BONUS DOCENTI: le ragioni del sì e le ragioni del no

L’On. Camilla Sgambato interviene in merito alla rinuncia da parte dei docenti ad essere individuati al fine della valorizzazione del merito prevista dai commi 126 e seguenti della legge 107/2015.:Molti insegnanti hanno deciso di rinunciare al bonus con il quale si dovrebbe certificare il loro merito. Nel clima teso, in cui si è discusso di scuola negli ultimi mesi, questa notizia – riferisce la Deputata – è l’ennesimo tassello di un puzzle che descrive un quadro sconfortante. 

Non giudico gli insegnanti, posso comprendere le loro ansie, talvolta ingiustificate ma comunque legittime: il cambiamento spaventa, preoccupa, quando si intraprendono nuove strade le resistenze si moltiplicano. 

Si temono difficoltà organizzative, assunzione di più onerose responsabilità e, quindi, si preferisce rimanere fermi, immobili nonostante il sistema attuale dimostri tutte le sue inadeguatezze.

È complesso accettare la sfida che dovrebbe spingere i docenti a uscire dai parametri che appiattiscono la nostra scuola rendendola chiusa al confronto e impedendo il dispiegamento di tutte le sue potenzialità.

Per questo, credo che i docenti che, in questi giorni, rifiutano sdegnati l’assegnazione di un premio per l’attività svolta, stiano commettendo un grave errore, estendendo le ragioni della loro protesta anche ad un tema che, invece, dovrebbe vederli in prima linea con un atteggiamento aperto e favorevole. 

L’introduzione dei primi semi di un sistema di valutazione anche in Italia rappresenta una novità non soltanto positiva ma uno strumento efficace e concreto per migliorare la qualità dell’insegnamento e l’offerta formativa delle scuole. 

Credo non si leda in alcun modo il valore collegiale dell’insegnamento introducendo un principio che riconosce il lavoro svolto dai docenti che, è del tutto evidente, non svolgono la loro professione nello stesso modo e con la stessa intensità o impegno.

Il merito è soltanto uno degli strumenti con cui rafforzare il progetto di una scuola che sappia più di ieri stimolare gli studenti ad apprendere sostenendo le loro conoscenze, le attitudini e rafforzando le loro capacità. 

Questo è il principio ispiratore di una scuola che davvero voglia dirsi democratica, una scuola che offra opportunità, che si renda disponibile al confronto e quindi al miglioramento della sua attività rafforzando la sua vocazione principale che è quella di mettere in campo tutti gli strumenti possibili perché i ragazzi possano misurarsi con le sfide che la nuova società della conoscenza impone.

In tutta Europa, ogni giorno e da molti anni, i docenti vengono valutati perché è diventato comune l’assunto secondo cui per rafforzare la professione sia necessario, non solamente offrire una formazione in servizio permanente ma anche un sistema di valutazione che affondi le sue radici nel riconoscimento del merito, nella possibilità di svolgere colloqui di sviluppo professionale, nella creazione di un sistema di feedback e supporto per migliorare il lavoro cercando di costruire un sistema di valutazione flessibile tagliato su misura sui singoli insegnanti.

È certamente vero che in un Paese dove il potere contrattuale dei docenti è assai ridotto, dove il contratto collettivo nazionale è fermo da anni, ogni novità spaventi o lasci indifferenti. E su questo tema è evidente che il nostro impegno non potrà mancare. 

Tuttavia, credo che i docenti non possano rinunciare, insieme alla battaglia che conducono per il riconoscimento di alcune istanze sacrosante, alle possibilità che questo governo ha offerto loro perché non solo sarebbe un errore strategico ma, soprattutto, rappresenterebbe un danno per i nostri studenti che, dalle ultime certificazioni internazionali, risultano avere spesso competenze inadeguate.

Dobbiamo alzarci in piedi – conclude la Sgambato – e decidere di compiere questo tratto di strada che ci separa dal resto d’Europa dove gli altri Paesi corrono perché hanno compreso che la sfida del futuro si misurerà sulla nostra capacità di investire sull’istruzione, sull’innovazione della didattica, sulla qualità e la pertinenza del nostro sistema educativo.”

Ma i destinatari della norma sono di tutt’altro avviso, facciamo il punto sui motivi del dissenso.

Tutti i docenti di ruolo sono potenziali destinatari del bonus in funzione delle attività premiali svolte. Pertanto i docenti non devono fare istanza di accesso al bonus.

Un Comitato di Valutazione  individua i criteri per la valorizzazione dei docenti sulla base di alcuni indicatori generali.

Al Dirigente scolastico è affidato  il compito di assegnare annualmente al personale docente, sulla base dei criteri individuati dal Comitato di valutazione, una somma da un fondo assegnato alla scuola.

La Carta del Docente del valore di 500 euro può essere utilizzata entro fine Agosto 2016 ed è intesa a sostenere la formazione continua degli insegnanti. Possono essere acquistati, ad esempio, libri, pc o tablet, software e apparecchiature elettroniche destinati a valorizzare le competenze professionali del docente.

L’assegnazione in denaro del bonus per il merito professionale varia però fortemente da scuola a scuola e pure in base al compito. Questa eterogeneità con cui si sta applicando la norma introdotta con la Legge 107, è alla base del dissenso.

Sotto accusa da parte dei docenti anche i criteri adottati dal comitato di valutazione.

Così, in alcune scuole si è deciso di dare il denaro a tutti i docenti che avevano presentato un progetto speciale, in altre ci si è affidati ai questionari compilati dagli studenti, alle segnalazioni di colleghi e genitori. Diversi docenti sono stati premiati per aver portato i ragazzi a una mostra il sabato, altri solo perché avevano trascritto i verbali dei consigli di classe.

Molti insegnanti, destinatari del bonus, hanno, pertanto, rifiutato di accettare quel sistema premiale a punti, scegliendo di ripartire la cifra tra tutti i docenti o ad altre attività didattiche.

Matteo Renzi,  nel suo discorso di insediamento al Senato aveva detto che “la buona scuola avrebbe restituito valore sociale agli insegnanti”. Per il momento, però, i docenti italiani sono fra i meno pagati di Europa e sono quasi gli unici ad avere lo stipendio bloccato da dieci anni.

“Il rifiuto quindi del bonus definito “mancetta” rappresenta – secondo gli insegnanti –una decisa azione di protesta nei confronti di un sistema di valutazione che comporta un’opprimente gerarchizzazione e aziendalizzazione della scuola pubblica, che tende a spingere i docenti ad uniformare la didattica, ledendo non solo la libertà d’insegnamento prevista dall’art. 33 della Carta Costituzionale ma la stessa dignità del docente.” 

Mina Iazzetta

Info: minaiazzetta@libero.it