“Professione (Foto)reporter”: Stefano Schirato e la realtà documentata dalle immagini

Professione (foto)reporter: mi piace prendere parzialmente in prestito il titolo del film di Michelangelo Antonioni del 1975 come incipit per introdurre un personaggio che ha fatto della fotografia lo strumento principale per raccontare la realtà, ovvero per dar notizia di ciò che accade: Stefano Schirato.

Il suo ultimo workshop, che si svolge nel capoluogo campano dal 19 al 21 maggio, s’intitola: Napoli Racconta/Racconta Napoli, ed è organizzato dall’Associazione Culturale Tycho, in collaborazione con Mood Photography, Associazione Centro Effatà e Cooperativa Sociale Davantage .
Gli abbiamo chiesto cos’è per lui la fotografia:
Per me la fotografia è una questione di vita o di morte, nel senso che non riuscirei a fare altro nella mia vita. E’ il mezzo di espressione della mia curiosità, del mio voler capire meglio alcune cose del mondo.

La fotografia può dare grandi opportunità di raccontare storie:

Mi piace raccontare delle storie con più fotografie per far passare dei concetti, per dare voce a chi non ce l’ha… in fondo racconto me stesso e le mie idee.
Per Schirato, essa puo’ essere meramente documentativa, oppure (e la cosa mi interessa nettamente di più) puo’ rappresentare la realtà, con una visione tipica del fotografo che la interpreta.

Gli chiediamo quale aspetto della città partenopea abbia scelto di descrivere:
Ho scelto di raccontare una Napoli popolare, fatta di contraddizioni. In particolare, ho privilegiato due quartieri vicini che sono Mater Dei e il quartiere Sanità, e all’interno di questi quartieri delle storie anche di immigrazione e di progetti sociali… del resto sono queste le cose che racconto nei miei lavori.

Se dovesse scegliere dei monumenti, quartieri, simboli, di Napoli per creare uno spot sulla città, il fotoreporter ha le idee chiare:

Senza ombra di dubbio opterei per il Vesuvio e il Porto, posti unici al mondo, che fanno da sfondo ad una quotidianità magica di questa meravigliosa città.

Alla nostra richiesta sull’esistenza o meno di un “montaggio” di foto nella narrazione per immagini, ci risponde così:
Non c’è un giusto montaggio. L’editing è funzionale alla storia che si vuole raccontare e a cosa vuoi far passare, a quali concetti sottolineare. L’editing (e quindi il montaggio delle fotografie) puo’ cambiare anche più volte. Spesso è importante avere un editor che ti aiuti a distaccarti dal tuo lavoro e freddamente riesca a trovare il bandolo della matassa.

E a proposito delle città più interessanti da raccontare attraverso la fotografia, Schirato crede siano quelle dove maggiormente incontri delle contraddizioni. Basta avere un occhio allenato e la voglia di penetrare profondamente nell’atmosfera della città. Passare da turista e andarsene non aiuta a raccontare e il rischio è di farsi un’idea superficiale.

di Teresa Lanna
(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.