Cosa sappiamo del “Blue Whale”?

Blue Whale

Lo scorso 5 giugno la pagina Facebook Commissariato di PS Online – Italia ha segnalato un’investigazione partita su indicazione di una giovane catanese che denunciava alla Polizia Postale la partecipazione di un’amica 16enne alla pratica del Blue Whale. Le indagini sullo smartphone della ragazza hanno condotto a un coetaneo della provincia di Cosenza, istigatore del suo suicidio attraverso il lancio da un edificio. Il giovane ha confermato la sua partecipazione, dichiarando d’essere stato avvicinato a sua volta su Instagram. La Polizia Postale di Catania lo ha denunciato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica per i minorenni per istigazione al suicidio.
Ma cosa è il Blue Whale (Balenottera Azzurra) e chi sono stati i primi a parlarne? Il 16 maggio 2016 i redattori di Novaya Gazeta, un sito online russo d’informazione indipendente, pubblicarono un articolo intitolato “I gruppi della morte”, a firma di Galina Mursalieva. Nell’articolo si legge: “Abbiamo contato 130 suicidi di bambini che si sono verificati in Russia da novembre 2015 ad aprile 2016 (!) – quasi tutti erano membri dello stesso gruppo su Internet. Nuovi decessi annunciati”. La giornalista si riferisce a VKontakte, il più grande social media russo, e nel suo articolo riporta la testimonianza di alcune madri di adolescenti suicidatisi a breve distanza tra loro e iscritti sul network a diversi gruppi di video macabri, codici incomprensibili e inni alla morte. L’obiettivo dei cosiddetti “curatori” sarebbe il controllo psicologico e fisico dei giovani sino alla morte, in un percorso a livelli. Prevede sveglie alle 4.20 per recarsi in cima ai palazzi, autolesionismo, tagli, suoni angoscianti, video horror, disegni di balene (che si arenano sulle spiagge come per morire) e di farfalle (che vivono un giorno).
Il 50° giorno è quello destinato a “segarsi fuori” attraverso un lancio filmato dall’edificio più alto della città.
La prima ad esser collegata alla sfida è stata Rina Palenkova, una sedicenne russa diventata un simbolo sul web, che aveva preannunciato su VK la propria morte sui binari e che era iscritta a F57, un gruppo pare di orientamento suicida. All’articolo della Mursalieva numerose sono state le reazioni scettiche, come quelle del sito d’informazione on line Meduza. In realtà la Russia è segnata da suicidi giovanili da epoche pregresse, difatti l’11 marzo 2013 sul sito del Rospotrebnadzor (Servizio federale per la sorveglianza sulla tutela dei diritti dei consumatori e il benessere umano) si legge: “Oggi la Federazione Russa è classificata 1 in Europa in termini di numero di suicidi tra i bambini e gli adolescenti. Negli ultimi anni, il numero di suicidi dei bambini e tentativi di suicidio è aumentato del 35-37%. In totale, tra il 1990 e il 2010 circa 800.000 suicidi sono stati registrati in Russia”. Le indagini sul Blue Whale spesso hanno condotto a persone interessate al guadagno attraverso il numero di iscritti al proprio gruppo o ad adolescenti irresponsabili nel macabro gioco di sfide virtuali.
Due gli arrestati, a maggio Philipp Budeykin, un 21enne dichiarato sano di mente, fermato per istigazione al suicidio e fondatore di uno dei gruppi on line in cui si pratica il “culto della morte”, e il postino Ilya Sidorov, un 26enne arrestato a giugno per incoraggiamento all’autolesionismo e istigazione al suicidio, amministratore di un gruppo di 32 minorenni collegabile al Blue Whale.
In Italia il primo giornale a trattare il problema è stato La Stampa, il 3 giugno 2016, seguito poi dalle altre testate, ma la vera diffusione si è avuta con un servizio de Le Iene, lo scorso 14 maggio. Il conduttore Matteo Viviani parte dalla segnalazione di un giovane livornese sul suicidio di un amico, lanciatosi dal 26° piano del grattacielo di Piazza Matteotti. E da Livorno comincia il suo viaggio in Russia, in una successione di immagini tra racconti di madri straziate e video di lanci di adolescenti nel vuoto. Sconcerta subito la somma di imprecisioni del suo servizio, dalla data del suicidio di Livorno, che non fa emergere correlazioni con il Blue Whale, ai video russi non verificati. Viviani replica riconoscendo la leggerezza della mancata verifica, ma difendendosi dall’accusa di sensazionalismo. Appaiono su Twitter profili fake e i primi hashtag, tra cui l’agghiacciante #curatorfindme, e il 21 maggio, a supporto del primo servizio, Le Iene mandano in onda l’intervista a Elisabetta Mancini, Primo Dirigente della Polizia di Stato che dichiara «le segnalazioni dopo il vostro servizio ci indicano che alcuni adolescenti sono stati irretiti da questo che non voglio chiamare gioco».
A Napoli dal 29 maggio al 1 giugno si è tenuto il Congresso Nazionale della Società di Pediatria, nel corso del quale sono stati resi noti i dati preliminari di un’indagine svolta in collaborazione con gli uffici regionali su un campione di 10.000 ragazzi tra i 14 e i 18 anni. È emerso che l’80% dei ragazzi italiani ha vissuto un disagio psichico e che il 15% ha compiuto atti di autolesionismo, rilevando l’esistenza di un disagio emotivo diffuso tra i più giovani, accompagnato da una distanza dagli adulti di riferimento.
Le informazioni sul Blue Whale sono dunque confuse, incerte, mentre maledettamente certi sono i suicidi, i disagi e le fragilità di un’età in cui parlare di ‘gioco dell’orrore’ e di ‘sfide estreme’ potrebbe avere effetti attrattivi, magnetici e non educativi o repulsivi. Invoco quindi cautela, approfondimento e soprattutto dialogo con una generazione che pare stia sprofondando nella solitudine di una tastiera.

di Barbara Giardiello
barbara.giardiello05@gmail.com