“Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo” di Marco Randazzo: l’opera dell’incomunicabilità.

Ognuno di noi ha un non so che di inespresso, un qualche cosa che non riesce ad esprimere a parole e che, attraverso l’Arte, può manifestare.

E allora la creazione artistica si offre come àncora di salvezza per tutto ciò che facevamo fatica a tirare a bordo, nella nostra “scialuppa di salvataggio” virtuale e a mettere al riparo dal mare tempestoso della vita.

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo: questa frase, che suona come un appello al mondo intero, può essere presa come simbolo della difficoltà di comunicazione di un’intera generazione.

L’opera di Marco Randazzo a tratti si smaterializza, diventando un urlo che sembra quasi esplodere attraverso quei colori vivaci delle sue tele, con quella specie di appello alla comprensione, formato da lettere che, divise in piccoli segmenti, danno l’idea di una voce strozzata che stenta a venir fuori.

Marco Randazzo nasce a Siracusa nel 1983; da dieci anni vive fra Avola e Milano, dove lavora.

Dopo gli studi liceali frequenta l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove nel 2007 si laurea in Pittura, con specializzazione in Beni Culturali.

Nel 2010 si è specializzato in Arti Visive, indirizzo Grafica, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Gli chiediamo da quanto tempo ha avuto sentore di questa difficoltà nella comunicazione:

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo è il filo conduttore di tutta la mia produzione artistica degli ultimi sei anni. E’ soprattutto un lavoro interiore, di analisi e psicoanalisi della nostra società contemporanea e del ruolo che l’arte ha in essa, oltre ad un lavoro su me stesso. Dall’avvento di internet e dei social media abbiamo la sensazione che comunicare sia semplice, ma ovviamente non è così.

Il suo tutto in testa è un universo parallelo pieno di colore ed equilibrio, forme e parole che si bilanciano perfettamente per diffondere valori universali, come può esser l’Arte.

Per Randazzo, la cosa più difficile da comunicare, oggigiorno, è la nostra interiorità, soprattutto in un’epoca così superficiale e legata a dinamiche sociali molto spesso false o costruite artificialmente. L’Arte, allora, si rivela un prezioso aiuto in tal senso. Essa può e deve essere un veicolo universale; lo è sempre stato o almeno ci ha sempre provato. La sfida più grande per noi artisti oggi è trovare il linguaggio giusto ed universalmente comprensibile per poter tramandare la nostra arte a chi verrà dopo di noi.

Questo concetto di Arte, si traduce anche nell’opera di Marco, che, non a caso, si serve di diversi materiali:

La pittura mia aiuta tantissimo a tirar fuori, esprimendo su tela quello che a parole spesso è difficile da descrivere. Utilizzo tutto quello che mi circonda: ritagli di giornale, vecchi stracci di cui mi servo per pulire i pennelli, lettere ritagliate e bruciature. Insomma, non mi pongo limiti di sorta, ogni elemento è utile.

Marco ha nostalgia della sua terra d’origine, della sua Sicilia, che rappresenta anche nella sua opera:

Come ogni altro aspetto della mia vita, le mie origini e la mia terra sono presenti nella mai Arte, con i suoi colori accesi e brillanti, al forza e le contraddizioni e tutta la positività che il sole sugli occhi e il mare quotidianamente ti possono regalare.

Milano è una città che offre tantissimo, ma che allo stesso tempo ti porta via tanta energia. Son sicuro che tornerò alle origini, un giorno, per invecchiare in riva al mare.

di Teresa Lanna
(amoreperlarte82@gmail.com)

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.