Biodiversità, incontro per la valorizzazione dei territori

Incontro Biodiversità (Foto di Carmine Colurcio)

Nel magnifico scenario dell’Ecoparco del Mediterraneo, si è tenuto, lo scorso mese, un incontro sulla Biodiversità, organizzato dalla prof.ssa Jolanda Capriglione e patrocinato da numerosi enti, tra cui l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Erano presenti anche il prof. Ludovico Mascia e gli alunni dell’istituto superiore di Caserta “Terra di Lavoro”.

L’incontro è stato moderato dalla stessa prof. Capriglione, docente di Estetica del Paesaggio e presidente del Centro Unesco Caserta, secondo la quale: «in merito al settore del turismo stiamo assistendo a numerosi cambiamenti – e aggiunge – esiste un turismo classificabile in termini di bellezza estetica, un turismo culturale e un “turismo naturalistico”, in cui le persone si aspettano di fare attività come trekking o passeggiate. Il turismo, infatti, non è solo fare, ma anche guardare, capire ed osservare».

La prof. Capriglione ha introdotto il prof. Maurizio Fraissinet, docente presso la Federico II e presidente ASOIM e già Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio per 5 anni. In questi anni tra le tante problematiche affrontate, ha realizzato quella che oggi è conosciuta sui libri di ingegneria come “Palizzata Vesuvio”, opera di ingegneria naturalistica ideata al fine di contenere le frane ed anche le acque di ruscellamento.  Il prof Fraissinet ha così dichiarato: «Bisogna realizzare infrastrutture leggere per poter favorire la visita sostenibile dei parchi e creare un impatto positivo nei confronti dei visitatori. Negli ultimi decenni la sensibilità ambientale delle popolazioni occidentali del pianeta è andata crescendo. Il turismo naturalistico non è e non deve essere un turismo di massa. Sono soprattutto le popolazioni metropolitane che scelgono di immergersi nella natura per fuggire dallo stress di città. È opportuno però proteggere questi parchi e soprattutto la flora e la fauna locale, limitando gli accessi e rendendo più consapevoli i visitatori. In Italia non abbiamo gli elefanti o le giraffe del turismo africano, ma siamo il paese in Europa con la maggiore biodiversità di specie vegetale ed animale».

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Ha concluso l’ing. Angelo Morlando, specializzato in ingegneria idraulica e responsabile scientifico dell’Associazione Officina Volturno, che ha illustrato l’evoluzione morfologica del territorio circostante come l’Oasi dei Variconi e l’Ecoparco del Mediterraneo: «Tutti i laghetti che circondano la zona e gli danno uno scenario incantevole, non esistevano. La loro sede era destinata a cave di sabbia, talvolta regolari, talvolta assolutamente irregolari e con la quale si è costruito gran parte del patrimonio abusivo circostante. Ad un certo punto si è giunti alla conclusione che certe attività di estrazione non potevano continuare, quindi le stesse cave furono abbandonate. In seguito la natura si è ripresa quello che era già suo. Quelle che vediamo oggi sono falde nascoste che sono riemerse. Dal momento in cui non hanno più la protezione del sottosuolo vanno ancor di più tutelate, poiché questi essendo bacini chiusi, per autodepurarsi impiegano tantissimo tempo».
L’Ing. Morlando ha poi interloquito a lungo con i ragazzi, laureandi in architettura, spiegandogli quale sia il modus operandi di un corretto professionista. Ha spiegato cosa sia davvero la valutazione di impatto ambientale: «è una procedura che deve garantire il coinvolgimento di tutti, in un concreto confronto e dibattito. Ha spiegato cosa sia “la soluzione zero”, cioè quella del non realizzare nulla se non vi sono le concrete garanzie che gli impatti possono essere realmente mitigati».

Dunque tantissimo resta ancora da fare per prendersi cura del proprio territorio. Abbiamo tutto, le risorse, le soluzioni e soprattutto la natura dalla nostra parte. Il compito più difficile spetta ai professionisti, i quali, con gli strumenti a loro disposizione devono valutare sempre l’incidenza di un’opera sull’ambiente circostante. L’attività sul campo è fondamentale, così come la conoscenza dello stesso. Il progettista segue un codice deontologico dell’ordine di appartenenza. Questo non deve essere un obbligo, ma è un dovere morale ad agire nel rispetto del paesaggio e dell’ambiente.

di Raffaele Gala
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017