AdM 2.0, perché il mare è la strada del futuro

L’innovazione è figlia del cambiamento, ricercato in una dimensione implementativa, che garantisce l’ottimizzazione di un sistema o una serie di processi, relativi allo sviluppo di nuove pratiche, orientate ad una maggiore sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Le Autostrade del Mare (AdM), riconosciute simbolicamente in Italia e in Europa nelle rispettive figure di Carlo Azeglio Ciampi e Neil Kinnock per aver dato concretezza all’idea di un trasporto marittimo come alternativa a quello stradale, rappresentano un’opportunità strategica ed evolutiva per il Paese e per le imprese che necessitano del trasporto merci. È lapalissiano che un processo innovativo vada sostenuto ed incentivato, purché gli investimenti siano mirati e produttivi. Investire però significa rischiare e investire male ha significato finora per i conti pubblici italiani oltre 234 milioni di euro erogati per il trasferimento dei camion dalla strada al mare, ed una bassissima percentuale di traffico trasferito, pari al 5%. Insomma, le strategie utilizzate dal Governo fino a pochi anni fa sono state un flop per l’incentivazione del trasporto marittimo.
Eppure, perché il mare rappresenta tuttora la strada del futuro? Innanzitutto, c’è un abbattimento delle componenti inquinanti, considerando che le emissioni di CO2 necessarie per trasportare una tonnellata di merci per un chilometro in mare sono appena il 25% di quelle relative al trasporto su gomma per la stessa distanza, e appena l’1% di quelle previste dal trasporto aereo. Inoltre, la creazione di un sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica (sistema MRV) delle emissioni di anidride carbonica, istituito dall’Unione Europea, dovrebbe portare ad una riduzione delle emissioni fino al 2% rispetto allo stato attuale e un calo dei costi netti per i proprietari di navi, complessivi fino a 1,2 miliardi di euro entro il 2030. Si sta lavorando molto anche per l’ottimizzazione generale dell’impatto che le navi hanno sull’ambiente e sull’ecosistema marino. L’opportunità di riorganizzare gli spostamenti che oggi avvengono sul tutto strada, attraverso il combinato marittimo, consentirebbe – nel tratto sostitutivo via mare – di ridurre il consumo energetico di poco meno del 90% e di ridurre le emissioni ben oltre il 90%. Altre politiche in termini di sviluppo del trasporto marittimo sono in fase di studio e di approvazione, affinché in un futuro non troppo lontano si possano raccogliere i frutti di strategie sostenibili.
Ulteriore vantaggio del trasporto marittimo è la riduzione dei costi esterni dovuti al consumo delle infrastrutture, al costo sociale degli incidenti su strada, ai danni sanitari legati alle emissioni nocive, all’inquinamento acustico e i vincoli sui tempi di guida e riposo degli autisti. Mare, dunque, significa anche competitività sul mercato.
In Italia il mare è la strada del futuro anche perché si è raggiunti una serie di criticità che hanno messo il Governo alle corde di una dovuta presa di coscienza e di necessari investimenti nel trasporto marittimo, canalizzati con il Piano strategico nazionale della Portualità e della Logistica.
Si è subito agiti su quelli che rappresentavo i punti deboli del Sistema mare, ossia una governance complessa e scarsamente coordinata, una burocrazia macchinosa ed una scarsissima qualità delle infrastrutture portuali che hanno classificato l’Italia al 55° posto mondiale per la qualità delle stesse.
Il trend negativo di traffico marittimo è incontro ad un cambio di marcia per valorizzare tutti i settori della blue economy: dal commercio alla cantieristica al turismo, attraverso una semplificazione burocratica, costi più bassi per gli operatori, trasparenza, interoperabilità dei sistemi, controllo di qualità rafforzati sulle merci importate; e ancora, investimenti in innovazione tecnologica ai fini di una filiera digitale logistica, in ottica di sicurezza e velocizzazione, recupero ed ammodernamento delle infrastrutture esistenti, valorizzazione della mobilità turistica ed una riorganizzazione della governance, snellita e più incisiva.
Per le autostrade del mare, dunque, si è aperta una nuova era, e il Paese dei navigatori ritornerà a salpare nei porti che merita.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!