Consiglio di lettura per gli adolescenti di ogni età – Luna Sheldon e la Città Perduta di Robert Charles Deri – Armando Curcio Editore.

“Luna Sheldon E La Città Perduta” è il primo volume di una trilogia. Una trilogia sulle avventure di una ragazza speciale perché speciale è chiunque sia in grado di sognare e guardare oltre, senza paura. L’eroina di questa storia, Luna, è un’adolescente di 13 anni, un’Alice contemporanea, persa in un paese delle meraviglie in continua mutazione e rappresenta la facoltà di tirar fuori dalla fantasia possibilità di realtà infinite.

Luna sa che smarrirsi in una terra fantastica è il solo modo per ritrovare ciò che ha perduto. Alla ricerca dei genitori scomparsi in una misteriosa missione, la protagonista di questa trilogia, dalla fantasia spericolata, dovrà affrontare creature incredibili, risolvere enigmi indecifrabili, tra paranormale e fisica quantistica, per giungere a una propaggine di Atlantide in cui il mito e il mistero svelano la possibilità di un mondo alternativo.

Le avventure non cessano mai, vanno avanti finché c’è la voglia di scoprire i propri desideri, la necessità di realizzarli, anche solo nella pagina di un libro – che poi la pagina di un libro non è mai solo la pagina di un libro. Questo desiderio, insito nell’adolescenza, non è però esclusivo di questa età. E’ il desiderio di quell’adolescente che non ci ha mai abbandonato. Con cui dialoghiamo nei momenti più intimi, quando non mentiamo a noi stessi e ci riconosciamo in lui. Quando ancora cerchiamo qualcosa e vogliamo credere che ci sia, da qualche parte. Un libro, quindi, adatto agli adolescenti di tutte le età.

“Luna Sheldon E La Città Perduta” è un libro come esperienza, un viaggio di formazione alla scoperta di sé attraverso l’esplorazione di luoghi sconosciuti, dentro e intorno a noi. Paesaggi di nature e civiltà mai viste prima si spalancano attraverso il tempo e lo spazio abitati da creature tanto immaginifiche quanto reali. Che appaiono lì, davanti agli occhi spalancati per lo stupore. Sono gli incontri di un’Odissea oltre l’impossibile.

Quast’adolescente di tredici anni con il corpo da modella e i pensieri già da adulta, arriva dalla grande città al piccolo centro rurale di Northfolk per cercare i propri genitori scomparsi nel luogo dove trascorreva le vacanze. Il posto spensierato e rassicurante di un’infanzia che appare così lontana, davanti all’incomprensibile assenza che tutto modifica nella sua giovane vita. Spariti nel corso di una misteriosa missione che aveva a che fare con i discendenti di una tribù di nativi americani, gli Anasazi, dai poteri magici, incrociati con altre comunità di pellerossa e hippy (o di esseri venuti da un altro pianeta), il padre e la madre di Luna paiono essere stati inghiottiti in un varco spazio-temporale apertosi da qualche parte del Vermont. Le ricerche dell’FBI e di gruppi di volontari della Guardia Nazionale non avevano portato a nulla. Così non può che farsene carico lei, la ragazzina che non si arrende all’evidenza dei fatti. Lei ha il dono della fantasia. Lei sa guardare. Sa seguire. E non ha paura dell’avventura.
“Luna Sheldon” coi suoi mondi abitati da uomini scimmia e pipistrelli, ha i caratteri della letteratura fantastica (o fantascientifica) che, rinnovando la tradizione di H. G. Wells, Jules Verne e del Conan Doyle de “Il Mondo Perduto”, parla ai ragazzi, quando nell’adolescenza risiede la visione di ogni prospettiva e di tutti gli incontri: punto di avvio della crescita quale realizzazione dell’immaginazione perché “la vita scorre secondo percorsi imprevedibili, spesso difficili e dolorosi, ma sempre recando in sé un’aurea di magia, un’energia elettrizzante che la scienza non è ancora in grado di spiegare”.

Luna Sheldon, ragazzina già adulta, conserva in sé l’ingenuità e il candore della sua età, i suoi sogni e le sue premonizioni. E’ la proiezione del lettore che voglia seguirla nelle sue avventure, perché anche il lettore scopra qualcosa di sé e della sua vita fantastica.
Il lettore diventa lei. La narrativa diventa identificazione e coinvolgimento. Un libro che ti tiene forte a ogni pagina e che rende semplici e immediate tutte le sue riflessioni, che, ogni volta, coincidono con le azioni. Quasi un film di parole, tante sono le immagini che evoca, proiettato sullo schermo di carta, sfogliato dalle nostre mani e dai nostri occhi come i fotogrammi di una pellicola.
Robert Charles Deri, antropologo, etnologo e scrittore, conosce bene la materia di cui parla, avendo avuto un passato di vita avventurosa, simile a quella dei suoi personaggi.
E’ stato docente di antropologia del mistero, e con questa conoscenza, affiancata all’esperienza diretta di situazioni avventurose, riesce a dare al romanzo la spericolata forma dell’avventura che non perde mai di credibilità. Ogni luogo diventa una tappa in più verso la conoscenza. Che non può prescindere dall’approccio con il diverso, spesso l’estremamente diverso, quasi l’inimmaginabile.

 

Mina Iazzetta

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