Chiamiamoci a testimoniare

“La rappresentazione Chiamami a testimoniare è il frutto di un lungo lavoro che i ragazzi stanno già svolgendo qui da mesi, insieme ai loro docenti di storia e filosofia. La rappresentazione vede coinvolti tantissimi ragazzi e abbiamo l’onore di ospitare qui tre illustri personaggi: Fausto Mesolella, chitarrista casertano, Maurizio Casagrande, attore e comico campano e il Cardinale Crescenzio Sepe, vescovo di Napoli. Queste presenze ci inorgogliscono ancora di più.”

Queste sono le parole del Dirigente Scolastico Diamante Marotta, del Liceo Federico Quercia di Marcianise.

A seguire la meravigliosa e commovente rappresentazione, Casagrande ha voluto concludere con questa magnifica frase: “Non dobbiamo lasciarci dire chi odiare e chi amare”.

Una tra le domande che gli abbiamo voluto porre e che più si atteneva all’evento della Shoah, è se avesse avuto qualcosa da insegnarci con il suo intervento. “Non penso di avere la capacità di insegnare la morale perché non so bene cosa sia, ma quello che sicuramente mi piace fare è non essere vuoto. Penso che attraverso la risata si possa dire tutto, aprendo il cuore della gente con un sorriso, si riesce a far arrivare dei messaggi molto più a fondo di quanto si possa fare raccontando cose in maniera seria o seriosa. L’intervento che oggi faccio, approfittando di un grande della storia come Giorgio Gaber, avviene attraverso l’esposizione del testo “La paura”. Voglio far capire come si possa aver paura anche del nulla. Il problema è se noi permettiamo di far crescere la paura, questa potrebbe poi sfociare in conflitto, guerra.”

L’Olocausto nasce proprio dal timore di essere inferiori a qualcuno. Bisogna fare in modo che il ricordo permanga all’interno dei nostri cuori e delle nostre menti e si propaghi attraverso le generazioni.

Il Cardinale Sepe esordisce incitando i giovani ad imparare la lezione, a “fondare i propri valori e cercare di dare un contributo, perché ognuno è portatore di valori. Tutti siamo chiamati a responsabilizzarci.”

Non dobbiamo discriminare il prossimo perché siamo tutti fratelli e sorelle, facciamo tutti parte della famiglia dell’Umanità. Sepe continua dicendo giovani che i giovani sono la forza del bene e che, soprattutto noi  Napoletani, conosciamo il vero significato di solidarietà.

Conclude con la benedizione e con il solito “Dio vi benedica e a Maronn v’accumpagn!”  Il potere della musica contribuisce a rendere questa giornata indimenticabile. L’esibizione di Mesolella fa riaffiorare in ognuno di noi immagini e sensazioni, tramite il brano ‘’Benedetta la Sicilia’’.

‘’E’ il mio modo di ringraziare i siciliani per aver dimostrato a tutta l’Europa il senso  dell’accoglienza.’’ dice il chitarrista ‘’Oggi è un momento di riflessione. Testimoniare sarà oggi e sempre, con l’esempio di vita.’’

di Flavia Trombetta e Alessia Giocondo