Confapi Industria Campania chiede al Governo di rivedere il Dl 66 del 24/04/2014. Alcune delle misure per la razionalizzazione della spesa pubblica riducono i prezzi contrattualizzati all’impresa

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Alcune delle misure per la razionalizzazione della spesa pubblica riducono i prezzi
contrattualizzati all’impresa
1 Agosto 2014. Il DL n. 66 del 24/04/2014 convertito in Legge n. 89 del 23/6/2014 incide fortemente in
negativo sulle già martoriate imprese del Sud che lavorano con la Pubblica Amministrazione. Questo il j’accuse
di Emilio Alfano, presidente Confapi Industria Campania.
La misura prevede la possibilità per le PA di ridurre del 5% gli importi dei contratti in essere e per tutta la
durata degli stessi per la fornitura di beni e servizi da parte delle Imprese e, inoltre, dà la possibilità all’impresa
di recedere nel caso non accolga tale riduzione
«Gli imprenditori – spiega Emilio Alfano – al momento della gara per aggiudicarsi il lavoro, che quasi sempre
avviene con il sistema del massimo ribasso, hanno dovuto tener conto di quanto gli costava il bene o il servizio
da fornire; mai potevano pensare che lo Stato, in modo arbitrario e senza contrattazione con loro, potesse, nel
corso della validità del contratto, permettere una riduzione del prezzo. Assurdo, poi, concedere la possibilità
all’impresa di recedere dal contratto in caso di mancato accoglimento della riduzione: come se fosse semplice
rinunciare a una commessa, che contribuisce al mantenimento dei posti di lavoro e crea economia. I margini di
guadagno sono sempre molto bassi e a volte sono anche sotto il 5%».
Dunque, un provvedimento che appare del tutto anticostuzionale e che lede sensibilmente i diritti delle imprese.
«Appare evidente – continua il presidente Confapi Industria Campania – che viene meno il diritto dell’impresa
ad applicare i prezzi contrattualizzati. Al Nord il mercato della PA rappresenta il 30% del PIL, mentre al Sud il
mercato della PA rappresenta ben oltre il 50%! La riduzione del 5% provocherà, quindi, inevitabilmente uno
squilibrio economico nelle imprese interessate. Va inoltre sottolineato che nel Meridione le PA pagano con
ritardi di oltre 365 giorni, a differenza di quanto avviene nel Nord, dove l’inadempienza del pubblico non
supera i 180 giorni. Ho chiesto alla Confederazione nazionale di intervenire in tempi rapidi sulla materia,
trovando pieno accoglimento».

 

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