure in Italia un genere che faccia da vessillo per le classi sociali meno fortunate».

Cosa significa raggiungere il successo a 19 anni in una terra che dà poche opportunità?
«Ti racconto un aneddoto. In un discorso con un tassista a Milano, lui mi chiese di dove fossi e io risposi che vengo da Salerno. E lui continuò dicendomi “Quando un ragazzo del Sud ce la fa, ce la fa due volte”. E mi sa proprio che ha ragione il tassista perché quando un giovane meridionale vince, vince davvero due volte perché combatte prima contro il male della sua terra e poi il resto della nazione che non fa altro che acutizzare il male della sua terra. Parlano del fatto che Rocco Hunt abbia abbracciato tutti all’Ariston ma non sanno che io quel Festival di Sanremo l’ho vinto 5 volte quella sera. Dovevo abbracciare tutti: tutta la gente del Sud accorsa sotto al palco, quindi tutta la mia famiglia».

Ti senti il rappresentate della musica napoletana oggi?
«No, assolutamente. Io mi sento forse il rappresentate della musica rap in quanto sono riuscito a portarla su un palco sul quale se facevi rap un paio di anni fa ti guardavano sbalorditi e a bocca aperta. Appena è partito “Nu Juorno Buono” tutti erano in festa, è stata la rivoluzione di un genere. Mentre la musica napoletana vanta grandi esponenti che hanno fatto la storia di questo tipo di arte. Non devo io a 19 anni rappresentarla in questo momento».

Ritrovi nella tua musica analogie con la tradizione musicale napoletana?
«Certo, la mia musica viene un po’ da lì. Il mio è forse un rap melodico. Dire che “Nu Jurono Buono” appartiene solo al rap è limitativo perché ci sono le strofe rap però il ritornello sfuma un po’ in un’atmosfera melodica. Unisco le strofe di Nas (uno dei migliori rapper della storia ndr) e il ritornello di Pino Daniele».

 

Rocco Hunt
Rocco Hunt

 

Con “Nu Juorno Buono” hai voluto lanciare un chiaro messaggio. Ora cosa intendi trasmettere col nuovo album “’A verità”?
«Lo dice stesso il titolo perché proprio grazie a testi veritieri e semplici ho vinto a Sanremo. L’obiettivo quindi è di continuare ad essere me stesso: questa è stata la chiave vincente. Speriamo che con questo nuovo album possiamo lanciare sempre più messaggi, rappresentando sempre più persone e togliermi magari anche qualche soddisfazione personale».

Tanti impegni, tanti concerti in programma. Però un tour sulla terra del Sole lo vuoi fare?
«Magari. Spero di poter ritornare spesso in queste zone, anche se in molte già ci sono stato: oggi sono a Napoli, 10 giorni fa ero a Salerno, sono stato poi a Frattamaggiore e abbiamo fatto tante date poco tempo fa a San Cipriano d’Aversa, a Casal di Principe in territori quindi martoriati. Spero di farne molti di più ma ci tengo a sottolineare che sono molto molto attivo sul territorio».

A Castel Volturno ci vieni?
«Certo, spero che ci siano le condizioni quanto prima per venire in un territorio tanto importante. È nu juorno buono».

di Fabio Corsaro

Tratto da Informare n° 132 Aprile 2014

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!