CAM, un urlo di disperazione. Manfredi: «Chiuderemo se le istituzioni non ci aiutano»

Support ò CAM

Tredici anni fa, nel maggio 2004, nasce a Casoria il museo di arte contemporanea Contemporary Art Museum (CAM). A crederci fu l’attuale direttore del museo Antonio Manfredi, un artista internazionale che ad un certo punto della sua carriera ha deciso di fare qualcosa di positivo per la periferia napoletana: aprire un museo. Una cosa da “pazzi” insomma, considerando quello che siamo abituati a vedere nelle nostre periferie che somigliano sempre più a dormitori di cemento che a città vere e proprie.

Antonio Manfredi Support ò CAM
Antonio Manfredi Support ò CAM

«Da sempre il CAM non riceve alcuna forma di sostegno pubblico. Siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni» afferma con rabbia ed amarezza Antonio Manfredi. A questa accusa si aggiunge il grido disperato di una periferia intera, che vede lentamente lasciarsi scappare l’occasione di ospitare sul proprio territorio un museo unico, un gioiello di inestimabile valore: 1000 opere di artisti provenienti da 80 nazioni diverse da tutto il globo, da ogni continente, con una sezione, “AfriCAM”, interamente dedicata all’arte contemporanea africana (l’unica in Italia per giunta), un’ala dedicata agli artisti napoletani con opere realizzate tra il 1962 e il 1998 e un’offerta artistica che accoglie opere che vanno dall’astrattismo internazionale all’informale italiano, dall’espressionismo all’iper-realismo, dal minimal alla pop-art, dalla video-astrazione al documentario artistico, dal gioco multimediale alla fotografia concettuale. E allora come mai il museo rischia di chiudere? Come mai la cultura dove più è necessaria, passa in secondo piano per l’amministrazione comunale di Casoria al punto tale che, in 300 pagine circa di cui è composto l’ultimo bilancio comunale, il CAM non è nominato nemmeno per sbaglio? Antonio Manfredi non sa darci una risposta, ma ci dice che nonostante tutto il suo museo è stato teatro di ridicole passerelle politiche dove “venivano tutti con le loro belle fasce tricolore a farsi pubblicità, a farsi promotori della cultura, celando poi il fatto che qui non è arrivata nemmeno una lira dalle istituzioni competenti”; non ultimo il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha fatto visita al museo ben due volte sotto campagna elettorale e poi via col vento ad occuparsi di cose, evidentemente, più importanti.
«Me ne sono inventate di tutte – spiega il Direttore – nel 2011 ho chiesto asilo politico alla Germania con una lettera ad Angela Merkel, nel 2012 ho bruciato le opere del museo in collaborazione con gli artisti e ultima tra tutte l’iniziativa Support ‘o CAM, in cui mi sono letteralmente messo a nudo con l’intento di chiedere ai privati cittadini, agli imprenditori e agli artisti stessi quel sostegno economico negato dalle istituzioni». Gli artisti possono infatti adottare un metro quadrato del museo per esporre le proprie opere ad un prezzo simbolico di 10 euro al mese per un anno e i privati cittadini, possono sostenere la causa adottando un’opera del CAM con un piccolo contributo. Oltre che uno stupendo centro d’arte, il Contemporary Art Museum rappresenta anche un’importante roccaforte anticamorra per il territorio: una mostra dal titolo CAMorra occupa una sezione del museo intitolata a Roberto Saviano, il quale, è anche venuto a far visita al museo (nell’occasione, Informare intervistò Saviano dedicandogli la copertina del numero di gennaio 2017, ndr). Un museo scomodo probabilmente, indifferente alle autorità politiche, ma forte e determinato nella sua causa di ridare vita ad una periferia stanca e poco stimolata.

«L’arte è cultura, la cultura più conosciuta, diffusa e apprezzata, e la camorra si combatte solo con la cultura: per questo il CAM deve sopravvivere» così Antonio Manfredi ci spiega la sua battaglia, una battaglia che però non può condurre da solo e a sue spese come ha fatto fino ad ora; dalle istituzioni ormai non si aspetta più nulla, ma ancora crede nei giovani del territorio, perché è da loro che può arrivare la vera risposta della quale il CAM necessita per sopravvivere: una risposta piena di idee, innovazioni ed energie che possano dare finalmente a questo museo un posto organico nel territorio. Ed è da questa speranza che partono le iniziative del museo da settembre con il “CAM Festival Survival”, per ora ancora in fase di lavorazione, ma che presto sarà diffuso tramite evento ufficiale sulla pagina Facebook del museo.
La preoccupazione della dirigenza è ora dare al CAM una funzione aggregante per i cittadini di Casoria e, più in generale, per la periferia, «perché questo museo – conclude il direttore – è un passo in avanti, un occhio aperto verso qualcosa di diverso dalle solite brutture che siamo abituati a vedere a Casoria. Se non ci rendiamo conto che questo è un bene che appartiene a tutti noi, che è un bene essenziale, allora non possiamo sperare nulla».

di Simone Peluso
simone.peluso97@gmail.com

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017

About Francesco Caso

Classe '98, corrispondente da Napoli. Diplomato al Liceo Scientifico Statale Renato Caccioppoli. Laureando in Ingegneria Gestionale presso Università degli studi di Napoli Federico II.