Attentato al territorio: Cava Monticelli scelta per l’ennesima discarica

Sequestro Cava MonticelliSciagurata decisione del commissario Ruberto che penalizza ancora una volta la fascia costiera del comune di Giugliano

Come abbiamo avuto occasione più volte di ribadire nei nostri precedenti comunicati, la dissimulazione semantica viene sempre più spesso usata da chi ci governa per dissimulare appunto le nefandezze delle proprie scelte che altrimenti, nel loro chiaro ed immediato significato, sarebbero ingiustificabili.

Se volete un esempio ve lo forniamo subito: la notizia dell’apertura di due nuove discariche, una a Chiaiano, l’altra a Giugliano perde la sua brutalità e immediatezza per assurgere a qualcosa di più sfumato che può, se non si conosce bene la materia, portare ad equivocare quelle che sono le vere intenzioni di questi sciagurati che governano le istituzioni. Difatti, nel caso del comune di Giugliano, si parla, nel documento di convocazione della conferenza dei servizi per le decisioni in merito, di “progetto di ricomposizione ambientale della cava dismessa in località Masseria Monticelli.” Ecco, la dissimulazione è servita e questo non solo per ingannare le popolazioni dei comuni sopra menzionati devastati dal malaffare e dalla malapolitica, ma anche per ingannare la normativa, dal momento che la legge del 5 luglio 2007 n. 87 all’articolo 3 rubricato Divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti recita testualmente: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica nel territorio dell’area «Flegrea» – ricompresa nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano e Quarto in provincia di Napoli, per il territorio contermine a quello della discarica «Masseria Riconta», – non possono essere localizzati ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti”. In poche parole non si possono aprire altre discariche.

In considerazione di quanto sopra esposto la maggior parte di voi esclamerà: ma allora siamo al sicuro, forse le preoccupazioni sono eccessive. Beh, non è così perché in Italia, Paese feudale nell’organizzazione e bizantino nelle procedure, vige da sempre il principio “fatta la legge, trovato l’inganno”. E proprio di inganno si tratta quando si fa riferimento a progetti di riqualificazione ambientale che altro non significano che dal momento che il buco c’è si può benissimo riempirlo di spazzatura.  E così si perpetua l’atteggiamento criminale di uno Stato che sembra non tenere in alcun conto che a poche centinaia di metri, per entrambi i comuni di Chiaiano e Giugliano, si trovano due invasi regionali chiusi da poco che hanno causato morte e disagi tremendi alle popolazioni della zona. Per l’invaso di Chiaiano addirittura la magistratura sta indagando sulle infiltrazioni della camorra, indagini che hanno portato all’arresto di 17 persone, tra cui due militari per il collaudo della discarica che evidentemente non rispettava le norme di sicurezza in materia. Queste le risultanze dell’indagine ancora in corso: “I lavori di realizzazione dell’invaso della discarica di Chiaiano sono stati effettuati in violazione degli obblighi contrattuali e in difformità dal progetto approvato, utilizzando materiale non idoneo allo scopo, quale argilla proveniente da cava non autorizzata o argilla mista a terreno”. Una situazione esplosiva, di grave nocumento per la salute pubblica, che i comitati cittadini hanno contestato, inascoltati, per anni. A tutt’oggi non siamo a conoscenza di indagini relative alla discarica dei Settecainati, nel comune di Giugliano, ma se l’andazzo è quello sopra prospettato allora forse sarebbe il caso di indagare.

L’E.C.O della Fascia costiera, nella sua indefessa ed attenta vigilanza sul territorio di Giugliano, ha da subito diffuso l’allarme per l’apertura del nuovo sito in località Monticelli, vicinissima a Settecainati, evidenziando l’incongruenza e l’irresponsabilità della scelta scellerata che ancora una volta mette in pericolo la salute dei cittadini che, invece di vedere avviate le promesse bonifiche, vedono ancora una volta calpestato il loro diritto alla vita. Sempre l’associazione, nella persona del presidente Lucia De Cicco, ha denunciato alla forestale la precaria situazione della cava per la presenza di rifiuti speciali quali pneumatici e altro che testimoniano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di una bonifica della zona piuttosto che la sua distruzione mediante l’apertura della nuova discarica. È del 20 marzo u.s. il sequestro di una parte della cava da parte del Corpo forestale di Pozzuoli. Addirittura la proprietà della stessa è della società Alma di Luca Avolio già finito nelle inchieste sui boss della spazzatura, per cui il piano del prefetto Ruberto rischia, come accaduto nella passate gestioni commissariali, di favorire interessi criminali che poco si conciliano con le norme in materia ambientale. Considerate poi che il piano per la realizzazione delle due discariche cui abbiamo accennato, è stato realizzato da Giovanni Perillo, ex direttore tecnico della municipalizzata Sap Na, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione e la gestione della discarica di Chiaiano. Possibile che tutto ciò non insospettisca?

Ci chiediamo a questo punto, viste le criticità che abbiamo evidenziato, come mai si decide ancora una volta di massacrare un territorio, già compromesso, mediante l’utilizzo di cave, quindi in sostanza di buchi che non sono stati scavati con l’intento di farne delle discariche e che quindi presentano delle criticità ab origine che ne compromettono seriamente l’uso che se ne vuol fare, ossia riempirle di spazzatura. A conferma delle criticità che abbiamo sollevato, uno studio dell’Università del Molise, a nome del professor Massimo Colombo, ordinario di pedologia, la scienza che studia la composizione, la genesi e le modificazioni del suolo, evidenzia il rischio ambientale connesso all’impiego improprio del Compost Fuori Specifica CER, che poi è proprio quello che, secondo il documento di convocazione della conferenza dei servizi per la “riqualificazione “ della cava, dovrebbe essere utilizzato per riempire la stessa. Si parla infatti di biostabilizzato, codice Cer 19.05.03.

Secondo lo studio sopra richiamato “Si definisce Compost il prodotto di un Impianto di Compostaggio idoneo a trattare solo frazione organica di rifiuti solidi urbani differenziati (FORSU) e scarti verdi (residui di potature, sfalci o altro materiale verde proveniente da giardini o parchi). Diversamente il Compost Fuori Specifica CER è ottenuto separando la frazione organica biodegradabile direttamente dai rifiuti solidi urbani (RSU) indifferenziati.” Il Compost fuori specifica è ottenuto dalla frazione organica separata dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, ossia dai rifiuti urbani che contengono sostanze organiche putrescibili. Proprio questa frazione, attraverso il processo di compostaggio si trasforma in frazione organica stabilizzata, il cosiddetto FOS. Il compost fuori specifica quindi altro non è che il prodotto del trattamento biologico della frazione organica del rifiuto urbano indifferenziato. A questo proposito ricordiamo che l’impianto ex-Cdr di Giugliano, come del resto anche gli altri sei impianti campani, non ha praticamente mai prodotto CDR a norma di legge che potesse essere usato come combustibile in inceneritori o altri impianti industriali. La criticità principale è data dal fatto che una parte troppo piccola della frazione organica viene separata dal resto dei rifiuti, rendendo eccessivamente  umido il prodotto finale. Inoltre, da un confronto tra le tonnellate di rifiuti che entravano e quelle che uscivano si è evinto che sono stati introdotti rifiuti di provenienza non dichiarata, molto probabilmente rifiuti industriali. In conseguenza di queste gravissime infrazioni, i Cdr regionali compreso quello di Giugliano, sono stati convertiti in Stir, ossia stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti. E proprio negli Stir è il problema, in quanto la frazione organica che dovrebbe dare origine al Compost viene separata meccanicamente all’interno degli stessi stabilimenti e nella normalità rappresenta una piccola porzione del rifiuto indifferenziato. Tale separazione avviene per vagliatura o per densità, ambedue metodi poco adatti per separare selettivamente l’organico dalle altre componenti di rifiuti urbani quali plastiche, materiali ferrosi, vetro, pile, tessuti e quant’altro che finisco per contaminare inevitabilmente il Compost fuori specifica Cer, che, come sopra accennato, sarà quello che sarà utilizzato per riempire la Cava Monticelli. Un passaggio cruciale dello studio evidenzia come l’utilizzo del Compost Fuori Specifica (CER 19.05.03), per effettuare la “rinaturalizzazione” di cave dismesse o abbandonate “è considerarsi estremamente rischioso per I’uomo e per l’ambiente”, in quanto capace di arrecare danni irreparabili.

Per quanto riguarda invece le criticità strutturali della Cava Monticelli, accenniamo alle considerazioni, basate su specifiche competenze in materia del professor Franco Ortolani, ordinario di geologia all’università di Napoli, secondo il quale “la cava individuata è stata realizzata a fossa mediante la progressiva asportazione di sedimenti e rocce vulcaniche ricavando un profondo cratere….la cui base si troverebbe a soli 15 metri al di sopra della falda acquifera, separata dalla base stessa da sedimenti permeabili. Le cave a fossa non sono idonee per la realizzazione di discariche in quanto dopo il loro riempimento è impossibile effettuare la manutenzione lungo i lati e la base. Il carico dei rifiuti, inoltre, causerebbe deformazioni e rotture del sistema impermeabilizzante, come accaduto nella discarica di Chiaiano. In parole povere una discarica in una cava a fossa scavata in terreni permeabili equivale ad un reato ambientale”.

La gravità delle affermazioni del professor Ortolani non lascia adito a dubbi, così come le risultanze degli studi del professor Colombo sulla pericolosità del Compost fuori specifica non può non mettere in allarme chi è deputato a prendere le decisioni. Siamo in presenza di un’inadeguatezza della cava non soltanto per la sua struttura morfologica, ma anche per il materiale che vi si vuole riversare. È un attentato alla salute pubblica che ci troverà uniti e determinati contro chi vuole ancora avvelenare le nostre terre e le nostre esistenze. Non si può decidere contro il buonsenso e contro la volontà popolare. Abbiamo già dato. Questa affermazione non ci spinge però a ragionamenti egoistici che mal si conciliano con una nuova visione della questione rifiuti che è orientata ad avere un impatto sempre minore sull’ecosistema (vedasi al riguardo la proposta di legge Rifiuti Zero), ma ci orienta verso un nuovo modo di consumare e produrre. Quindi nessuna nuova discarica a Chiaiano e Cava Monticelli, ma anche nessuna nuova discarica altrove. Ci sono i mezzi, ci sono le menti e c’è la volontà di un popolo che non vuole più morire per l’indifferenza e l’ottusità delle istituzioni e per la putrida e maleodorante coscienza della criminalità.

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.