Bruno Leone, l’ultimo burattinaio di Napoli

Bruno Leone, l'ultimo burattinaio di Napoli - Photo credit Gabriele Arenare

Bruno Leone, maestro napoletano dell’arte dei burattini, in dialetto “le guarattelle”, ci racconta le bellezze di questa antica seppur magnifica arte.

Nascosto dietro un teatrino di cartone vi è il burattinaio, un uomo che divide la sua anima e la fa fuoriuscire dalle mani, narrando storie e facendo vivere agli spettatori grandi avventure nello spazio di pochi centimetri.

Lei come si è formato? Come nasce la sua passione?
«È stato un inizio un po’ casuale. Ho conosciuto il vecchio maestro Nunzio Zampella quando aveva deciso che questa tradizione era morta. Io sono riuscito a convincerlo e a diventare suo allievo. In questo modo sono riuscito a garantire una continuità, infatti non solo è continuata ma si è anche sviluppata nel napoletano e a livello internazionale. Lasciai nel cassetto la laurea in architettura dedicandomi a quest’arte prima amatorialmente. Poi divenne una malattia e, oggi, è il mio lavoro».

Qual è la differenza tra la guarattella napoletana e il pupo siciliano?
«I pupi sono i burattini mossi col bastone, che hanno in genere due ferri o un ferro e due fili, la classica marionetta per intenderci. Anche questa sembra sia nata in realtà a Napoli, dove per l’onerosità del lavoro non ebbe grande fortuna. Il repertorio risale addirittura al medioevo e secondo alcuni le reali origini sono orientali. La guarattella, invece, è il teatro dei burattini mossi con le mani. Caratteristica è la voce di pulcinella fatta con uno strumento che si chiama pivetta, il quale si pone sul palato del burattinaio e dona a questo una voce artificiale e molto squillante, che è un po’ la caratteristica di Pulcinella ed è ciò che attira. Persino questo strumento si trova in varie tradizioni sparse per il mondo, come in Iran o in Cina».

È centrale il personaggio di Pulcinella. Qual è il repertorio?
«Vi è un repertorio base che abbiamo ereditato. Attenzione: quello che ci è arrivato è soltanto l’osso della tradizione, siccome questa nell’immediato dopoguerra si era impoverita. In epoca contemporanea, con me, il repertorio si è esteso mantenendo sempre, però, una base tradizionale. Non sono semplici scketch, ma una “sintesi del linguaggio” delle guarattelle. Io paragono sempre il repertorio alle carte dei tarocchi, mesconlandole possiamo ottenere migliaia di combinazioni».

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I Personaggi?
«I personaggi principali sono: Pulcinella, nostro eroe e rappresentante della voglia di vivere. Affianco a Pulcinella c’è sempre la sua fidanzata, essendo l’amore la molla di questi spettacoli. Uno dei personaggi più negativi rimane il guappo, emblema dei prepotenti. Sotto questo punto di vista Pulcinella è sempre stato un personaggio anti-camorra, perennemente contrapposto alla prepotenza dei guappi. Altri personaggi rappresentano l’ordine pubblico, i potenti che il nostro eroe contrasta: il carabiniere e il boia su tutti, i quali rappresentano lo stato. Lo scopo principale dello spettacolo è vincere delle paure dell’uomo comune: la paura del camorrista, del prepotente, la paura del potere e della morte.»

Oggi qual è il rapporto tra Guarattelle e teatro?
«Il rapporto nel passato è interessante perché molti attori andavano a vedere il teatro delle guarattelle per avere degli spunti, come Antonio Petito. Tra i due mondi c’è una differenza sostanziale: i tempi. I tempi delle guarattelle sono legati a dei meccanismi scenici, ritmici. Un ultimo progetto interessante, che ha a che fare con il teatro, è quello che usa le guarattelle per mettere in scena alcune commedie di Eduardo De Filippo. Le guarattelle hanno una validità simbolica molto forte e si prestano ad essere un omaggio molto più del teatro in carne ed ossa. Inoltre rappresenta un modo per avvicinare i giovani al teatro di Eduardo».

La guarattella è uno strumento semplice?
«Molto semplice, ma la semplicità è un arte. La semplicità potrebbe banalizzare ma se usata bene è un corridoio che porta direttamente al nucleo. Le Guarattelle sono dei Medium tra l’idea che si vuole rappresentare e il pubblico, uno strumento per liberarsi da certe paure emotive, come la timidezza. I nostri lavori collaterali, infatti, prevedono laboratori con bambini, carcerati e ospedali psichiatrici proprio perché le guarattelle si dimostrano uno strumento terapeutico, oltre che di svago e divertimento».

Aguzzate le vostre orecchie, girate per la città e fermatevi quando sentirete le risate di grandi e piccini. Se vedrete Pulcinella lottar contro il guappo non abbiate paura, applaudite… è il teatro dei burattini.

di Savio De Marco
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 148 Agosto 2015

Bruno Leone, l'ultimo burattinaio di Napoli - Photo credit Gabriele Arenare
Bruno Leone, l’ultimo burattinaio di Napoli – Photo credit Gabriele Arenare

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.