Atti processuali: servono chiarezza e sinteticità Avv. Fabio Russo

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Avv. Fabio Russo

Spesso gli avvocati più giovani, ancora a digiuno di esperienza forense, si sentono ripetere dai veterani della professione “non scrivere atti troppo lunghi…altrimenti i giudici non li leggono proprio”. Quante volte, difatti, è capitato a noi legali di accorgerci sommessamente che un giudice non abbia letto proprio i nostri scritti, frutto di sudore e dedizione. Ebbene, quella che sembrava soltanto una leggenda, da dispensare ai praticanti nelle pause di lavoro, diventa un principio giuriprudenziale di legittimità.

Difatti la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20589 del 30 settembre 2014 ha dichiarato inammissibile un ricorso perchè secondo i giudici l’avvocato estensore aveva violato il dovere di sinteticità espositiva avendo superato le 100 pagine contenenti una sovrabbondante riproduzione degli atti processuali mentre alla esposizione dei motivi di ricorso sarebbero bastate le ultime dodici pagine, che  “da sole sarebbero state del tutto proporzionate al tipo di censure proposte”.

 

I giudici di legittimità, che ormai ci hanno abituato a pronunce singolari, solo per usare un eufemismo, si riportano ad una un precedente del 2006 (la sentenza numero 19100/2006) dove già si era sancito il principio secondo il quale “il rispetto del canone della chiarezza e della sinteticità espositiva rappresenta l’adempimento di un preciso dovere processuale (…) “.

 

Ebbene si, i cosidetti ermellini, giudici supremi, sono troppi oberati di lavoro per poter leggere così tante pagine!

Quindi, a tutti i colleghi prolissi, o se si vuole troppo scrupolosi, l’invito è quello di essere estremamente sintetici, e di esporre nei vostri scritti i concetti essenziali alla difesa del cliente, senza dilungarsi in divagazioni dottrinali, che non solo non verranno lette, ma anzi vi esporranno al rischio di una pronuncia di inammissibilità.

 

Fabio Russo

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.