Conferenza dei Servizi sulla Centrale a Biomasse sospesa: a Iavazzi manca il certificato antimafia

10152031_10203427544039988_1031042644_nLa conferenza dei servizi dello scorso venerdì 15 gennaio che avrebbe dovuto discutere, per l’ennesima volta, dell’opportunità o meno di installare una centrale a biomasse in area ex Pozzi è stata sospesa.
Infatti, nei confronti della società Iavazzi Ambiente s.c.a.r.l. pende ancora una interdittiva antimafia che, nonostante un ricorso presso il TAR della Campania tutt’ora in essere, resta ancora un ostacolo difficilmente aggirabile verso la realizzazione del progetto. “Pertanto -si legge sul verbale prodotto a margine della conferenza- la Presidente, sulla scorta dell’interdittiva antimafia rilasciata dalla Prefettura di Caserta e del ricorso ancora pendente presso il TAR Campania, ritiene di dover sospendere i lavori della Conferenza dei Servizi.” La CdS, quindi, si aggiornerà a data da destinarsi.
Una ennesima sospensione che, se da un lato rafforza le motivazioni della popolazione che si batte contro l’impianto di Iavazzi, da un altro ci mostra l’assurdità di una situazione in cui, a fronte del rinvenimento della discarica abusiva di rifiuti tossici e nocivi più grande d’Europa, si continua a parlare di inutili centrali e discariche ulteriori anziché di bonifiche e riqualificazione.
La situazione assume contorni ancor più grotteschi se si pensa che l’imprenditore, per bocca dei propri rappresentati e in barba a quanto previsto per legge, si è scagliato contro la sospensione della conferenza in quanto, secondo lui, “il requisito morale va valutato a valle dell’Istruttoria tecnica”.
Parole, queste, inaccettabili per un territorio che vive giornalmente il malaffare e i disagi che esso comporta a tutti i livelli.
Ieri, a tutelare gli interessi delle popolazioni calene c’erano i semplici cittadini che fanno parte del comitato e di altre realtà associative del territorio.
Gli stessi che finora hanno scongiurato che i progetti di Iavazzi e soci si realizzassero e che hanno fatto emergere la realtà di un immenso disastro ambientale. Gli stessi che con la forza della propria determinazione hanno piegato gli interessi degli speculatori.
Può la logica del profitto a tutti i costi, prevalere sul benessere e la salute della collettività?
Ricordiamo, a chi non se ne fosse accorto, che le analisi ufficiali condotte dall’ARPAC sui recenti scavi alla ex Pozzi hanno rivelato la presenza di rifiuti speciali e altamente pericolosi. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità, a margine di uno studio sull’incidenza tumorale nei 55 comuni facenti parte della tristemente nota “Terra dei Fuochi”, evidenzia una serie di eccessi di mortalità e ospedalizzazioni per diverse patologie a eziologia multifattoriale che ammettono, tra i loro fattori di rischio accertati o sospetti, l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi.
Cos’è la ex Pozzi se non un sito di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi?
Il binomio malattie/ rifiuti pericolosi è più che mai attuale.
Invece, a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, c’è ancora chi pensa di attuare tranquillamente i propri progetti speculativi a danno della comunità.
Ma non hanno fatto bene i conti…
Il Comitato resterà vigile e perdurerà nella sua azione fino alla vittoria finale: la cancellazione definitiva del progetto criminale di Iavazzi e la bonifica immediata sotto stretto controllo popolare della ex Pozzi.
Comunità decidono, Comunità difendono!!!
COMITATO PER L’AGROCALENO: NO CENTRALE A BIOMASSE