Carceri, discariche sociali o luoghi di rieducazione? La risposta del Ministro Orlando

Andrea Orlando: «Non bisogna negare mai la dignità che l’uomo ha e non deve mai perdere»

Il carcere è uno degli argomenti più impopolari che la pubblica opinione fatica ad affrontare senza speculazioni o invocazioni prettamente politiche. Il racconto delle realtà penitenziarie è spesso evitato, o quantomeno sottovalutato, perché lo configuriamo solitamente come un tema che non ci appartiene, come l’espressione più eclatante di una giustizia che fa il suo corso. Non esiste fascino intorno a queste strutture, bensì solo l’idea di demonizzazione del luogo e dei suoi detenuti. Tuttavia, esiste un vissuto di volontari, operatori, poliziotti e tutte quelle figure che gravitano intorno a queste realtà che stentano ad emergere e del quale si parla mal volentieri. Il carcere va compreso, studiato, analizzato nei suoi dati, che influiscono sulla qualità del carcere stesso e soprattutto sulla società di riferimento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

LO SCENARIO

Gli andamenti, le statistiche e le percentuali ci descrivono uno scenario poco confortante che si sta vivendo in Italia. Siamo, ad esempio, il Paese col più alto costo in Europa relativo al sistema penitenziario nazionale e, nonostante ciò, quello col tasso di recidiva maggiore. Inoltre, oltre il 90% dei dipendenti sono agenti di custodia, con un rapporto di 1,5 detenuti per ogni agente. Solo il 9,90% rappresenta il personale composto da insegnati, medici, formatori, mediatori culturali e altri civili. Insomma, in Italia è ampiamente diffusa la concezione di carcere come discarica sociale e non luogo di rieducazione. Ciò è dovuto anche e soprattutto al sovraffollamento delle strutture che non garantiscono il corretto e degno funzionamento di quei processi sociali e culturali, incaricati di compensare la devianza criminale dell’individuo. Il sovrannumero dei detenuti è la vera piaga di un sistema giudiziario che sta provando a rimodularsi per mezzo di pene alternative. Alla fine del 2010 il tasso di affollamento del nostro sistema penitenziario era del 151% con punte, in regioni come l’Emilia Romagna e la Puglia, di oltre il 180%. Alla fine del 2015 il tasso di affollamento era del 105% e solo in Puglia superava il 130%. Dal 2010 al 2015 si è verificato un trend di decrescita dei detenuti e di alcuni dati che hanno contribuito al miglioramento del sistema penitenziario, come, ad esempio, l’aumento dei detenuti che lavoravano o studiavano e la diminuzione del tasso dei suicidi.

«Stiamo lavorando a delle misure per realizzare maggiore sicurezza»

Il ministro delle Giustizia

IL MINISTRO

Ad esporsi su questa tematica, è stato lo scorso mese il Ministro della Giustizia Andrea Orlando presso Palazzo Arlotta di Napoli, in occasione della presentazione del libro di Antonio Mattone “E adesso la palla passa a me”, una raccolta di storie e lettere di detenuti che tolgono il velo di una comoda cecità alla condizione degli uomini dietro le sbarre, e di cui Orlando ha scritto la prefazione. «Il carcere – ha affermato il Ministro – è radice di facile consenso, un argomento di cui si parla tanto invocandolo, ma poco raccontandolo. È utilizzato dalla politica come strumento di esorcismo sociale: messo dentro il “mostro” la società ha risolto i suoi problemi. Il “buttare via la chiave” è solamente un’autorassicurazione che si cerca di realizzare, come se la segregazione risolvesse i problemi sociali che hanno portato alla devianza». La parola “Umanità” configura per una sola volta nella Costituzione Italiana, nell’articolo 27 relativo alle pene che “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. La rieducazione è una sacrosanta verità che trova difficile applicazione ai giorni nostri. «Parlare di carcere – afferma Orlando – è importante perché è una tematica democratica, che non riguarda soltanto i detenuti e i detenenti, bensì la società nel suo insieme. Esso è un preziosissimo luogo di raccolta di informazioni e considerarlo come mondo a parte è un pericolo per la democrazia. Negli ultimi anni abbiamo fatto numerosi passi avanti nella ridefinizione del sistema penitenziario: fino a qualche tempo fa non avevamo un sistema delle pene alternative. Siamo passati da 10.000 esecuzioni penali esterne a 40.000; il bilancio destinato agli uffici delle esecuzioni penali esterne è passato da 400.000 euro a circa 23 milioni di euro. La segregazione – continua il Ministro – non è la soluzione finale. Stiamo lavorando a delle misure per realizzare maggiore sicurezza. Abbiamo un’esperienza pilota che è quella del circuito minorile: il carcere è una estrema ratio e la recidiva è scesa in questi anni in modo drastico. Abbiamo un carcere che tratta detenuti con storie diverse e professioni criminali diverse, un carcere fordista che non tiene conto della complessità sociale. Bisogna provare a riprendere la individualità del singolo. Stiamo stimolando nuovi progetti di introduzione al lavoro all’interno del carcere. Non bisogna negare mai la dignità che l’uomo ha e non deve mai perdere».

di Fabio Corsaro 
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!