COPERTINA – Raffaele Cantone, parola d’ordine: «Fare rete»

Raffaele Cantone

Intervista esclusiva al magistrato Raffaele Cantone: «Lavorare al tribunale di Napoli Nord sarebbe la scelta migliore»

 

Abbiamo ricevuto una grande disponibilità da parte del magistrato Raffaele Cantone a concederci una esaustiva e costruttiva intervista inerente, sia a tematiche nazionali con ricadute inevitabili anche a livello locale, sia a tematiche legate strettamente al nostro territorio. Lo ringraziamo sinceramente per tutto il tempo che ci ha dedicato.

Cantone sarà procuratore aggiunto alla Procura del neonato Tribunale Napoli Nord?
«Io ci terrei particolarmente, nel senso che ho fatto domanda come procuratore aggiunto e ovviamente sarei ben felice che tutto questo accadesse, ma questo non dipende da me, ma dal Consiglio Superiore della Magistratura… Se potessi scegliere tra le opportunità che ho, per me Napoli Nord rappresenterebbe la scelta migliore… Ho sempre pensato che quel Tribunale era un’occasione di rilancio del territorio, perchè il Tribunale ha una capacità di generare indotto ed è un grande occasione di “sprovincializzazione”; rispetto a Napoli noi siamo sempre stati “la provincia” che spesso ha avuto molti più problemi di Napoli, ma con una minore attenzione. Quando la provincia diventa l’oggetto principale di un Tribunale tutto ciò cambia completamente la prospettiva, perciò sono sempre stato favorevole al Tribunale di Napoli nord. Mi avrebbe fatto piacere che fosse istituito a Giugliano, non per ragioni campanilistiche, ma perchè credo che sarebbe stata un’occasione di rilancio per un territorio che ha pagato tanto sul campo ambientale, per le infiltrazioni mafiose e per una classe dirigente inadeguata. Non credo che le ragioni campanilistiche devono andare oltre, quindi, devo dare atto ad Aversa, alla politica e agli amministratori locali, di aver trovato una sede prestigiosa in tempi rapidi ed essere riusciti a far partire il Tribunale nonostante gli enormi problemi economici. Se mi daranno l’occasione, andrò con un grande entusiasmo. In tempi brevi dovrebbero decidere. Ciò per noi è una ottima e importante notizia, perché vorrà dire che a breve avremo un’ulteriore personalità di riferimento a difesa del territorio».

 

da sx: Domenico Ciccarelli, Angelo Morlando e Raffaele Cantone
da sx: Domenico Ciccarelli, Angelo Morlando e Raffaele Cantone

 

Il miglior Ministro della Giustizia potrebbe essere un magistrato?
«Io credo che la scelta fatta dal Presidente della Repubblica abbia una serie di ragioni di opportunità: prima di tutto, guardando al passato, cioè agli ultimi trent’anni, i ministri più bravi sono stati tecnici e non politici. In assoluto, secondo me, il miglior ministro della giustizia è stato il ministro Martelli che era un politico; anche se discusso e chiacchierato è stato un grande ministro perché si è attorniato di uomini eccezionali. La miglior legislazione antimafia in assoluto, nel mondo, è stata fatta da Martelli che era un politico che allora fece storcere il naso a molti… Ma ha saputo svolgere il suo ruolo politico ottimamente perché si è fatto affiancare da tecnici di altissimo livello, ad esempio Giovanni Falcone, ma non solo. Poi ha saputo supportare il lavoro svolto dai tecnici e lui fu in grado di farlo. Credo che un ministro politico intelligente sia una scelta di grande livello, perché si tratta di individuare i temi e farli passare nel e dal Parlamento. Il Ministro della Giustizia non rappresenta solo il mondo della Magistratura, ma rappresenta un Servizio a cui fanno parte tantissime altre persone. È ovvio che è sbagliato sostenere a priori che un magistrato non può fare il ministro. Ci sono delle contrapposizioni che hanno bisogno di essere superate cercando di diminuirle con l’aiuto della Politica con la “pi maiuscola”. Quando tutto ciò sarà superato, io credo che non ci saranno più difficoltà affinché un magistrato faccia il Ministro. Oggi non sceglierlo ha motivi di opportunità».

Lei ha nominato Martelli e quel periodo storico… Le chiediamo cosa ne pensa, quindi, del possibile patto Stato – Mafia ?
«Credo che in quella vicenda ci siano state sicuramente delle cose ancora oscure, nel senso che ci sono state delle stranezze oggettive per lo stesso omicidio Borsellino che, apparentemente, non ha nessuna giustificazione mafiosa; infatti, fu un omicidio che fu il vero grande danno alle mafie, perché subito dopo ci fu il “41bis”, in assoluto l’azione più dannosa per le mafie. Un omicidio che ha elementi inquietanti. C’è un fatto difficile da spiegare: perché si passa da una stagione stragista così avanzata e, da un giorno all’altro, si ferma tutto. Si ferma tutto dopo un attentato non riuscito; in verità non si sa se non riuscito causalmente o volutamente, cioè l’attentato allo stadio Olimpico di Roma, quando fu messo un quantitativo enorme di esplosivo che doveva uccidere oltre 100 rappresentanti delle forze dell’ordine. Si è fermato causalmente ? Mi sembrerebbe difficile da sostenere. Io credo che in quel momento si è verificato certamente qualcosa. Non so se emergerà la verità dalle indagini giudiziarie, purtroppo, costellate da grandi polemiche che non ci sarebbero dovute essere. Anche dall’impostazione che è stata data in maniera un po’ confusa. Tre vicende per tre trattative diverse: la prima fatta a cavallo dell’omicidio Lima; un’altra prima dell’omicidio Borsellino e l’ultima dopo l’omicidio Borsellino. Il livello probatorio mi sembra abbastanza labile per alcune dichiarazioni che si basano sulle dichiarazione del sig. Ciancimino che sono da prendere quanto meno con le molle. Non so se dal processo uscirà la verità. In quella fase qualcosa si è verificato, cioè qualche tentativo di abboccamento tra pezzi delle istituzioni e pezzi della mafia credo ci sia stato».

Le Istituzioni, quindi, non sempre rappresentano i cittadini per mancanza di fiducia. Per chi, come Lei, invece, crede nelle Istituzioni sane, cosa significa la responsabilità di rappresentare tante altre persone? È un peso oppure è un’opportunità?
«È un peso, ma il nocciolo è dire le cose come stanno. Oggi, se non si dicono cose eclatanti non si viene presi in considerazione. Il tentativo di ragionare non fa parte più delle intenzioni dei media che vogliono la notizia sparata. Fiducia nelle Istituzioni ? Ma nelle Istituzioni ci sono anche gli uomini e ci sono tanti uomini che hanno lottato per la verità, quindi, possiamo parlare di pezzi delle Istituzioni sane e pezzi che lavorano al contrario. Ciò è un prodotto tipico della democrazia italiana e occidentale in generale. Scandali si sono verificati ovunque. Una democrazia sana è in grado di mettere in campo gli anticorpi. Su questo punto non siamo ancora una democrazia matura capace di mettere in campo tutti gli anticorpi. Ciò ha comportato che la maggior parte delle questioni siano state delegate alla magistratura e ciò è sbagliatissimo, perché ha svolto un compito di supplenza rispetto a quello che doveva essere anche la delega al potere politico a fare chiarezza. Le commissioni parlamentari di inchiesta, che pure in passato hanno svolto ruoli importantissimi, negli ultimi periodi fanno attività puramente notarile, cioè prendono gli atti giudiziari e dicono cosa dicono gli atti giudiziari. Ma non è questo il loro compito. È sbagliato non avere fiducia nelle Istituzioni, perché ci sono ampi pezzi delle Istituzioni che fanno il proprio dovere a scapito della propria incolumità individuale. Ci sono pezzi deviati, ma di tutto ciò non se ne può occupare solo la magistratura».

 

Raffaele Cantone
Raffaele Cantone

 

Come ne usciamo ?
«Queste sono anche scelte politiche. La discontinuità su questi aspetti va richiesta alla politica. È evidente che il cambiamento della politica diviene un elemento fondamentale. Sbagliamo se pensiamo che la riforma di una società possa avvenire per via di colpi giudiziari. Abbiamo visto che Tangentopoli non ha avuto l’effetto positivo sperato e ha finito per rafforzare i poteri che voleva attaccare. La speranza è che, prima o poi, si entri in una nuova fase politica di riforme e responsabilizzazione. Su questo però anche i cittadini non fanno il loro dovere fino in fondo. Il voto di scambio, ad esempio… Se una persona vende il proprio voto per 10, 20, 30 euro non ce la possiamo prendere solo con chi i voti li compra, ma anche con chi li vende…».

Una appello ai cittadini del nostro territorio
«I cittadini del nostro territorio sono stati per troppo tempo in silenzio. Oggi urlano passando da un eccesso all’altro. Questa sensazione di volontà di rivolta, spero permanga, ma che passi più all’aspetto razionale che non a quello irrazionale. Non abbiamo bisogno di Masaniello, ma di ragionamenti; abbiamo bisogno di creare condizioni stabili, perché le rivoluzioni che durano una giornata non servono a nulla. In questo momento c’è una grande energia che viene dal territorio che però rischia di affievolirsi con un tratto tipico dei campani, cioè quello di passare dai grandi entusiasmi alle grandi delusioni. L’appello è: approfittiamo di questa grande occasione per trarne risultato. Già il tema di Terra dei Fuochi sta completamente perdendo, dal punto di vista mediatico. Il risultato sarà che questo territorio non avrà nulla».

Cosa si aspetta Raffaele Cantone da Informare e quale augurio ci fa…
«La nostra realtà ha sfortunatamente ancora un bassissimo livello di conoscenza, rispetto a tutto quello che realmente accade. L’augurio è quello di riuscire davvero a informare, perché credo che sia la vera base della democrazia. Vi aspetta un’opera ai limiti dell’impossibile, soprattutto perché stanno diminuendo sempre di più le copie vendute e ancor di più quelle effettivamente lette… Però, credo che se pure 10 persone su 100 riescono a leggere è già un grande risultato. La cultura è un meccanismo che si espande a macchia d’olio. Più persone sono interessate, più persone diventeranno interessate. L’augurio è quello di rispettare il vostro titolo, cioè riuscire ad informare…».

Un augurio e un consiglio di cui ne faremo tesoro, rinnovando ancor di più i nostri sforzi.

 

Il punto della situazione dopo il decreto Terra dei Fuochi

 

Nell’aggiornamento del Codice dell’Ambiente c’è anche un nuovo capitolo inerente al danno e ai reati ambientali. Restiamo un po’ sconfortati nel cambiamento del Ministro dell’Ambiente sperando che non si debba ripartire da zero.
«L’iniziativa in materia non dovrebbe avere rallentamenti, anche perché l’ex Ministro dell’Ambiente è attualmente in una posizione migliore in qualità di Ministro della Giustizia; ciò è dimostrato anche dal fatto che nei giorni scorsi alla Camera è stato approvato il Disegno di Legge sui reati ambientali. Sono molto più preoccupato sul tema della Terra dei Fuochi, perché il cambiamento del Ministro rischia di essere un disastro. Secondo me, vanno introdotti i reati penali dove è necessario, ma per inadempienze formali non si dovrebbero emettere sanzioni penali, altrimenti si creano solo ulteriori meccanismi di controllo burocratico sulle attività imprenditoriali. Bisogna creare meccanismi di controllo che siano realmente tali da preoccuparsi dell’offesa dell’ambiente».

Cosa pensa anche del riconoscimento del danno ambientale? Non ritiene che, con la legge attuale, sarà praticamente molto difficile averla vinta ?
«Sul danno ambientale, inteso come azione risarcitoria, mi trova d’accordo e si potrà avere un’accelerazione, anche perché il ministro Orlando è un politico e ha tutto l’interesse ad intestarsi un riforma epocale in merito».

 

Raffaele Cantone
Raffaele Cantone

 

Leggendo anche i suoi libri, emerge chiaramente una certezza: dove vanno i soldi si trovano le mafie. Con la nuova legge regionale sui rifiuti che rimodula gli ATO e restituisce le competenze ai Comuni e sugli stanziamenti a pioggia per le bonifiche, non si rischia di preparare una tavola imbandita ai malavitosi, sia politici, sia mafiosi? Non si rischia di spendere tanti soldi senza reali benefici per il territorio?
«Le posso dire cosa penso io personalmente. Sulla vicenda Terra dei Fuochi c’è stata una semplificazione eccessiva di una serie enorme di problemi che si fa a fatica a spiegare. È come dire ecomafie. Dentro ci trovi di tutto. In Terra dei Fuochi ci trovi tutto, ma poco che abbia a che vedere con i fuochi. C’è stata un’assoluta mancanza della politica locale. Un arretramento clamoroso della politica degli Enti locali che si sono nascosti affermando che il problema era insormontabile. La Regione ha fatto qualcosa; Caldoro è stato presente ma non ha mai detto: partiamo e facciamo! Le emergenze non devono essere il modo per fare affari, ma servono a risolvere i problemi. Quando le emergenze sono state gestite bene, sono state volano per lo sviluppo. Se fai arrivare soldi e questi servono per rimettere in moto il meccanismo, è positivo. Questo meccanismo gli economisti lo chiamano effetto moltiplicatore. Se i soldi li disperdi in mille rivoli con piccoli interventi per favorire piccole realtà locali, dividendo le cifre a tal punto da farle divenire praticamente nulle, non ci sono effetti benefici per il territorio. Se dovessi fare un pronostico basato sul passato, sono molto pessimista. Gli enti locali si devono riappropriare del loro ruolo. Non si può lasciare ad un sacerdote (a cui va tutta la mia stima, considerazione e ringraziamento) la conduzione della battaglia; Patriciello ha svolto un ruolo fondamentale quando si è trattato di denunciare; ora gli altri si devono assumere le responsabilità; non si può chiedere a Patriciello cosa fare. Bisogna stare molto attenti su chi gestirà i soldi delle bonifiche. In questo momento storico, la possibilità di gestire i soldi si accavalla con la prossima campagna elettorale per le elezioni regionali campane. Con il rischio che queste attività potrebbero essere gestite con una logica politica e non secondo le reali esigenze del territorio. Se un comune ha pochi abitanti, quindi, è poco ambito da un punto di vista elettorale; ciò non significa che può essere abbandonato se ci sono problemi. E ciò senza far entrare in gioco una logica o dei sospetti di disonestà: bisogna preoccuparsi dei problemi e non dei voti. Le esperienze del passato in merito sono preoccupanti».

Portiamo una richiesta di gruppi di commercianti dei centri storici che hanno denunciato estorsioni da oltre dieci anni e si sono trovati abbandonati dalle Istituzioni.
«È un’altra delle occasioni perdute. Alcuni commercianti e imprenditori hanno avuto coraggio nel fare le denunce. Era l’occasione per “fare rete”, perché, pensare che il piccolo commerciante (al quale si impone il pane, lo zucchero o il caffè) possa andare a fare la denuncia, è un’ipotesi illusoria. Non è questo il punto per risolvere il problema. Molte associazioni di categoria si sarebbero dovute far carico di questo problema. Non si possono solo occupare di come si pagano le tasse, quindi, hanno svolto un ruolo molto modesto e impaurito».

Credo che bisogna smettere di dire ai giovani: dei vostri problemi vi dovete occupare voi ! Non si può dire: voi siete il futuro e dovete risolvere i problemi. È ridicolo dare ai giovani queste prospettive, soprattutto per i giovani del nostro territorio. Non li vogliamo gravare anche con queste responsabilità. I veri responsabili di ciò che accade oggi e coloro che hanno distrutto il futuro dei giovani, sono le nostre generazioni che si devono far carico di risolvere i problemi senza pensare minimamente di delegare i giovani. Bisogna dargli sicuramente degli stimoli: provate a capire! Non è un problema di impegno, ma un problema di comprensione. I ragazzi sono spesso disinteressati, anche perché sono disincantati, pur avendo strumenti eccezionali di conoscenza con i nuovi strumenti informatici. Se si vuole cambiare, noi abbiamo sicuramente le nostre responsabilità, ma loro non devono essere passivi, perché rischiano di aspettare qualcosa che non arriverà MAI!

di Angelo Morlando

Tratto da Informare n° 131 Marzo 2014