Cinema: Il regista Toni D’Angelo con papà Nino tra i “Falchi” ed i valori del suo ultimo film.

“Puortame cu te rint dint’e man e st’uocchie giuvn…”
Questa frase, tratta da Puortame cu te, colonna sonora scritta da Nino D’Angelo per il film Falchi (prodotto da Minerva Picture e Figli del Bronx con Rai Cinema e distribuito da Koch Media), uscito nelle sale il 2 marzo 2017, rispecchia anche il desiderio che sembra emergere dallo sguardo del direttore artistico del Teatro del popolo Trianon Viviani, mentre ascolta parlare il figlio Toni, durante l’intervista concessa ad Informare in occasione della presentazione del film al multicinema Duel di Caserta (organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Caserta Film Lab). Sono gli occhi lucidi di un padre, orgoglioso del talento del proprio figlio, grande appassionato di cinema ed in particolare dei generi poliziesco e noir.

 

Toni e Nino D’Angelo al multicinema Duel  di Caserta poco prima dell’intervista ad “Informare” (Foto di Vincenzo Bottone)
La Hall del Duel durante la serata di presentazione di Falchi

Partiamo dal film, chiedendo a Toni come mai avesse scelto proprio questo corpo speciale della Polizia, i Falchi, come titolo della sua ultima pellicola.
“Il film parla di amicizia, di tradimento, di fedeltà”, afferma il giovane cineasta, “ed era importante trovare un lavoro in cui ci fossero due persone nello stesso posto che dipendessero l’una dall’altra. I Falchi sono poliziotti che vivono e convivono sulla stessa moto – conclude – quindi erano per me la coppia ideale che incarnava proprio ciò che avrei voluto rappresentare io”.
Peppe e Francesco, i due Falchi, sono interpretati, rispettivamente, da Fortunato Cerlino e Michele Riondino. Gli chiediamo in chi dei due si rispecchi di più:
In entrambi – afferma – in ciascuno dei due ci sono io”. La scelta di Cerlino e Riondino non è casuale. “Sono due grandi attori – afferma – Avevo bisogno di due professionisti del grande schermo, che si prendessero la responsabilità di affrontare dei caratteri così complicati. Un attore qualunque non ci sarebbe riuscito”.
Cerlino, comunemente noto per il ruolo di don Pietro Savastano nella celebre serie tv Gomorra, con Falchi trova in qualche modo la possibilità di riscattarsi dall’etichetta che lo identifica nella figura del “cattivo”.
Fortunato l’ho conosciuto ad un Festival – afferma il regista – mi parlò dell’esigenza di voler << uscire>> da Savastano e il ruolo di Peppe in Falchi gli ha senz’altro permesso di interpretare un personaggio completamente diverso”.
In Peppe e Francesco possono rispecchiarsi tutti: entrambi sono personaggi positivi, con i propri limiti, come del resto ogni essere umano. Essi fanno un lavoro che li sottopone a continui rischi: commettono degli errori che innescano in loro un senso di colpa, che faticano a perdonarsi, pagandone le conseguenze.
Francesco, per esempio, si rifugia negli psicofarmaci per mettere a tacere i propri sensi di colpa, fra i quali aver colpito una giovane ragazza innocente, in seguito ad un errore di mira, e di aver lasciato Peppe a terra, agonizzante, facendo finta di non aver sentito le sue urla, dopo che l’amico era stato ferito da un delinquente con un colpo di pistola alle gambe.
Il film è un grande inno al rispetto dei sentimenti e dei valori autentici della vita, che malgrado in via d’estinzione, non potranno essere barattati con alcuna somma si denaro, perché non hanno prezzo; proprio come l’affetto che nutre Peppe nei confronti del suo Rottweiler, Mala, che, corteggiato per il suo primato di cane da combattimento da un’organizzazione criminale cinese, non viene da Peppe venduto per niente al mondo, tanto da fargli affermare, minacciosamente, e più volte, “Il cane non è in vendita”. Perché per lui Mala non è un semplice animale domestico, ma rappresenta tutta la sua famiglia.
La vicenda avrà delle gravi ripercussioni anche sul forte rapporto d’amicizia (oltre che di lavoro) che lega Peppe a Francesco.
Ma, dato che un film, più che essere raccontato, è fatto per essere visto, fornire altri dettagli sulla trama farebbe, per certi versi, sfumare un po’ la magia insita nel cinema stesso, che rappresenta un forte veicolo di trasmissione di messaggi, emozioni, ricordi, sogni, in cui ognuno di noi può, in varia misura, ritrovare qualcosa di sé o di altre persone con cui ha percorso tratti di vita, a volte brevi, altre più lunghi, ma che comunque, in ogni caso, hanno lasciato una traccia indelebile nella propria memoria.
Ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dello spettacolo, Toni consiglia di prendere sul serio questo lavoro: “Non è un gioco – precisa – Non si tratta di un talent-show; non lo si fa per apparire. Se lo si vuole fare come si deve bisogna studiare, lavorare sodo. Solo così, prima o poi, i risultati arrivano”.
La pellicola è ambientata a Napoli, ed in parte anche a Castelvolturno (CE), città in cui risiede Peppe (Cerlino). Per il giovane regista Napoli è “una città bella e importante, che non viene giudicata, ma che, semplicemente, accompagna le scene di questa storia. Non mi piace speculare sulla città di Napoli – prosegue – Quella di Falchi è una storia universale, che potevamo raccontare a Berlino, in America, in Cina… Insomma, ovunque”.
La città partenopea, come ci svela il direttore della fotografia del film, Rocco Marra, “è completamente ricostruita. Quasi nulla appare com’è nella realtà”, prosegue Marra. “A Napoli è semplice girare”, continua, “le persone sono incuriosite e collaborano con la troupe senza interferire col nostro lavoro”.
(Su questo credo nessuno avesse dubbi. I napoletani si distinguono sempre, come del resto la loro città d’origine).

Nel cast, anche l’attrice Stefania Sandrelli: “Ha un ruolo centrale e fondamentale nel film – afferma il regista Toni D’Angeloanche se piccolo. Interpreta una donna che incontra casualmente un uomo (Cerlino), che nella vita ha perso ogni speranza di redenzione e che proprio grazie a lei, donna matura, adulta, che gli dà consigli saggi, riesce a capire che nella vita si può cambiare, che può esistere anche una seconda possibilità”.
Quando gli chiediamo cosa ne pensa papà Nino del film, si schernisce così: “Questo lo devi chiedere a lui (ride) Come musicista è andato benissimo”.
Nino, ci facciamo una foto?” – esclamano quasi in coro i fan – “Fate, fate”, risponde lui, mentre si dimena tra domande e complimenti ricevuti per le sue canzoni che hanno fatto sognare vecchie e nuove generazioni.
Quando gli chiediamo, facendoci a fatica spazio tra i vari “Grande, Nino!” provenienti d’ogni dove nella hall del Duel (che nel frattempo si è completamente riempita di gente), quale sensazione ha provato nello scrivere una colonna sonora per il film del proprio figlio, ci risponde così: “Emozionante. Come la sensazione che provi quando non sai che regalo fare alla persona che ami. Poi mi sono innamorato dei sentimenti che ha questo film – aggiunge – che viene erroneamente reclamizzato come un poliziesco, ma in realtà questo è un film pieno di valori: l’amicizia, per esempio. Poi mette in risalto l’esistenza del tradimento, che è una cosa brutta, ma che purtroppo c’è”.
All’improvviso, un ragazzo si fa spazio tra la folla e fa una domanda quasi scusandosi per l’intromissione. “Nino, ho sentito quello che dicevi al giornalista di prima”, afferma. “Secondo me i ragazzi cercano ancora i valori degli anni ottanta, il vero amore, perché come dici tu, questa generazione ha fallito”. Nino lo interrompe “No”, esordisce deciso, “Hai capito male. E’la mia generazione ad aver fallito, non la vostra. Noi non abbiamo saputo crescervi, non vi abbiamo lasciato niente. Non vi abbiamo lasciato un lavoro. I ragazzi stanno tutti senza faticà”.
La gente però sogna ancora quell’amore che tu descrivevi nella canzoni” – continua imperterrito il giovane fan – “un sentimento dolce e romantico, non come quello declamato oggi, che non ha niente di raffinato”.
Ma oggi devi fare una cosa squallida per vendere”, spiega Nino.
Chiediamo anche a papà Nino cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole avvicinarsi al mondo dello spettacolo: “Di credere in quello che fa e di andare avanti”, risponde. “Nonostante non ci siano tante possibilità per i giovani, di affermarsi, oggigiorno” – aggiungo io.
Bisogna crederci”-conclude – “Come quando uno si chiede: <<Cosa ci sarà dopo questa vita?>> “Beh, intanto crediamo al Paradiso”.

Il link al video della meravigliosa colonna sonora, Puortame cu te:


di Teresa Lanna
(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.