Assessore Daniele al Salone internazionale del libro per la premiazione del concorso Lingua Madre

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Questa mattina l’assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele è stato al Salone Internazionale del libro di Torino per premiare in rappresentanza del Comune di Napoli una vincitrice del Concorso letterario nazionale, dedicato alle donne straniere residenti in Italia, Lingua Madre. L’assessore ha accompagnato sul palco, insieme all’ambasciatore della Serbia in Italia, l’autrice serba residente a Napoli, Slobodanka Ciric. Presenti i rappresentanti delle istituzioni locali.

Slobodanka Ciric nasce nel 1961 a Belgrado in una famiglia operaia e, giovanissima, si afferma come una delle più conosciute paroliere dei più importanti musicisti jugoslavi. La sua immigrazione in Italia ha coinciso con l’aggressione alla Jugoslavia, e il dolore provato l’ha spinta a farsi portavoce del suo popolo. In Italia le sue opere hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio  Caputo Brut, il Premio Internazionale per la Poesia Umanistica Città di Venezia, il Premio speciale Eudonna. È stata finalista del Premio Città di Gaeta e si è classificata al II posto del Premio L’Iguana. Tuttora è molto attiva nella realizzazione di importanti progetti di solidarietà con il popolo jugoslavo.
La sua fotografia, La rosa di carta, ha vinto il Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo del X° Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione:
«Un’immagine costruita, una rosa di carta sovrapposta a un’acquaforte del Settecento di Piranesi. Un fiore, colorato, manufatto dei nostri tempi realizzato da un detenuto del carcere di Poggioreale appoggiato su una stampa che data oltre due secoli e mezzo, un vortice di scale dominato da toni grigi, plumbei, cupi, come può essere la vita di ogni giorno in una casa circondariale. Un soffio di speranza tenue, fragile, quasi a spezzare la durezza dell’acquaforte e di quanto essa riesce a evocare».e: «Un’immagine costruita, una rosa di carta sovrapposta a un’acquaforte del Settecento di Piranesi. Un fiore, colorato, manufatto dei nostri tempi realizzato da un detenuto del carcere di Poggioreale appoggiato su una stampa che data oltre due secoli e mezzo, un vortice di scale dominato da toni grigi, plumbei, cupi, come può essere la vita di ogni giorno in una casa circondariale. Un soffio di speranza tenue, fragile, quasi a spezzare la durezza dell’acquaforte e di quanto essa riesce a evocare».