Terra dei fuochi, operazione dei Carabinieri per un ambiente più sano

Una guerra che non finirà mai. Purtroppo. Bisognerebbe iniziare tutto da zero e far capire a tutti, industriali, operai, cittadini che dipende da noi mantenere l’ambiente che ci circonda pulito e sano, ma ciò non avviene.

Controlli a tutela dell’ambiente sono stati messi in atto da personale altamente specializzato dell’Arma dei Carabinieri nella vasta area geografica della Terra dei Fuochi, tra le provincie di NapoliCaserta. Nel corso dell’operazione sono state ispezionate fabbriche, attività tessili, aziende di abbigliamento, autolavaggi, carrozzerie, depositi di carburante. I controlli e le ispezione hanno portato alla denuncia in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria competente per territorio di 117 persone e sono state sospese o sequestrate 76 attività. I reati contestati vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti, allo sfruttamento del lavoro nero, all’abusivismo edilizio, alla violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Nell’ambito dei controlli per la tutela dell’ambiente nella cosiddetta Terra dei Fuochi, i Carabinieri hanno ispezionato, nel Casertano, 41 attività tra aziende tessili e calzaturiere, officine meccaniche e carrozzerie: 28 sono risultate irregolari. Sono stati sottoposti a controlli 134 lavoratori di cui 86 sono risultati in nero. I militari hanno emesso 22 provvedimenti di sospensione attività e sanzioni (penali e amministrative) per circa 400mila euro. Due imprese, a Casal di Principe e Sant’Arpino, sono state sequestrate perché sprovviste dei requisiti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di sversamento dei rifiuti. Venti titolari di impresa sono stati denunciati per avere commesso violazioni riguardo la sicurezza sui luoghi di lavoro. A Grumo Nevano, nel Napoletano, i Carabinieri di Casoria hanno arrestato un cittadino bengalese, di 45 anni, che alimentava la rete elettrica della sua azienda di abbigliamento rubando l’energia alla collettività con un allaccio diretto alla rete pubblica. Nella sua azienda i militari hanno trovato al lavoro quattro operai bengalesi, tutti clandestini. L’attività è stata sospesa. Scoperti, tra l’altro, moltissimi i casi di sversamento illegale delle acque reflue e di gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi. Molte delle aziende producevano e stoccavano scarti senza menzionare l’attività nel registri di carico e scarico: rifiuti pericolosi e non destinati, verosimilmente, a essere bruciati nelle campagne.

di Antonino Calopresti