Cancro: l’importanza e il ruolo della psico-oncologia

Parlare di cancro non è facile. Non lo è mai, poiché spesso il termine “cancro” è associato al termine “incurabile” e di conseguenza inteso come una malattia dalla quale è impossibile “sfuggire”. E proprio per questo motivo oggigiorno resta ancora una della malattie più temute dal resto di tutta la popolazione occidentale. In realtà questa malattia ha origini secolari, in quanto il termine carcinoma fu coniato per la prima volta dal greco Ippocrate nel 370 a.C ma solo nell’ultimo secolo si è registrato un forte incremento, tale che nel 2013 sono stati diagnosticati, solo in Italia, oltre mille casi al giorno.

Nel momento in cui ad un individuo viene diagnosticata una neoplasia entrano in gioco una serie di fattori, i quali investono in modo negativo la sfera psicologica ed individuale nonché i rapporti interpersonali e sociali dell’individuo stesso esprimendosi in ansia, demoralizzazione, paura e preoccupazione. Qualora tali fattori diventano più intensi, il paziente tende a manifestare un disagio, che non dipende da un disturbo psicopatologico ma dal trauma provocato dalla consapevolezza della stessa, e proprio in questo caso è necessario fornire al paziente la giusta assistenza .Tale assistenza trova una maggiore realizzazione nella Psicologia oncologica.

Perché è importante la Psico-oncologia? E di cosa si occupa? Il compito della Psico-oncologia è quello di fornire un supporto a livello psicologico a quei pazienti che tendono a dimostrare disagi nei comportamenti e nei modi di relazionarsi all’interno della società. Tali disagi sono dovuti soprattutto alla difficoltà da parte del paziente nel gestire la moltitudine di eventi stressanti a cui è sottoposto durante il periodo della malattia, dando luogo così a tre fasi: negazione della propria malattia, depressione come rassegnazione dovuta alla perdita di stimoli emotivi, e l’ansia dovuta alla paura della solitudine nonché della morte. Quindi l’obbiettivo principale della psicologia oncologica è la promozione della salute attraverso il sostegno sociale, estendendo soprattutto il proprio campo di azione attraverso il nucleo familiare del paziente, in quanto anche quest’ultimi durante il periodo di malattia si trovano a dar fronte a situazioni difficili da gestire. Mentre il compito degli operatori sanitari è quello di saper riconoscere e sapere gestire il dolore psicologico del paziente. Il trattamento del malato oncologico di struttura in tre fasi:durante la prima fase della terapia viene effettuata una valutazione psicologica del paziente e il proprio modo di approcciarsi con la malattia, durante tutta la seconda fase il paziente è monitorato durante il proprio periodo di cura fino a giungere alla terza fase in cui si realizza una gestione psicofisica del paziente in fase avanzata della malattia.Il fine ultimo quindi è quello di garantire al paziente ammalato di tumore e a coloro che lo assistono serenità e sostegno perché proprio come accade con il dolore fisico, il “dolore” psicologico è oggetto di medicina, in quanto la sanità psicologica è comunque un parametro vitale da monitorare e tenere sotto controllo.

di Anna Lo Cascio

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