COPERTINA – Quando Napoli pianse un altro mito: Luca De Filippo

Luca De Filippo

Muore all’età di 67 anni il noto attore teatrale napoletano, emblema del Natale di un’intera città. Ad Informare ha rilasciato la sua ultima intervista

 

Per te, caro lettore che ti stai chiedendo di ricordare chi fosse Luca De Filippo, sono queste righe di presentazione. Leggile, comprendile e tienile fisse nella tua mente, questo personaggio non può essere trattato come si fa con una qualsiasi dipartita celebre. Non a Napoli, almeno.

Luca De Filippo nasce a Roma il 3 Giugno del 1948, figlio del celebre Eduardo De Filippo e dell’attrice Thea Prandi. Nel suo patrimonio genetico era già tutto scritto: suo nonno, Eduardo Scarpetta, è stato uno dei più celebri attori e commediografi di fine ‘800, inventore della maschera di Felice Sciosciammocca (spesso indossata anche da Luca), i suoi zii, Peppino e Titina De Filippo, compaiono tra le più grandi firme teatrali e cinematografiche della storia, e, infine, suo padre, Eduardo, non ha bisogno di presentazioni.

Viene ormai considerato un cult il suo battesimo teatrale. Per un ciclo di riprese teatrali, a scopo televisivo, il padre scelse di portare in scena una commedia del nonno, “Miseria & Nobiltà”, affidando a Luca, di appena 7 anni, la parte del piccolo Peppeniello. Prima dell’inizio dello spettacolo, il padre lo presenta al pubblico dicendo: «Spero che questa commedia sia la pedana di lancio di mio figlio come lo è stata per me. Non è un ragazzo prodigio, è un bambino come tanti altri, ma ha avuto la fortuna di stare insieme al suo papà dietro le quinte, quando scrive le commedie. Mi fa compagnia e per me è un dono che ho avuto dal Signore perché questo qua (accarezzandolo) è un mio carissimo amico». Tredici anni dopo avviene il vero debutto, all’età di vent’anni calca le scene con la compagnia paterna nella commedia “Il figlio di Pulcinella”, presentandosi con il nome di Luca Della Porta, scelta voluta dal padre che voleva evitare calunnie di favoritismi. Vero coprotagonista di Eduardo, continua a presenziare al suo fianco nelle versioni più celebri dei testi paterni, acquisendo esperienza e visibilità. Dopo la morte del padre, nel 1984, inizia ad intraprendere un proprio cammino che lo porterà anche al cinema in “Come te nessuno mai”, insieme ai fratelli Muccino, senza mai abbandonare il primo vero amore: il teatro. Negli ultimi anni è stato impegnato nella riscoperta e riproposizione del patrimonio culturale donatoci dal padre, riportando sulla scena i testi più significativi e vincendo una lotta per l’istituzione di una scuola nazionale di teatro a Napoli che, anche se non compariva sulla sua carta d’identità, rimaneva e rimane tutt’oggi la sua terra.

Te piace o’ presepio?” Oggi è difficile dire quel “no” detto con tanta ironia e dispetto che ogni Natale si sente dalle finestre di tutte le case napoletane, tra una fragranza di roccocò e un forte odore di capitone. La nostra città aveva ancora le guance rigate dal pianto per il lutto che una notte di Gennaio l’ha fatta sobbalzare, facendole iniziare il nuovo anno sulle note di una chitarra che non suona più, e aspettava il Natale per riprendersi, come ogni anno, di fronte ad una commedia. Oggi le lacrime tornano a scorrere sulle guance di Napoli e il motivo risiede in una delle sue famiglie.

La famiglia Cupiello, una famiglia di 976.302 componenti, piange la morte di Tommasino, loro primogenito maschio, detto “Nennillo”“Natale in casa Cupiello” non è una semplice commedia, è un patrimonio culturale e genetico che ciascuno di noi porta nel proprio animo. Tutte le famiglie napoletane a Natale diventano famiglia Cupiello, un po’ perché questa è la precisa sintesi di tutti i riti e le tradizioni che secolarmente incorniciano questo periodo, un po’ perché tutti noi grazie ad una televisione ci sediamo a tavola con loro, come una vera famiglia napoletana al completo. Da quest’anno una sedia intorno alla “tavuliata” rimarrà vuota.

 

Luca De Filippo
Luca De Filippo

 

Luca De Filippo, maestro e pezzo di storia del teatro partenopeo, ci ha lasciati all’età di 67 anni per un male incurabile. In tournèe con la commedia paterna “Non ti pago”, già qualche settimana fa dovette ricoverarsi a causa di quella che fu definita una discopatìa. Obbligato ad annullare la serie di spettacoli decise di non mettere fine alle rappresentazione facendosi sostituire, da vero uomo di teatro, da Gianfelice Imparato, perché, come dicono gli Inglesi, The Show Must Go On (lo spettacolo deve continuare ndr). Passa del tempo, si inizia a credere in una riabilitazione e poi arriva la notizia che spiazza tutti: un male incurabile fa calare il sipario sulla sua vita, portandocelo via da un momento all’altro.

Era a Napoli, al teatro Augusteo, un po’ di tempo fa, proprio con la commedia “Non ti pago”. A lui doveva essere dedicato questo numero e per questo io iniziai quella che in gergo viene chiamata “la corsa all’intervista”. Lottando contro un sistema fatto di appuntamenti, burocrazie e posti limitati, riesco ad arrivare di fronte a Luca De Filippo nel modo più semplice di tutti: acquistando il biglietto e aspettandolo, come un vero appassionato fa, fuori al teatro. Si arrabbia perché non poteva prendere freddo, poteva sembrare il capriccio di un attore, solo oggi, invece, ne capiamo la vera causa. Saluta, concede foto e mi si pone davanti, stanco e con la voce bassa. «Solo due domande, glielo prometto», mi sorride e sono pronto ad intervistare uno dei miei miti. Gli chiedo il motivo della scelta di questo preciso testo e lui, repentinamente, mi dice un secco «perché mi piace molto». La sua voce era rimasta la stessa. Rivedevo davanti a me il giovane alto, con i baffetti e di bella presenza che le riprese, sin da bambino, mi avevano abituato a vedere. La sua voce aveva camuffato il suo aspetto da uomo maturo, risvegliando in me l’immagine che di lui tutti hanno. Poteva dirmi in un qualsiasi momento “Cara Matre…” e declamarmi la lettera che Nennillo ogni anno ci teneva a regalare alla madre, oppure poteva fingersi pazzo canticchiandomi “Lallarallalì, lallarallalà” come Alberto De Stefano era obbligato a fare per amore in “Uomo e Galantuomo”. Poteva ripetermi, infine, l’insegnamento che Rafele Santaniello ripete al morente Antonio Barracano ne “Il sindaco del rione sanità”: “L’uomo è uomo quando capisce di fare marcia indietro e la fa”.

Riproponendo i testi del padre, Luca non solo permetteva alle nuove generazioni di conoscere il teatro eduardiano, ma portava avanti anche intere ideologie e interi progetti lasciati incompiuti dal padre. Uno di questi è la scuola nazionale di teatro a Napoli. Progetto che Luca era riuscito a concretizzare, protagonista della mia seconda domanda. «Napoli è la città in cui si fa ancora teatro in modo serio e diffuso» mi rispose Luca, «Nel senso che Napoli è una città estremamente all’avanguardia per quanto riguarda il teatro e le altre arti: musica, pittura, cinema e via dicendo. È giusto che finalmente a Napoli ci sia una scuola che insegni a recitare». 

Dopo questa, Luca De Filippo non ha più rilasciato interviste. Gli uomini piangono, soffrono, il teatro no. Nel teatro non vivono i corpi: le anime e i nomi entrano a far parte dei pilastri e si mescolano tra le cuciture del sipario e le tavole del palcoscenico. Il cognome De Filippo si sente nel vento che gira tra i vicoletti di questa città, nelle battute e negli insegnamenti che escono dalla bocca di tutti i napoletani impressi nei testi e nelle videocassette. Questo è il nostro ultimo applauso ad un grande attore ed un grande maestro che adesso ci piace immaginare riconciliato con tutta la famiglia, soprattutto con quel padre che lui fino alla fine ha chiamato Eduardo. «Sono cresciuti i figli e non me ne sono accorto, meno male che mio figlio è cresciuto bene. Questo è il dono più importante che io ho avuto dalla natura. Senza mio figlio forse me ne sarei andato tanti anni fa. Devo a lui il resto della mia vita e lui ha contraccambiato in pieno. Non ne ho mai parlato, si è presentato da sé, venendo dalla gavetta, sotto il gelo delle mie abitudini teatrali. Il cuore ha sempre battuto, tutte le sere e continuerà a battere, anche quando si sarà fermato» (Eduardo De Filippo, ultima apparizione). Possiamo affermare con sicurezza, la storia ce lo insegna, che un De Filippo non muore mai.

SIPARIO

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 152 Dicembre 2015

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.