Campi Flegrei, interviene il prof. Giuseppe De Natale dell’Osservatorio Vesuviano

Non è la prima volta che intervistiamo il prof. Giuseppe De Natale e devo personalmente rinnovare i ringraziamenti per la cortesia e sollecitudine dimostrata. Il prof. De Natale è un Dirigente di Ricerca presso Osservatorio Vesuviano – INGV NAPOLI, già Direttore dello stesso Ente, e abbiamo già affrontato e superato i falsi allarmismi causati dalla disinformazione sul Deep Drilling Project, cioè una perforazione con un pozzo pilota nella caldera dei Campi Flegrei; pertanto, l’obiettivo di questa intervista è fare il punto sul progetto di ricerca e affrontare recenti preoccupazioni sul progetto di una Centrale Geotermica da realizzarsi in Agnano.

La prima domanda è una richiesta di aggiornamento sul Deep Drilling Project. Quali sono i dati ottenuti sino ad ora e quali possono essere gli ulteriori sviluppi ?

“La prima fase del Campi Flegrei Deep Drilling Project è stata completata, come operazioni di perforazione e carotaggio, nel dicembre 2012 e ha riguardato la perforazione del ‘pozzo pilota’ a Bagnoli (ex ILVA) per una profondità di circa 500 metri. Nel 2014 e 2015 sono apparsi in letteratura i primi lavori scientifici contenenti i dati elaborati dopo la perforazione e nel dicembre 2016 è stato pubblicato il lavoro scientifico principale per quanto riguarda l’analisi ‘stratigrafica’, che è un pò la ‘regina’ delle analisi effettuate con perforazioni. Il lavoro è apparso su una rivista dell’American Geophysical Union (uno dei più importanti gruppi editoriali internazionali nella geofisica e vulcanologia) ed entro un paio di settimane, un’altra rivista dell’American Geophysical Union a larghissima diffusione che si chiama EOS (come il satellite di Giove) pubblicherà una discussione divulgativa dei principali risultati ottenuti. I risultati ottenuti da questo primo studio stratigrafico sono importantissimi e hanno superato le più rosee previsioni. Infatti, per la prima volta sono stati rinvenuti in pozzo e datati in maniera assoluta, nella caldera flegrea, campioni dell’Ignimbrite Campana, ossia della più grande eruzione avvenuta in Europa negli ultimi 100.000 anni almeno. L’estrema superficialità di questi ritrovamenti, ed i bassi spessori, fanno seriamente dubitare che questa eruzione abbia interessato principalmente, e formato, la caldera flegrea, come finora si era invece pensato. Inoltre, i rilievi stratigrafici ci dicono che la caldera dei Campi Flegrei non contiene il centro cittadino di Napoli, come negli ultimi decenni si pensava, ma si chiude ad Est sulla collina di Posillipo. Infine, in soli 500 metri di profondità, contro molte previsioni, abbiamo raggiunto prodotti di età antichissima, fino a 48.000 anni circa, con un tufo grigio rinvenuto a fondo pozzo che testimonia una forte eruzione ancora sconosciuta. Questo significa anche che in questo settore della caldera i depositi eruttivi sono stati minori, negli ultimi 48.000 anni, rispetto a quanto si pensava. Insomma, c’è di che rivoluzionare le nostre idee precedenti sulla struttura della caldera flegrea, i meccanismi delle eruzioni più forti, e le stesse stime di pericolosità per l’area metropolitana di Napoli. I risultati del pozzo pilota dimostrano che la tecnica delle perforazioni scientifiche ha un valore enorme per comprendere nel dettaglio il funzionamento dell’area vulcanica flegrea, ed in generale di ogni area vulcanica.”

Cosa ne pensa del permesso di ricerca cosiddetto “Scarfoglio” in località Agnano ? Lo ritiene fattibile e, se sì, con quali rischi ?

“E’ un piccolo impianto a re-iniezione totale, che ricade nella tipologia degli ‘impianti pilota’ della Legge 2010. Nell’area di Agnano, come in tutti i Campi Flegrei e quasi tutta l’area Napoletana, si potrebbero sviluppare innumerevoli mini e micro impianti per il riscaldamento e la produzione elettrica (meglio: di ‘co-generazione’, ossia riscaldamento più elettricità). Alcuni impianti di teleriscaldamento, fatti da privati, già ci sono da decenni, ad Agnano come ad Ischia, altra zona con condizioni geotermiche ideali. In generale, della geotermia a piccola scala (mini e micro impianti), tra cui i cosiddetti ‘impianti pilota ad emissioni nulle’ citati dalla Legge geotermica del 2010 (che penso sia una delle più avanzate al mondo) penso tutto il bene possibile. L’area di Agnano ha una evidente vocazione geotermica, e sarebbe un peccato non valorizzarla con impianti di teleriscaldamento e di produzione elettrica di piccola potenza e trascurabile impatto ambientale. Parliamo tanto delle energie rinnovabili, alternative, ma poi dobbiamo anche passare dalle parole ai fatti. E’ chiaro poi che ogni impianto, come qualsiasi opera che in qualche modo modifica e/o influenza il territorio, deve essere fatta a regola d’arte, seguendo le migliori pratiche. Questo è precisamente il compito delle procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Però, ritengo assurdo quanto accade da un po’ di tempo con la geotermia, in cui alcuni gruppi (purtroppo anche alcuni ‘geologi’) quando si parla di ‘impatto ambientale’ evocano invece disastri ‘escatologici’, eruzioni immani, terremoti, fine del Mondo, ecc. Una cosa è valutare seriamente e con tutte le precauzioni possibili l’impatto di un’opera sul territorio, un altro è evocare irrazionalmente disastri immani se solo si fa un ‘buco’ sul terreno. Quindi auspico sinceramente che, come in tutti i Paesi civili (piccoli e grandi impianti geotermoelettrici ce ne sono ormai moltissimi al Mondo; in Toscana ce ne sono di molto grandi, da più di cento anni) si facciano serie valutazioni tecnico/scientifiche valutando i benefici ed i problemi in maniera razionale; poi si decide, ma senza ‘paure irrazionali ed ascientifiche’. Tra l’altro, tra i numerosissimi piccoli impianti geotermici che ci sono nel Mondo, anche dentro grandi città, non esiste di fatto alcuna esperienza ‘disastrosa’ come quelle paventate da alcuni ‘predicatori’ nostrani. Al contrario, non esiste ad esempio alcuna evidenza di sismicità ‘avvertibile’ indotta da piccoli impianti geotermici a ‘re-iniezione’ dei fluidi”.

Quali conseguenze possono esserci a seguito della iniezione dei fluidi dalla centrale nel sottosuolo in un’area che è già a rischio dal punto di vista sismico ?

“In casi abbastanza rari, la ‘iniezione’ (o il ‘prelievo’) continuativi di grandi quantità di fluidi nel sottosuolo, può ‘innescare’ (ossia ‘anticipare’) terremoti (che sarebbero comunque accaduti; perché queste attività non possono comunque ‘generare’ terremoti). Diversa è invece la ‘re-iniezione’ (ossia si preleva da un punto e si re-inietta in un altro, la stessa quantità di fluido e nello stesso serbatoio), prevista dalla Legge del 2010: infatti, questo è appunto il modo migliore per preservare sostanzialmente le pressioni nel sottosuolo. E’ proprio per questo motivo che tale tecnica ha probabilità ‘bassissima’, di fatto trascurabile, di indurre sismicità avvertibile dalla popolazione; ed infatti finora nessun impianto di questo tipo, nel mondo, ha mai indotto sismicità di un qualsiasi rilievo. Questo indipendentemente dal grado di ‘sismicità’ dell’area. Bisogna anche notare che la geotermia ‘naturale’ (non quella ‘stimolata’, che è altra cosa ed ha ben altri rischi) si fa dove ci sono alti flussi di calore; cioè nelle aree vulcaniche e tettoniche attive.”