Quando l’architettura determina la qualità della vita

Vele di Scampia

Cenni storici

La storia ci insegna che i primi a “lottizzare” o per meglio dire a dividere lotti di terreno ove presenti insediamenti, sono stati i romani. La “centuratio” è il primo esempio di divisione di lotti da assegnare ai coloni, questo generava occupazione e limitava l’abbandono delle aree limitrofe ai centri abitati. L’agrimensore tracciava due assi ortogonali: Il decumano massimo ed il cardo massimo, cosi da dividere i terreni in lotti regolari. Il termine lottizzazione però è di epoca molto recente e compare per la prima volta nell’articolo 28 della Legge urbanistica n. 1150 del 1942. Questo, stabilì il divieto di procedere a lottizzazioni di terreni con scopo edilizio, in assenza di un piano regolatore particolareggiato. Molti comuni non hanno mai realizzato il loro strumento urbanistico. Questo, poichè nel ‘42 vigevano leggi diverse da quelle ordinarie trovandosi l’Italia in un periodo di guerra.

Ai giorni nostri

La lottizzazione è un concetto molto importante che riguarda la vita quotidiana delle persone in maniera molto più diretta di quanto si pensi. Dall’adozione del piano, per ottenere il via libero definitivo, il lottizzatore si impegna a rendere fruibili delle aree destinate ad uso pubblico, accollandosi gli oneri per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Analizzando le nostre città, soprattutto le parti destinate ai PEEP (piani edilizia economica e popolare) e quelle soggette a cementificazioni forzate, ci si rende conto di come questa postilla non è stata quasi mai rispettata. Se su un territorio, lottizzare vuol dire speculare, si creano le condizioni affinchè l’opera realizzata consista semplicemente nell’aver eretto delle scatole protettive di cemento armato in cui, in maniera quasi primitiva, si offre un riparo e non una condizione di vita. L’urbanistica ci insegna che nell’ipotesi di nuovi insediamenti urbani, la relazione tra le nuove costruzioni e lo svolgimento della vita quotidiana in quegli spazi è fondamentale. Una lottizzazione virtuosa genera una realtà di vita migliore e che di conseguenza si creino le condizioni per uno sviluppo proficuo del territorio. Pensiamo ad un esempio eclatante: le vele di Scampia a Napoli in Italia e le vele di Marina Baie in Costa Azzurra in Francia. Molto simili per stile e mole ma molto diversi per l’impatto che hanno avuto sul territorio e sui cittadini. Ci troviamo difronte ad un ghetto Italiano e ad un patrimonio architettonico Francese del XX secolo. Le vele Italiane, nate in una “scampia” che appunto significa “non-campo”, immensa distesa verde, vedono il loro progetto iniziale sbriciolarsi giorno dopo giorno nel processo di edificazione. Opere di urbanizzazione mai realizzate, manutenzione mai effettuata e l’abbandono delle istituzioni, hanno generato semplicemente un insieme di ecomostri. Le vele Francesi, su cui all’inizio si dubitava molto, hanno trasformato un territorio abbandonato della Costa Azzurra in un luogo turistico di lusso.

Conclusioni

In un momento storico in cui è stata occupata la maggior parte del suolo disponibile, regolarmente o abusivamente, è bene che amministrazioni e professionisti convergano verso un’unica direzione: la riqualificazione. Piuttosto che rilasciare permessi di Lottizzazione ex novo, ci si potrebbe concentrare sulla valorizzazione dell’esistente. Recuperare e convertire spazi vuoti e morti in luoghi attrezzati, dare modo alle persone di vivere le loro città senza doversi spostare per avere del verde fruibile. Affrontare inoltre il problema dei centri creando le condizioni per la riqualificazione. Molto spesso sussistono dei vincoli su edifici semplicemente vecchi, senza alcun valore storico. Questa paralisi porta ad una delocalizzazione della popolazione locale, con un conseguente proliferare di edilizia periferica mal servita e senza servizi che genera il vortice negativo precedentemente descritto.

di Raffaele Gala