Castel Volturno, il Centro Laila tutela la spensieratezza dei bambini

Centro Laila - Photo credit Carmine Colurcio

Abbiamo intervistato Laila Luciano che gestisce insieme, alla propria famiglia, il Centro Laila. In trent’anni sono stati aiutati qui oltre mille bambini, diventando un importante punto di riferimento sul territorio.

Parlaci del Centro Laila. A chi si rivolge e quali sono le principali finalità?
«Il Centro Laila è un’associazione di volontariato Onlus, che opera dal 1984 e si rivolge ai minori con disagi socio-economici. Attualmente abbiamo in custodia circa 40 bambini, per la maggior parte figli di extracomunitari, che vogliono che i loro piccoli crescano in un ambiente sano. Cerchiamo dunque di intervenire per rafforzare e sanare il nucleo familiare, e tramite i bambini vogliamo aiutare anche i genitori. Il nostro intento è quello di dare delle risposte concrete lì dove le istituzioni fanno fatica ad imporsi, svolgendo spesso un lavoro di mediazione con la prefettura e la questura».

Fulvio Mele al Centro Laila - Photo credit Carmine Colurcio
Fulvio Mele al Centro Laila – Photo credit Carmine Colurcio

Che tipo di attività si svolgono qui e come vengono organizzate?
«Dal lunedì al sabato i bambini vengono prelevati alle ore 6 e riportati a casa dai nostri pulmini verso le ore 18. Offriamo loro la colazione, il pranzo e la merenda. Provvediamo per la loro istruzione, oltre ad organizzate attività ludiche, ricreative e sportive. Ad esempio ora stanno preparando una recita per Natale, ed il 20 dicembre verranno rappresentate delle tradizioni africane legate alla festività natalizia».

Come nasce l’idea di creare questo Centro?
«Tutto inizia nel 1982 quando a Castel Volturno incendiarono il ghetto, dove mio padre faceva assistenza agli immigrati con Don Antonio Palazzo, parroco di Pinetamare. I miei genitori lavoravano come imprenditori turistici, e accolsero nel proprio campeggio tutti i ragazzi ustionati. Pochi giorni dopo mio padre andò a prendere il figlio di uno di questi immigrati, che si trovava solo in un casolare mentre la madre era a raccogliere dei pomodori in un campo. Quando arrivò sul posto, vide le condizioni pietose in cui si trovava l’abitazione, ma la madre in lacrime, che dopo poco giunge sul luogo, gli chiese di non chiamare la polizia e che non aveva nessuno a cui lasciare il figlio mentre lei lavorava. Allora mio padre decise di prendersi cura del bambino e portarlo con sé, e così il giorno dopo si presentarono 43 bambini fuori casa dei miei genitori».

Chi vi aiuta a realizzare tutto ciò e come si superano le difficoltà?
«Fortunatamente abbiamo tanti gruppi di volontari che ci sostengono come quello di Vico Equense, di Gianola, di Formia, e l’associazione Abio. È grazie a questa solidarietà collettiva che andiamo avanti, visto che noi non abbiamo sovvenzionamenti e non accettiamo soldi. È il piccolo, ma per noi immenso, contributo di tutti che ci permette di continuare a essere vicino ai bambini, e seppur abbiamo tante difficoltà economiche, noi non ci arrenderemo mai».

Quali soddisfazioni arrivano da questo vostro impegno sociale?
«È tanto gratificante il riconoscimento al nostro lavoro da parte della questura e prefettura. Ma senza  dubbio la cosa più bella è guardare il sorriso dei bambini, i loro occhi che noi vogliamo sempre così spensierati. Altrettanto emozionante è ricevere le telefonate, da parte dei ragazzi che sono cresciuti qui con noi, e vedere come oggi sono persone valide e oneste, con famiglie e condizioni di vita più che dignitose. È questo che ci dà il coraggio e la forza di affrontare ogni tipo di difficoltà».

Per aiutare il Centro Laila basta davvero poco. Per saperne di più chiama allo 0823 856262 e vieni a conoscere da vicino il Centro Laila, in Via P. Pagliuca, Castel Volturno (CE)

di Fulvio Mele
Foto di Carmine Colurcio

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About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"