Caserta, Cacciari e Mazzarella: la differenza tra il diritto positivo e quello naturale

Massimo Cacciari e Eugenio Mazzarella

Venerdì pomeriggio, presso la Sala A2 del polo scientifico dell’Università degli studi della Campania – Luigi Vanvitelli, si è tenuta la presentazione del libro del Professore Eugenio Mazzarella “Antigone Eterna – L’uomo che rimane” organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche – Jean Monnet di Caserta. 

A moderare il dibattito ed a fare gli onori di casa è stato il professore Pasquale Femia, introducendo il dialogo tra lo scrittore e il filosofo di fama internazionale, Massimo Cacciari, sulla differenza tra il diritto positivo, cioè quello Statale che Creonte applica, e quello naturale, che Antigone rivendica.

Il testo del filosofo napoletano ripercorre in parte il dialogo tra Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger sulle tesi del diritto naturale e cerca di creare, nel lavoro dell'”Antigone Eterna – L’uomo che rimane“, una gerarchia delle norme di diritto naturale, ad esempio “il diritto a Sè è un diritto a Noi che si autoprotegge”

L’autore del libro continua dicendo come: «Il prendersi cura, l’amore, provo a definirlo un diritto naturale interno; a volte per definire il diritto a Sè, aggiungiamo un elemento di aggressività che definiamo diritto di natura esterno. Quindi siamo a promozione del Noi e a protezione del Noi».

Ma la novità che il testo del professor Mazzarella cerca di apportare è il tentativo di smontare lo schema Hegeliano, creando una gerarchia delle fonti di natura esterna, ma il la difficoltà scatta sulle due concezioni del diritto e quando la Polis compie il suo ufficio, quindi quando Creonte non è empio di fronte le leggi dello Stato, ma non si ripristina il diritto di Sangue. L’Antigone stessa cerca di superare l’ubiquità tra il diritto Naturale e il diritto di Stato.

Massimo Cacciari pone al professor Eugenio Mazzarella un dilemma nei nostri tempi.“Possiamo ancora chiamarci Filosofi?”. Ex sindaco di Venezia espone la sua domanda in un quadro di evoluzionismo, dove la filosofia non è più ricercare il sapere ma ha acquisito tutto ciò che era da comprendere. Ma ciò che intende Cacciari non è una conclusione della missione filosofica, che lui ricorda esser ormai completa alla fine di Hegel, ma anzi una sorta di “resistenza ad essere filosofi”, perché “senza la filosofia il diritto positivo collassa e diventa illeggibile”.

di Francesco Cacciapuoti