Campania Felix, integrazione di popoli e identità che hanno scritto la storia

Carlo Rescigno Campania Felix

Quanto conosciamo la nostra Campania Felix?

Noi prima di essere Italiani, siamo Campani, ma prima di essere Campani siamo Etruschi, Latini, Greci, Arabi, Francesi, Spagnoli. Molti popoli hanno visitato la nostra terra e hanno lasciato una propria traccia, rendendoci unici nella nostra multietnicità.
Una delle poche persone che, spinto dalla passione, ha saputo tracciare una linea del tempo del nostro territorio e ha capito l’importanza della nostra storia è il professore Carlo Rescigno, del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. «La mia passione per il mondo antico e l’archeologia risale già ai tempi del liceo classico e si è accentuata frequentando gli scavi archeologici – dice il Prof. Rescigno – all’università ho approfondito le mie conoscenze ed è divenuta più di una semplice passione».
Il Prof. Rescigno ha intrapreso tantissimi scavi archeologici nella Campania, anche se, come si dice, “il primo amore non si scorda mai”:«Ricordo con entusiasmo tutte le mie prime ricerche, ancora da studente o aiutante. Da professionista invece vado fiero degli scavi a Cuma, nel Tempio di Giove, che mi hanno permesso di portare alla luce molto sulla decorazione architettonica della città, e a Pompei, che mi ha aperto verso la comprensione della civiltà romana».
Quando si parla della valorizzazione dei siti archeologici in Campania: «Diverse sono le domande che il contemporaneo pone al passato. La valorizzazione è suscettibile; nella situazione attuale bisogna spingere sempre di più affinché si avvicinino i cittadini al patrimonio culturale. Occorre dire che per lungo tempo c’è stata una sorta di alienazione; in altre parole i siti archeologici, le aree a questo deputate, i musei, sono stati da sempre gestiti senza capire ciò che si sta conservando. Lo sforzo maggiore che occorrerebbe fare da parte delle università, da chi gestisce queste aree archeologiche, è quello di capire che non si sta gestendo un bene personale ma collettivo».
La peculiarità della Campania, secondo il Prof. Carlo Rescigno, è l’intreccio di culture. Tutte le anime che hanno attraversato e vissuto la Campania si fondono insieme. «C’è un patrimonio in cui il passato si presenta in tutte le sue possibili alterazioni ed evoluzioni. Inoltre ogni nostra zona, per gli antichi coloni greci, ha un mito che spiega il suo nome e il suo essere lì. I Campi Flegrei sono chiamati così poiché per gli antichi lì è stata combattuta una guerra tra giganti e dei. Pensavano che sotto l’isola d’Ischia vi fosse un gigante che muovendosi causava i terremoti che scossavano l’isola. Se si pensano poi ai tanti altri miti come la fondazione di Napoli dalla sirena Partenope, il mito della Sibilla cumana, e si ricercano corrispondenti in altre zone di influenza Greco-romana, non troveremo nulla di simile a ciò che conserviamo noi. Per questo la nostra Campania è unica». L’università ha il compito di fornire tutti gli strumenti per far appassionare lo studente a questo percorso di ricerca. A chi continua a ripetere che la cultura e l’archeologia sono “l’oro e il petrolio” dell’Italia, spetta di far in modo che i giovani portino avanti la loro passione anche con un guadagno che derivi dai loro sacrifici.

di Flavia Trombetta

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017