“Uomini sul confine” di Sandro Montefusco, fotografie di vite al limite della sopravvivenza

"Uomini sul confine" - Photo credit Sandro Montefusco

“Chi vive sui confini ha una storia in più da raccontare, una lacrima appena versata, un sorriso già pronto”

Vivere in un mondo globalizzato e tecnologico rende assurdo pensare che in alcuni luoghi ci sono ancora uomini che lottano per resistere alle pessime condizioni politiche, sociali, economiche e sanitarie in cui sono tenuti a vivere. Ecco perché solo chi ha visitato questi luoghi e ha osservato con i proprio occhi queste realtà è in grado di farsi portavoce delle difficoltà che le concernono. Così Sandro Montefusco, presso la sala Foyer del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) ha realizzato una mostra fotografica, curata da Pasquale Sanseverino, dal titolo “Uomini sul confine”.

È possibile visitare gratuitamente l’esposizione dal 30 settembre al 10 ottobre, dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 19.30 e la domenica dalle 9.30 fino alle 14.30.

Le geografie e le realtà ripercorse e raccontate attraverso le fotografie sono varie, ognuna con una storia diversa alle spalle . Si parte dalla Tijuana, la frontiera più grande del mondo; si passa per l’Havana, dove il desiderio della rivoluzione è sempre vivo ma mai applicabile; per il Titicaca, un villaggio al confine tra Perù e Bolivia colmo di problematiche, per soffermarsi su Gerusalemme, il “centro” del mondo perché punto d’incontro di religioni e culture.  Poi si continua con il Ladakh in India e con il Varanasi in Cina dove le superstizioni ancora non sono state sradicalizzate e si cremano corpi su pire per indirizzarli all’immortalità.  Si continua con il Kosovo, la Serbia, il Montenegro ed i Balcani, per terminare con racconti di storie di migranti.

“Uomini sul confine” è anche la testimonianza di chi riesce a cogliere la bellezza delle piccole cose, ad emozionarsi davanti alla sola natura, ad essere felice senza avere niente. Noi, che invece abbiamo tutto e che pretendiamo solo sofisticatezze, dovremmo puntare ad acquisire anche solo un minimo di questa sensibilità.

di Mara Parretta
maraparretta@libero.it