“C’è chi dice no al cambio nome S.U.N”

Un seminario tra le iniziative per dire no al cambio di denominazione

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Si è svolto presso il Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” il seminario “C’è chi dice no al cambio nome S.U.N”.
Tema dell’incontro,il discusso cambio di denominazione della Seconda Università degli studi di Napoli, oggetto di recente anche di un’interrogazione al Senato della Repubblica all’indirizzo del Ministro dell’istruzione.
Il dibattito, moderato da Leonardo Ciccarelli giornalista de “ Il Mattino”, ha visto intervenire il Prof. Giuseppe Limone, la Prof.ssa Francesca Canale Cama,Anastasia Goglia segretaria FLC Caserta, Francesca Del Prete in rappresentanza del comitato “Contro il cambio del nome della S.U.N” e Francesco Cacciapuoti per l’Unione degli Universitari di Caserta.
I docenti intervenuti hanno spiegato in modo esaustivo le ragioni per cui cambiare il nome alla Seconda Università di Napoli si rivela un grave errore sul piano culturale, storico,democratico ed economico.

Secondo il Professor Limone, il territorio è in un momento particolarmente delicato,visti gli inquinamenti sociali,ambientali e camorristici; decidere di depotenziare il proprio nome è un atto culturalmente e storicamente suicida.
Il Professor Limone ha inoltre esposto alcune importanti precisazioni circa il nome dell’Ateneo: “La nostra Università è storicamente seconda come esistono Paris 2, 3, 4, 5 etc. e così come esistono Roma 1, 2, 3. Mai nessuna di queste università ha sentito svalutativo il numero che la distingue. Inoltre, la Seconda Università degli Studi di Napoli, in quanto Università di Napoli, appartiene alla grande tradizione culturale, scientifica, giuridica dell’identità di Napoli, nome con cui si indica non una città geograficamente delimitata, ma una memoria storica,una tradizione universitaria e culturale.”
Anche per la Professoressa Canale Cama il cambio di denominazione si configura come una rinuncia ad una tradizione che si è efficacemente radicata in questo ventennio differentemente da altre università di recente creazione che invece “ annaspano” per creare una propria dimensione storica. La professoressa ha inoltre spiegato, riportando come testimonianza la propria esperienza professionale all’interno di svariati atenei, che non solo la S.U.N. è riconosciuta e apprezzata in ambito nazionale e internazionale,ma soprattutto non è oggetto di confusione con l’Università degli studi di Napoli-Federico II,come spesso erroneamente si afferma.
Anastasia Goglia, segretaria della FLC di Caserta, ha approfondito l’aspetto economico della vicenda. Secondo la segretaria, infatti, la scelta del cambio di denominazione si inserisce nel contesto di una nuova politica economica intrapresa dall’Ateneo. La segretaria ha spiegato che questa politica lesiva, adottata in nome di un “dio denaro”, prevede l’eliminazione di taluni dipartimenti comportando un vero e proprio risparmio sull’eccellenza e sulla qualità. A maggior ragione l’impiego di denaro pubblico dovrebbe essere utilizzato per implementare servizi importanti come ad esempio quelli di trasporto che potrebbero collegare effettivamente l’Università al territorio.

Altro importante aspetto della questione è quello che concerne la partecipazione degli studenti. Tale tema è stato approfondito da Francesca Del Prete, studentessa fra i promotori del comitato “Contro il cambio del nome”.
“Ci troviamo dinanzi a quella che definiamo “negazione della partecipazione”.Mancanza di adeguata informazione, mancanza di un dibattito che di fatto è stato “strozzato” dalla celerità con cui si è svolto l’iter all’interno dell’Ateneo e mancanza di una consultazione dell’intero corpo studentesco. Parliamo di gravissimi errori sul piano democratico. L’essenza della libertà e della democrazia è la partecipazione. La partecipazione diretta è un nostro diritto. Non si può sempre delegare,non si può chiedere ad altri di scegliere per noi,specie quando si parla di argomenti così delicati.”
La promotrice del comitato “Contro il cambio del nome” ha inoltre spiegato che in seguito alla delibera del Senato accademico del 31 Marzo 2015,si è costituito un vero e proprio “fronte comune” : “Il nome scelto rammarica e scontenta tutti: sia chi avrebbe voluto mantenere il nome SUN, sia coloro sia in Terra di Lavoro si battono da anni affinché il Secondo Ateneo abbia la parola “Caserta” nel suo nome. Se la ratio del cambio di denominazione era creare un collegamento tra Ateneo e territorio, il nome scelto, con la sua connotazione generica, paradossalmente non fa altro che allontanarlo da esso. “Contro il cambio del nome” sta continuando la sua battaglia già intrapresa non solo per coloro che da sempre sostengono l’importanza del mantenimento del nome, ma anche per chi non ritrova nel nome scelto l’auspicato riconoscimento del territorio.”

A concludere, l’intervento di Francesco Cacciapuoti intervenuto in rappresentanza dell’Unione degli Universitari di Caserta. Cacciapuoti ha rimarcato il concetto di mancata partecipazione degli studenti parlando a tal proposito di una scelta operata tramite “delega politica dei rappresentanti”.
Anche per il rappresentante dell’Unione degli Universitari di Caserta il cambio di denominazione costituisce un grave errore sul piano storico, culturale oltre che una scelta lesiva per coloro che hanno già conseguito e per coloro che conseguiranno il titolo presso questo ateneo.
” Già nel 2000 si discuteva per il cambio nome; questa battaglia ha una storia e va portata avanti. Dobbiamo essere uniti e combattere insieme per il nostro futuro” , questo l’invito di Francesco Cacciapuoti.