Campania prima in Italia per numero di obesi. Il dott. Cristiano Giardiello: «È un’epidemia mondiale»

Dott. Cristiano Giardiello - Obesity Center (Foto di Carmine Colurcio)

«Riappropriarsi della vita per rendere felici se stesso e la propria famiglia»

 

I dati sono allarmanti. Ogni anno le patologie legate all’obesità aumentano a dismisura e le persone affette, troppo spesso, trascurano la propria condizione fisica. La scienza ha fatto numerosi progressi nel settore e la Chirurgia Bariatrica è ormai da anni una realtà consolidata.
In una regione chiamata in causa troppo di frequente per i casi di malasanità, emerge una realtà che colleziona successi uno dopo l’altro. Il centro per il trattamento dell’obesità diretto dal Dott. Cristiano Giardiello è un’eccellenza che la sanità campana può vantare nel mondo.  Centinaia sono le persone che quotidianamente raggiungono l’Obesity Center di Castel Volturno per trovare una speranza. L’unico scopo è quello di perdere peso, e cosi migliorare il proprio stile di vita. Perdere peso può sembrare una cosa semplice, quasi banale, ma in realtà non lo è.

Raggiungere la normalità, per persone che arrivano a pesare oltre i 300kg, è un vero traguardo. Un percorso lungo e costante che non va mai abbandonato. Proprio in occasione dell’OpenDay presso il Pineta Grande Hospital,  grazie alle testimonianze dei numerosi pazienti accorsi all’evento , si è potuto costatare che, con impegno e dedizione, tornare a vivere è possibile. Abbiamo chiesto al Dott. Cristiano Giardiello di spiegarci meglio il percorso che riporta molte persone dall’abbandono di se stessi alla vita.

Quando l’obesità, intesa come patologia, diventa un problema per chi ne è affetto?
«L’obesità è una malattia cronica-degenerativa molto difficile da debellare soprattutto quando arriva negli stadi gravi. L’obesità si calcola con un valore che è l’Indice di Massa Corporea (IMC); Un rapporto che equivale al peso diviso l’altezza al quadrato. Esistono vari gradi, fino a 25 si è normopeso. Da 25 a 30 si è nel sovrappeso. Da 30 a 35 si è in obesità di prima classe. Da 35 a 40 di seconda classe e da 40 in su possiamo parlare di obesità grave (terza classe). Viene considerata un’obesità morbigena, cioè che può complicare la qualità e la quantità della vita da 40 di IMC in su, chiaramente però se abbiamo un paziente da 35 e 40 con un’obesità di seconda classe che ha già delle patologie croniche come il diabete,ipertensione e ipercolesterolemia allora è chiaro che, anche se non è un’obesità cosi grave come quella del terzo grado è un’obesità che in qualunque caso può essere allo stesso livello morbigena cosi come quella di terzo grado».

La Genetica conta in qualche modo?
«La genetica non conta. Conta la familiarità e soprattutto le abitudini familiari, cioè molto spesso è difficile che ci sia un solo obeso in famiglia; è difficile che bambini obesi vengano da genitori normopeso perché sono delle abitudini alimentari ,uno stile di vita non corretto che poi col tempo accresce e purtroppo siccome gli stili di vita scorretti sono dei nostri nonni e sono andati peggiorando con i nostri genitori, adesso si trova molta più obesità adolescenziale di quanto non lo era in passato, perché stiamo, in un certo senso, imparando sbagliando a fare ancora prima e peggio quello che possono essere stili di vita scorretti e un’alimentazione scorretta».

Qual è il giusto approccio da seguire per chi intendere perdere peso?
«L’approccio giusto da seguire è sicuramente fare una visita dietistica o dietologica. Questa è sicuramente una valutazione che va fatta con uno specialista dell’alimentazione. Lo specialista deve assolutamente valutare prima qual è il comportamento alimentare e le abitudini alimentari, e si fa con uno schema che è il diario alimentare. Si scrive per una settimana tutti i giorni tutto quello che il paziente mangia o beve, a che ora lo fa, la quantità media, dove lo fa e perché lo fa. Questo indicherà, non soltanto cosa mangia il paziente,ma quante calorie assume nell’arco di una giornata e anche perché lo fa. A volte i pazienti non mangiano perché hanno fame, ma mangiano perché sono nervosi, mangiano perché sono arrabbiati o sono depressi».

È noto che sul web è possibile trovare di tutto. Cosa pensa dei farmaci che favoriscono il dimagrimento venduti online?
«Proprio di recente il Ministero della Salute e l’AIFA hanno bandito tutti i prodotti galenici. Non esistono farmaci per il trattamento dell’obesità. Esistevano solo due farmaci. Uno aveva un effetto centrale sul cervello, la Sibutramina, dismesso per le gravi complicanze che dava, e un altro è l’Orlistat. Un farmaco che faceva si che i grassi non venissero assorbiti provocando diarrea, ed anche questo è stato abbandonato. Tutti gli altri farmaci che vengono dati a volte dai dietologi sono prodotti invece galenici, e se non sono pericolosi il più delle volte sono fibre che aumentano il senso di sazietà e aumentano la frequenza delle evacuazioni , quindi minore assorbimento. Quando ci sono, invece, farmaci che promettono un dimagrimento molto veloce nel breve tempo , spesso sono dei farmaci molto pericolosi che hanno dentro ormoni tiroidei, anfetamine, diuretici . Come dicevo, proprio per questo tipo di farmaci c’è stata una normativa dove il ministero proibisce il confezionamenti di questi prodotti galenici nelle farmacie».

Clinica Pineta Grande – Castel Volturno (CE)

Durante l’Open Day ho sentito parlare di “Supporto Psicologico”. Quanto conta questo tipo di sostegno?
«Il supporto psicologico è fondamentale perché come dicevo non si mangia solo perché si ha fame. Si mangia per un determinato stato d’animo e per delle problematiche psicologiche. Una valutazione di quale sia la situazione del paziente va sempre fatta prima di fare una dieta e prima di fare un intervento chirurgico e poi molte volte c’e’ anche la necessità di completare il percorso perché quando si arriva ad un dimagrimento molto forte ci può essere “ il non riconoscimento  delle modalità immaginative” , il paziente non si rivede più nella nuova veste e quindi può avere un equilibrio alterato nell’affrontare determinate situazioni . Pensiamo ad un paziente che prima andava in spiaggia avendo un grado di obesità e poi invece quando perde tanto peso e ritorna ad essere normale, ma vedendo troppa pelle cadente può avere paura nel confrontarsi più di quanto non era prima obeso».

È sempre necessario ricorrere alla chirurgia? Quali sono i rischi?
«Non è sempre necessario, dipende dal tipo di obesità e dalle complicanze e soprattutto dalla storia. Noi di solito non operiamo pazienti che non abbiano fatto almeno per alcuni anni ogni tipo di tentativo nel perdere peso con dietoterapia, supporto psicologico o metodi non invasivi come il Palloncino Intragastrico, che è una procedura e non un intervento chirurgico. Si fa per via endoscopica ed è una procedura temporanea. All’intervento chirurgico si arriva quando ci sono delle situazioni di obesità grave soprattutto con patologie croniche concomitanti e se si vuole arrivare a questo peso e principalmente a mantenerlo si fa l’unica strategia terapeutica a lungo termine per la vita, come l’intervento chirurgico, che garantisce la perdita di peso e il mantenimento. Ci sono vari interventi come: il bendaggio gastrico, la Sleeve Gastrectomy, Bypass Gastrco e la Diversione Biliopancreatica. Questi sono interventi che variano a seconda delle abitudini alimentari, del comportamento alimentare e che va valutato prima di arrivare all’intervento chirurgico. Si fa un percorso con dietista e psicologo che valuta le abitudini e il comportamento alimentare, e poi successivamente si valuta qual è l’intervento chirurgico più adeguato a seconda di questo e a seconda anche di altri fattori come l’età, il sesso del paziente e le patologie croniche che ha».

Per l’obesità infantile il percorso da seguire è lo stesso, o è diverso?
«Non esistono procedure invasive, come gli interventi chirurgici, che possono essere adottati negli adolescenti. Se non si ha il completamento dello sviluppo e non si raggiunge la maturità psicologica per poter affrontare un percorso , perché sicuramente l’intervento non è qualcosa che semplicemente viene fatto e di cui il paziente non si accorge o il paziente non deve preoccuparsi. Il paziente dovrà gestire l’intervento chirurgico facendo attenzione ad alcune norme alimentari, valutando il comportamento alimentare come per esempio masticare bene e mangiare piano perché poi si potrebbero avere dei fastidi. Quindi con l’adolescente noi valutiamo solo ed esclusivamente percorsi di dieto-terapia, anche con supporto psicologico, si potrebbero valutare metodiche non invasive come il palloncino, ma sicuramente non prima dei 16 anni».

Secondo i recenti dati ISTAT è stato riscontrato che almeno 1 cittadino su 6 risulta essere obeso. Possiamo dire lo stesso per la Campania?
«Purtroppo questo dato in Campania è anche peggiore. Abbiamo il 18% della popolazione adulta che è obesa, e il 22% per quanto riguarda gli adolescenti. Quindi una situazione molto grave. La Regione Campania credo sia prima in Italia per numero di obesi, soprattutto a livello adolescenziale , e questo crea un problema importante proprio per la sanità pubblica perché tutti questi pazienti obesi hanno patologie cronico concomitanti e sono pazienti che hanno una qualità e quantità della vita nettamente ridotta rispetto al resto. Quindi immaginiamo soltanto che un obeso farà molte più giornate di malattia se lavora presso qualsiasi ditta di quanto possa fare un paziente sano, e questo ha dei costi sociali importanti oltre ai costi di tutte le cure a cui si dovrà sottoporre nel corso della sua vita. Quindi la prevenzione in questo caso è fondamentale, ed è fondamentale anche la consapevolezza dal punto di vista del mondo sanitario. La chirurgia Bariatrica non è un qualcosa di sperimentale, ma è qualcosa di assolutamente codificato. Negli Stati Uniti molte assicurazioni non sostengono i costi delle cure mediche se i pazienti obesi non si operano di Chirurgia Bariatrica, perché considerati una strategia fallimentare».

È giusto considerare l’obesità un’epidemia?
«Assolutamente si. C’è un’epidemia a livello mondiale. Ci sono paesi che hanno problemi molto più grossi, come gli Stati Uniti, ma anche il mondo Arabo dove le percentuali di incidenza di obesità e diabete che è una logica conseguenza dell’obesità sono elevatissime e li in uno stato come per esempio il Kuwait che ha una popolazione di tre milioni di abitanti, forse come soltanto Napoli e provincia, vengono fatti lo stesso numero di interventi che vengono fatti in tutta Italia».

La Regione Campania in che modo collabora a combattere il problema obesità?
«La Regione Campania non ha un piano contro l’obesità. Non ha focalizzato ancora quello che è un PDTA,ovvero percorsi terapeutici assistenziali, e soprattutto i centri che noi abbiamo in Campania, che sono centri di eccellenza proprio come il nostro, codificati alla società italiana di chirurgia dell’obesità, non vengono adeguatamente supportati nella strategia e nel trattamento verso questa malattia e quindi molto spesso non riescono a dare risposte a tutti i pazienti. Nel nostro centro abbiamo circa 350 pazienti in lista d’attesa per fare questo tipo di intervento, e proprio per questo molti pazienti migrano verso strutture del nord andando ad incidere pesantemente su quello che è il disavanzo di bilancio della nostra regione. Perché se un paziente di Napoli va ad operarsi a Milano il costo di questo paziente ricadrà sulla regione Campania, ma i soldi andranno alla regione Lombardia, e quindi avremo soprattutto non trattato pazienti campani, ma si avrà una riduzione di quello che è l’introito per il fondo di sanità della regione».

In epoca moderna è fondamentale un aspetto fisico gradevole, che sia in qualche modo approvato dalla società. È possibile fare esercizio fisico dopo la chirurgia per rimodellare il proprio corpo, o è necessario ricorrere alla chirurgia estetica?
«Oltre a guarire da una malattia, i pazienti hanno quello che è un miglioramento della loro forma fisica ed estetica. Anche se il più delle volte sono presenti degli inestetismi cutanei. Nel nostro team abbiamo un chirurgo plastico che facilità il tutto, perché li dove non arriva l’esercizio fisico, che va assolutamente fatto, perché oltre che a migliorare il tono muscolare e la postura serve anche ad evitare che ci sia un ulteriore abbassamento del metabolismo, cioè del consumo cellulare delle cellule; dove non arriva la tonificazione c’è bisogno di fare delle correzioni di chirurgia plastica e ricostruttiva in questi pazienti. Tutti gli interventi di chirurgia plastica nel paziente operato di chirurgia dell’obesità sono interventi che possono essere eseguiti in regime di convenzione. L’unico intervento che esce fuori è la mastoplastica per il problema delle protesi».

Quali sono stati i suoi più grandi successi nel campo?
«Noi abbiamo operato oltre 1500 pazienti negli ultimi 5 anni qui a Pineta Grande, quindi ce ne sono stati tanti. Sicuramente i successi più grandi sono stati i pazienti superobesi di 350/380kg che venivano in condizioni disperate e molte delle volte venivano trasportati dai pompieri. Tirati fuori casa con serie difficoltà e portati fuori con le gru, perché il loro peso era al di sopra di qualsiasi possibilità di un trasporto non eccezionale. Ne ricordo due in particolare. Il primo è Emanuele. Un ragazzo di 25 anni di Napoli, ci sono volute ben 9 ore per tirarlo fuori di casa, non camminava più da mesi ed il suo sogno era quello di tornare allo stadio per vedere il Napoli, ma lui non sperava più di poter passare in un tornello ed invece dopo aver seguito un percorso ci è riuscito tranquillamente perdendo oltre 200kg. L’altro paziente è Ciro. Che è qui di Castel Volturno, lui si è lasciato andare dopo una serie di disavventure andando poi a pesare fino a 380kg. Il suo più grande desidero era soltanto uno. Quello di poter accompagnare sua figlia all’altare; e dopo il percorso che gli ha fatto perdere oltre 200kg ci è riuscito, riappropiandosi della propia vita e rendendo felice se stesso e tutta la sua famiglia».

di Vincenzo Lo Cascio
Foto di Carmine Colurcio