Mauro Felicori: “Il nostro patrimonio culturale una sorgente immensa, che bisogna saper incanalare”.

Essere direttore della Reggia “non è come gestire una bottega artigiana”.
Lo sa bene Mauro Felicori, che già dal primo giorno del suo incarico non si è seduto su una comoda poltrona “vista Parco Reale”, ma si è letteralmente accorciato le maniche e si è messo a lavorare come un normale dipendente dello Stato. E’proprio così indaffarato che lo troviamo quando raggiungiamo il suo ufficio, ubicato in quella che fu la residenza dei Borbone, commissionata da Re Carlo all’architetto Luigi Vanvitelli nel 1752.
Della nostra tradizione enogastronomica il direttore Felicori ama i vini, soprattutto quelli rossi: il Pallagrello, ad esempio, “ma anche una buona Falanghina”. Fra i suoi piatti preferiti, “la scarola e fagioli e la minestra maritata, o scapola” (parole sue). “Amo la vostra cucina”, afferma, “soprattutto quella campagnola e la preferisco a quella napoletana, che contiene molti fritti”.
“Siete più numerosi voi dei giornalisti del Corriere della Sera”, afferma con un sorriso, mentre apre la porta del suo ufficio a noi di Informare, durante l’intervista concessa al nostro magazine di promozione culturale. Si tratta di un luogo pieno di libri e documenti vari, alcuni esaminati, altri ancora da vagliare.

Parte della redazione di Informare nel giorno dell’intervista al dott. Mauro Felicori

E’molto coraggiosa la sua ambizione di rinascita del sud grazie ai beni culturali. Di questo si rende conto; ma il suo carattere ottimista, che rispecchia anche il suo operato, ne è una dimostrazione concreta: “In un anno la Reggia ha visto incrementare il numero di visitatori del 37%; non vedo perché questo non debba essere percorribile nell’intero settore dei beni museali e non solo”, afferma. “Qualche somaro mi prende in giro dicendo che io dò i numeri, parlo di percentuali… Ma, ditemi voi, se nella vita non ci si pone dei traguardi, come sia possibile progredire. E poi, piuttosto che criticare chi dà i numeri, bisognerebbe chiedersi perché gli altri non li danno, riflettendo sul fatto che chi anticipa un valore numerico da raggiungere, si sottopone automaticamente alla critica e alla verifica”.
E su un traguardo molto audace, già annunciato da tempo, aggiunge: “Mi sono posto l’obiettivo del milione di visitatori alla fine del mio mandato, ed è certo che lo raggiungerò”. Ma alle grandi cifre, ormai, il direttore della Reggia è abituato, e con soddisfazione possiamo dire che ci siamo abituati anche noi, orgogliosi di vedere finalmente quella che spesso viene definita “la luce in fondo al tunnel”. Basti pensare, per esempio, al record dello scorso 17 aprile, il giorno di Pasquetta, con ben 8541 presenze turistiche raggiunte in un Lunedì in Albis in cui da venticinque anni era precluso l’accesso al Parco Reale, in seguito agli atti vandalici verificatisi. Quest’anno, invece, è andato tutto benissimo: non vi è stato alcun episodio di inciviltà e il tutto è stato monitorato dai custodi e dalle forze dell’ordine, che hanno avuto anche l’elogio del direttore stesso.
“Io spero che la Reggia diventi un esempio da seguire, nel senso che ogni realtà di Caserta e del casertano cominci a porsi degli obiettivi di miglioramento, dei traguardi di sviluppo”, afferma Felicori, che continua: “Se vogliamo che i beni culturali diventino traino di sviluppo, di economia, e che creino ricchezza e lavoro, bisogna cominciare a muoversi con uno spirito imprenditoriale, e questo vale per tutto il sistema della pubblica amministrazione”.
Dalla nostra intervista a Felicori, che ci ha lasciato piacevolmente soddisfatti per il clima colloquiale e disteso venutosi a creare, è emerso, tra le altre cose, che il direttore è un grande fan di Caserta e del patrimonio culturale della nostra regione ed è una persona molto simpatica ed autoironica, nonché straordinariamente semplice: “Io colgo ogni occasione per promuovere la bellezza che abbiamo nel nostro paese. Quando vado in giro a visitare posti nuovi, ad esempio, faccio foto e le pubblico sul mio profilo Facebook, comprese quelle dei piatti che mangio. Per prima cosa, infatti, m’informo sui locali in cui si mangia bene senza spendere tanto”.
E, guardando i nostri volti colti da stupore dato da così tanta normalità, afferma: ”Anch’io faccio così! In nome di quale intellettualismo devo far finta che non m’interessino le cose più triviali, come il fatto di mangiare bene? Un intellettuale deve soffrire? Io sono come tutte le persone normali.”
E noi, che l’avevamo già capito “seguendolo” da tempo sui social media, non possiamo che confermarlo.

di Teresa Lanna
(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.