Calcio Napoli realizza una cittadina sportiva a Castelvolturno

La notizia è questa: Dino De Laurentiis realizzerà a Castelvolturno la “Cittadella sportiva”.  L’insediamento avverrà in un tratto di pineta incontaminata, sul mare, una vera oasi naturalistica sopravvissuta al degrado, tra le più belle d’Italia. La superficie interessata, interamente sottoposta a vincoli, misura venti ettari. Sono previsti otto campi di calcio (con tribune da tremila posti) spogliatoi, foresteria e pertinenze varie.

Tutto questo su un territorio già devastato dal cemento, dove, per soprappiù, uno scellerato e tardivo PUC, invece di salvare il salvabile, prevede, attraverso una spudorata alterazione degli standard urbanistici, ancora altri migliaia di vani.

L’iniziativa viene presentata dall’amministrazione comunale – al suono di fanfare – come una grande occasione di sviluppo per tutto il litorale, da non perdere, da cogliere al volo. Soprattutto andrebbe apprezzata, pare di capire, la lungimiranza degli amministratori e il carattere munifico dell’imprenditore, molto probabilmente da tenere in grande considerazione e riconoscenza. Per la riuscita dell’impresa, come sempre, si fa leva sulle attese e  sui bisogni della gente, alla quale si finge di dare qualcosa, mentre, invece, si toglie anche quel poco che resta. Per darlo ai privati.

Non occorre rifare la storia del nostro litorale per capire come tutto ciò sia l’ennesimo “bluff”, perfettamente in linea con una fallace visione dell’uso del territorio, da consumare, secondo gli ideatori,  fino all’ultimo metro.

Non è nemmeno necessario, perciò, insistere tanto per capire come, sul piano dello sviluppo sociale e civile, e dell’occupazione, questa iniziativa vada ad affiancarsi a tante altre di carattere privato, che in oltre quaranta anni di illusioni, non hanno arrecato nessun beneficio al territorio, ma solamente aggressione ai beni ambientali e demaniali, con relativi conflitti e contenziosi. E degrado.

Nemmeno il tempo di chiudere una triste storia, dunque, che se ne apre subito un’altra, molto simile. Al centro vi è sempre il territorio, con le sue residue bellezze, a lungo difese. Cosa rappresentano i vincoli paesaggistici, idrogeologici, la destinazione di uso civico e altre amenità del genere, se c’è una maggioranza disposta a revocarli?

Consumata la superficie privata disponibile, totalmente edificata, ora si passa a quella demaniale, tentando di pervenirvi attraverso una presunta inedita  strada, quella, cioè, del Consiglio comunale e delle autorizzazioni amministrative. Dimenticando che fu esattamente questa la strada percorsa negli anni Cinquanta e Sessanta, e che portò a rivolte, a lotte politiche e a contenziosi. Ci sono voluti decenni per definire i numerosi giudizi che intorno ad essi si svilupparono, e per arrivare  alla  nomina di un’apposita Autority per il demanio, per procedere alle reintegre demaniali, agli abbattimenti, ad “Intese”, ad “Accordi di Programma”. Anche se, questi ultimi, stentano a decollare.

Furono molti, negli anni Settanta gli amministratori comunali e degli uffici statali coinvolti e denunciati per problemi demaniali e urbanistici. Oltre ai privati. E molto lunghi furono i processi. Ma, alla fine, è storia recente, per tutti i responsabili vi sono state condanne, nonché sentenze di risarcimento per i danni  arrecati all’ambiente ( beneficiario un distrattissimo Comune).

Certamente, anche stavolta, non basterà un voto di maggioranza consiliare a legittimare scelte sbagliate. Il ricorso alle istituzioni, quando queste vengono usate come paraventi e strumentalizzate per fini privatistici, diventa un’aggravante, inutile e dannosa. E poi, la tutela dei diritti dell’ambiente, non si ferma a Castel Volturno!

Ora, cosa ci sarebbe di nuovo per consentire un’altra manomissione territoriale? Di cosa parliamo? Di una via ”pallonara” verso lo sviluppo? Non vi è un solo esempio – a voler  fare solo una ipotesi – che possa incoraggiare il tentativo di  questa impresa. E poi, perché sul mare, sul demanio vincolato, e all’interno di una delle pinete più belle d’Italia? Per iniziative come questa, si possono acquistare suoli privati, in zone senza vincoli, e realizzare senza polemiche e contrasti, una privata iniziativa. Perché di privata iniziativa parliamo, e non d’altro.

E’ mai possibile che, ancora oggi, si riproponga lo sfruttamento e il consumo del suolo come fattore di sviluppo, quando, invece, è dimostrato il contrario, proprio a Castel Volturno? Che altro deve accadere? E’ chiaro a tutti, ormai, che  dall’iniziale “più cemento = più sviluppo”, siamo passati solo a “più cemento = più degrado”.

Perché non si riesce a prendere atto che la conservazione dell’ambiente – e non la sua occupazione – è la vera risorsa economica di un paese? E’ un caso che quello che resta integro del territorio – unicamente perché difeso! – ancora oggi faccia da attrattiva ad un privato? Cosa rimarrebbe al litorale senza la bellezza delle  pinete, delle dune, delle riserve naturali? E senza il demanio?

L’attuale amministrazione,  non è nuova a prove del genere. Lo abbiamo visto recentemente con il disinteresse dimostrato nella tutela del predio di Foce Vecchia e Sopra la marchesa. Lo abbiamo visto lo scorso anno, quando, con una sconcertante distanza dall’imperativo categorico della tutela e della conservazione dei beni collettivi, fu dichiarata la volontà di “alienare ai privati la pineta e l’area del Porto”. Ecco fatto!

A chi spetta tutelare il demanio, se non principalmente al Comune? Diciamo, come sempre, che spetta a tutti i cittadini che non si rassegnano allo scempio totale del territorio e delle sue risorse naturali.

La notizia della “Cittadella sportiva”, per la verità, non è di oggi. Se ne era già parlato. Stava “in nuce”, come un possibile assalto premeditato da tempo. Preannunciato.

Ora non ci resta che fare la cronaca. Quale sarà? Riguarderà la cronaca di un obiettivo sventato, oppure della sua consumazione. In questo caso, però, se andasse proditoriamente a termine, avrebbe il silenzio complice dell’opinione pubblica, il disinteresse delle forze politiche e sociali, degli ambientalisti, e delle varie associazioni sorte a tutela dell’ambiente.

Sul passato è difficile intervenire, ma si deve conoscere e trarne esperienza. Ora si tratta del futuro, di una nuova storia da scrivere, soprattutto da parte dei giovani. Cosa racconteremo, in diretta ?

Mario Luise

(Ex sindaco di Castelvolturno)

10 Giugno2011

 

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.