Castel Volturno, la piaga sociale dell’abusivismo

Abusivismo Bagnara Castel Volturno - Photo credit Carmine Colurcio

Dopo il terremoto di Ischia, i media nazionali hanno focalizzato l’attenzione più sull’abusivismo che sui danni e le vittime provocate dal terremoto. Premesso che il nostro comune di Castel Volturno tra i suoi primati negativi ha anche quello dell’abusivismo edilizio, nonostante sanatorie a favore dello Stato, abbiamo chiesto al sindaco Dimitri Russo alcuni chiarimenti ed aggiornamenti sulla situazione territoriale rispetto all’abusivismo e ai condoni.

Quante pratiche di condono edilizio devono ancora essere esaminate? 
«Le pratiche di condono ancora da esaminare sono all’incirca 8.000. Il numero preciso, dato che non c’è un elenco informatico, è impossibile da determinare ma la cifra è questa. Aver esternalizzato il servizio condono con tecnici esterni convenzionati ha avuto i suoi frutti anche se si potrebbe fare di più. La procedura di rilascio di licenza in sanatorio sconta purtroppo i numerosi pareri di enti sovracomunali per vincoli presenti sul nostro territorio, su tutti quello paesaggistico». (Ricordiamo che la maggioranza sono pratiche che riguardano ancora la sanatoria del 1985, ndr)

Rispetto all’abuso di necessità c’è un eventuale cronoprogramma di abbattimenti da parte del comune di Castel Volturno?
«L’abuso cosiddetto di necessità è un fenomeno diffusissimo in tutta l’Italia e riguarda le costruzioni abusive effettuate per uso abitativo e non speculativo (o come seconde case ad uso turistico). Sono dell’idea che tutti gli immobili abusivi, se non legalmente sanabili, vadano abbattuti ma è chiaro che occorre una distinzione ed un criterio di priorità. Gli immobili realizzati come prima casa, ovvero come dimora abituale di una famiglia, soprattutto se occupati dalla stessa famiglia (o dagli eredi) da oltre un ventennio a mio avviso potrebbero essere sanati con una legge ad hoc, una sorta di “usucapione sociale”, sempre che l’immobile non sia stato realizzata in area di pregio paesaggistico o in area a rischio idraulico o altri rischi legati alla movimentazione della superfice terrestre. Nel caso di Castel Volturno gli abusi di necessità si contano sulle dita di una mano, dato che il grosso del nostro patrimonio edilizio è fatto essenzialmente di seconde case ad uso turistico, molte delle quali realizzate appunto abusivamente sul demanio statale o comunale. Molte di queste andrebbero abbattute ad horas. Mi riferisco agli immobili fatiscenti e pericolanti che sono sulla spiaggia in località Bagnara o Destra Volturno. Uno scempio ambientale unico e imbarazzante. Non a caso il Commissario Straordinario di Governo, il Prefetto Cappetta, ha dichiarato che il risanamento di Castel Volturno deve partire proprio dagli abbattimenti delle costruzioni abusive. Purtroppo non c’è un valido cronoprogramma degli abbattimenti che, ripeto, andrebbe realizzato secondo le priorità sopra avanzate. Ci sono invece tante sentenze della Corte di Appello di Napoli a seguito procedura R.E.S.A. che impongono l’abbattimento ad opera del Comune e recupero in danno. Procedure per cui diventa prioritario abbattere una mansarda di una casa rispetto ad un immobile pericolante sulla spiaggia. Un paradosso. La prima da eseguire, in modo urgente perché la Procura ci ha diffidato più volte, sono sedici tra cui c’è anche il cosiddetto American Palace, il palazzone di fronte il caseificio Ponte a Mare (assurdo, quando ci sono persone che non hanno casa e quest’immobile potrebbe essere utilizzato a fini sociali, ndr). Il recupero in danno  dal privato è pura utopia. Poiché l’abbattimento, soprattutto degli immobili sulla spiaggia. È una priorità assoluta e sto verificando di farli rientrare nella rimodulazione dell’Accordo di Programma o come oggetto di baratto amministrativo per i grandi debitori dell’Ente».

Infine quante pratiche non sono ammissibili perché non sanabili?
«Delle pratiche di condono già esaminate (circa quattromila) un migliaio sono state bocciate o sospese, rispettivamente perché l’immobile ricade nella fascia di salvaguardia del fiume Volturno e, in base al PSDA dell’Autorità di Bacino, sono urbanisticamente insanabili; pertanto, andrebbero necessariamente abbattute perché realizzate su terreni di “uso civico”. Sebbene urbanisticamente possano essere sanate, il terreno sottostante all’immobile ha un vincolo inalienabile. Qui dovrebbe intervenire una legge regionale perché questo vincolo (destinato al pascolo e alla raccolta pubblica delle legna) è anacronistico e superato dall’attuale urbanizzazione del territorio».

di Tommaso Morlando
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017

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