A conclusione della MOSTRA e del CONVEGNO – Cales, un tesoro che ritorna comune-

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La prima è parte di una collezione di ex voto rinvenuti in una stipe votiva, laddove erano depositati questi oggetti in soprannumero offerti alla divinità, ed essendo anch’essi diventati oggetti sacri e non potendo essere distrutti, erano collocati nelle stipi. Risulta evidente come questi materiali  siano una fonte di notevole importanza per lo studio delle abitudini dei tempi passati e ci si riferisce al periodo che va dal V al II sec. a. C.

L’altra è parte di una collezione di materiali rinvenuti durante gli scavi tra il 1995 e il 1997 nella Necropoli calena di notevoli dimensioni, cosiddetta del Migliaro, collocata tra la località il Tirone ed il vallone del Rio Palombara, che ha restituito sepolture di inumati databili dalla fine del VII sec. a.C. alla metà del IV sec. a. C.- I primi ritrovamenti in questo sito si ebbero nel 1960, quando W. Johannowsky portò alla luce dodici tombe riferibili cronologicamente alla metà del VII fine VI secolo a.C., tra cui la Tomba 1, di individuo maschile che restituì un corredo di particolare importanza.

Ieri, si sono potuti finalmente osservare da vicino: un cratere a figure rosse, un’anfora a bugne ad impasto bruno, un’olla ad impasto rosso, uno skyphos, piccola coppa fornita di due anse orizzontali. Gli oggetti recuperati in questa necropoli hanno fatto emergere chiaramente che vi era una comunità stanziale nel territorio occupato poi dalla futura Cales a partire almeno dalla fine del VII a. C.-

Questo allestimento, seppure di piccole dimensioni, ha voluto mostrare di quanto sia diventata non più rimandabile la creazione di un Museo che possa ospitare gli innumerevoli reperti di Cales, ma anche, come riferito dal dott. Antonio Salerno, operazione di crescita culturale per il territorio che lo ospita perché una società che definisce i suoi oggetti d’arte e li protegge giuridicamente nell’esercizio della tutela, opera una selezione che mira al riconoscimento del pregio storico ed estetico di tali oggetti che compongono il patrimonio della collettività. Il patrimonio culturale è una realtà dinamica, poiché si tratta di un insieme aperto, non definitivo, ma in perenne ampliamento.

E’ su questa argomentazione che Ilaria Bovenzi, moderatrice del Convegno svoltosi durante la mostra, nel delinearne le conclusioni, ha proposto che il Seminario settecentesco attualmente oggetto di intervento possa essere destinato a Museo piuttosto che ad Ostello, come previsto nel progetto di recupero.

Il Convegno ha posto un interrogativo: Cales, urbs egregia? Il sindaco di Calvi Risorta, dott. G. Marrocco, la dott.ssa L. Ranucci Commissario EPT, il maresciallo R. Monaco vice comandante della Stazione dei Carabinieri di Calvi Risorta, il dott. A. Salerno funzionario responsabile Ufficio della Soprintendenza archeologica di Calvi Risorta, nei loro interventi, hanno convenuto dell’importanza di continuare nell’opera di divulgazione, coinvolgimento, valorizzazione e tutela del patrimonio che Cales custodisce, ciascuno per il proprio ambito di interesse.

Il Sindaco ha evidenziato l’impegno e la volontà che l’amministrazione profonde, pur nella ristrettezza di risorse, e che solo l’azione combinata dei diversi attori può produrre risultati importanti, così come è avvenuto per l’operazione che ha consentito di bonificare il greto del Rio che attraversa il Ponte delle Monache.

La dott.ssa L. Ranucci, nel delineare l’assoluta urgenza di intervenire perché Cales ridiventi egregia, ha lodato l’iniziativa posta in essere assicurando il sostegno dell’ente che rappresenta soprattutto quando, come in questo caso, la storia dell’agro caleno diventa protagonista.

Il Maresciallo R. Monaco ha riferito che il comando locale svolge una continua opera di controllo per arginare le attività delittuose di chi compie scavi abusivi e l’Operazione Dedalo, partita proprio dai Carabinieri di Calvi Risorta, ne è un esempio perché ha consentito di recuperare oltre 1500 reperti archeologici provenienti da Cales e da altri importanti siti.

Interessante e significativo l’intervento del dott. A. Salerno per il quale Cales è sicuramente una Urbs egregia perché il sito, nonostante le depredazioni e lo scorrere delle stagioni, resta unico nel suo genere: non è stato invaso da edificazioni e molte sue aree sono o tutelate o, a pieno titolo, facenti parte del patrimonio demaniale. Il suo auspicio è l’istituzione di un parco archeologico in grado di preservare, tutelare, valorizzare tutta l’area e le testimonianze che essa racchiude.

Le dott.sse Mariarosaria Mingione e Maria Grazia Elia hanno descritto i reperti in mostra, con dovizia di particolari e con riferimenti storico-antropologici di notevole levatura.

A chiusura del Convegno, la “Dea madre” cui era dedicato il santuario di Ponte delle Monache, interpretata da Roberta Cipro, ha esortato i Caleni:

Cales è stata una bella città, a voi cittadini e cittadine caleni, è stata consegnata, sappiate rispettarla, sappiate migliorarla, sappiate restituirla ai figli dei vostri figli ancora più bella:

  • siate accoglienti
  • sappiate convivere in pace rispettandovi vicendevolmente
  • preservate questa fertile terra dall’ ingordigia di chi su di essa vuole lucrare
  • la lotta politica sia un momento di crescita e non di abbrutimento delle menti
  • coltivate le arti perché solo esse restituiscono bellezza e immortalità
  • rispettate i deboli e i diversi, le loro debolezze saranno risorse per tutti voi
  • la famiglia non sia segregazione ma luogo di condivisione
  • abbiate memoria di chi vi ha preceduto, la sua storia “è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, nunzia dell’antichità”
  • l’accumulo disperato di ricchezze è effimero e inutile, sappiate convincervene
  • abbiate la lungimiranza di migliorarvi continuamente, la schiavitù è il risultato dell’ignoranza

 

L’allestimento di un banchetto con cibi dal sapore antico ha vivacizzato la manifestazione con i suoi odori e colori.

Una originale mostra fotografica ha raccontato Cales.

Ieri è stata una bella giornata.