BENI CONFISCATI: PROPOSTE DAL GRUPPO G.R.A.I.E

BENI CONFISCATI: PROPOSTE DAL GRUPPO G.R.A.I.E.: approfondimento sulla difficile applicazione dell’attuale normativa

Il Gruppo di Ricerca ed Azione Legalità ed Etica (G.R.A.I.E.) opera all’interno del Dipartimento di Giurisprudenza della Seconda Università degli studi di Napoli ed è costituito da Carmine Aloja, Alberto de Chiara, Andreana Esposito, Catello Maresca, Pietro Marzano e Antonio Pagliano.

Carmine Colurcio © Beni confiscati Roma-2
Dott. Maresca relatore presso la commissione antimafia per i beni confiscati alla camorra

L’analisi del disegno di Legge n. 2314 si intitola “Verso una riforma del sistema della gestione dei beni sequestrati e confiscati”. Di seguito, si propone un approfondimento del gruppo di ricerca in merito ai sequestri adottati ai sensi dell’art. 12 sexies L. 356/92.

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Il fallimento dell’attuale sistema di gestione dei beni confiscati emerge in maniera chiara e drammatica quando l’analisi si sposta dal procedimento di prevenzione a quello penale tout court ed in particolare ai sequestri adottati ai sensi dell’art. 12 sexies L. 356/92.

Molteplici ormai, anche in termini statistici, sono i casi di applicazione della cosiddetta “confisca allargata! che negli ultimi anni hanno superato di gran lunga i procedimenti di prevenzione reali. L’analisi della proposta di modifica dell’art. 12 sexies L. 356/92 incide su contenuti importanti, ma di per sé neutri rispetto alle criticità che emergono nella gestione dei sequestri finalizzati alla confisca.

In primo luogo, l’analisi ha evidenziato che il momento più critico, con le maggiori sofferenze, è determinato dalle lungaggini del procedimento penale rispetto a quello di prevenzione; l’esperienza processuale ci offre un dato in questo senso allarmante: la confisca di primo grado nel procedimento penale interviene in media a distanza di 4/5 anni dalla esecuzione del sequestro.

Ciò ovviamente incide, non solo in quegli istituti e per quei soggetti impegnati nella gestione dei beni sottoposti a sequestro, ma evidentemente ne acuisce le distorsioni, fino al totale fallimento del sistema così come attualmente in vigore.

E’ necessario, quindi, incidere su tre profili differenti: quello procedimentale, quello organizzativo e quello di gestione dei sequestri.

Sul profilo procedimentale basterebbe estendere la disciplina della inefficacia dei sequestri, così come prevista dagli artt. 24 e 26 dell’attuale Codice Antimafia, anche al procedimento penale, incidendo, o con la modifica dell’art. 12 sexies, ovvero dell’art. 321 c.p.p. ; in realtà l’attuale proposta prevede una modifica del comma 4bis del medesimo articolo, che estende l’applicazione al procedimento penale delle disposizioni riguardanti non solo l’Amministrazione dei beni, ma anche la tutela dei terzi e l’esecuzione del sequestro.

Sul punto andrebbero specificate comunque meglio le norme di riferimento estese all’applicazione penale; mentre si dovrebbero prevedere espressamente i termini di efficacia del sequestro fino alla confisca di primo grado e poi fino a quella di secondo grado e quella definitiva, così come già previsto dal codice antimafia, ma solo per i sequestri di prevenzione.

In tal modo, si eviterebbe la cosiddetta “parcellizzazione dei procedimenti”, fenomeno molto conosciuto soprattutto in distretti “affollati” da procedimenti di criminalità organizzata, per cui, soprattutto in questi ultimi, si stralciano le posizioni degli imputati coinvolti dai sequestri, da quelli in custodia cautelare ed i primi assumono la veste di processi secondari rispetto ai primi, con tempi di esecuzione dei sequestri sine die.

Una simile proposta inciderebbe anche sul sistema di gestione dei beni ed in particolare sui costi dell’amministrazione giudiziaria che con previsioni di tempo più ristrette avrebbero anche più efficacia e, soprattutto, maggior efficienza.

Non vanno inoltre sottovalutate le peculiarità del procedimento penale rispetto a quello di prevenzione che determinano numerose criticità: si pensi ad esempio a tutta la fase incidentale dei sequestri (Riesame, Ricorso per Cassazione) che mal si concilia con l’attuale sistema di gestione dei beni sottoposti a sequestro.

Si pensi al dato statistico che rispetto ai sequestri di prevenzione, dove la esecuzione è più semplice e dove il provvedimento ablativo non subisce modifiche procedimentali, nel sequestro penale ex art. 12 sexies, solo a distanza di mesi (in alcuni casi anche di anni) si riesce a definire la entità del sequestro. Sul punto la previsione di una tempistica ben specifica sul deposito della relazione, ex art. 36, da parte degli amministratori giudiziari, agevolerebbe la quantificazione dei contenuti del sequestro penale, anche se rimarrebbero scoperti punti fondamentali quali l’eventuale accoglimento del sequestro anche parziale da parte dei Giudici del Riesame.

In questo senso incidono non poco anche tutte le modifiche relative all’allontanamento dei soggetti indagati e non, dalla disponibilità dei beni sequestrati ed in particolare delle aziende.

E’ previsto infatti, un articolato provvedimento di esecuzione del sequestro finalizzato allo sgombero dei beni immobili e alla liberazione delle aziende, anche se occupati dal proposto, dai terzi intestatari e dai familiari di costoro.

In primo luogo, la norma non fa alcun riferimento agli indagati ovvero imputati; non si comprende se è una precisa scelta legislativa ovvero una mancanza presente invero in tutto l’attuale provvedimento in discussione.

L’obiettivo delle nuove disposizioni è evidente: quello di assicurare la liberazione dei beni contestualmente al loro reale utilizzo o gestione diretta (dell’azienda) per evitare le criticità che si verificano quando il bene non è utilizzato, oltre che per evitare i ritardi della destinazione finale derivanti dalla presenza di persone da sgomberare o allontanare dalle aziende.

Una simile previsione mal si concilia con il procedimento penale tenendo presente la eventualità di un dissequestro, ancorché parziale che il Tribunale del Riesame potrebbe adottare.

A cura del GRUPPO G.R.A.I.E.

 

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!