La salute mentale e la legislazione europea. Ma perché la UE non emette una Direttiva Comunitaria sulla malattia mentale uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati membri della UE ?

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L’importanza della promozione della salute mentale e la necessità di agire in maniera più efficace e coordinata a livello europeo, sono state sottolineate in varie occasioni da autorevoli responsabili della politica della Commissione Europea.

1.) Ricordiamo, brevemente, che il Consiglio “Sanità”dell’Unione Europea svoltosi a Bruxelles il 18 novembre 1999 (come ci ha comunicato il Presidente della Commissione per le Petizioni il 5.9.2000 Prot.120359 a n/s petizione n.146/99 ed orgogliosi di essere stati primi a sollevare il problema malati mentali e le loro famiglie alla Commissione Europea), ha adottato all’unanimità una Risoluzione (Comm.ne Pet.EU 29 maggio 2000 prot. n.CM/412554IT.doc  PE 290.531) sulla promozione della salute mentale relativa alla lotta contro i problemi derivanti dallo stress e dalla depressione, sottolineando tutta l’importanza di questo tipo di problema per tutte le fasce di età, invitando gli Stati membri ad attuare idonee azioni di prevenzione di tali disturbi.

 

Nel giungo 2003, sono state adottate conclusioni sulla lotta contro la stigmatizzazione e la discriminazione connesse alle malattie mentali. Lo stesso Consiglio ha riconosciuto che i problemi derivanti dalle affezioni mentali, neurologiche od a causa di problemi comportamentali, possono aumentare il rischio di emarginazione sociale e che la stigmatizzazione e la discriminazione hanno effetti perversi che influenzano il corso e l’esito della malattia mentale. Il Consiglio invita dunque a svolgere azioni concrete per migliorare l’inserimento sociale e per lottare contro i fenomeni di discriminazione e di stigmatizzazione.

 

I Servizi della Commissione Europea considerano a tutti gli effetti la disabilità come una questione di tutela dei diritti. Quindi il baricentro delle politiche comunitarie è stato spostato da un concetto prettamente legato alla protezione e dell’istituzionalizzazione verso un’integrazione sociale ed economica completa, cioè, il cosiddetto “modello sociale” Quindi con l’obiettivo primario di eliminazione delle molte barriere ancora vigenti nell’ambiente sociale alle quali vanno incontro regolarmente le persone disabili che vorrebbero svolgere le attività quotidiane partecipando attivamente alla vita sociale come ogni persona.

Questa prospettiva comporta implicazioni notevoli, sia a livello dell’Unione Europea sia a quella nazionale sulla metodologia con la quale la politica e le leggi relative alla disabilità sono elaborate ed interpretate anche nel loro contenuto sostanziale. Infatti questa “via” ha portato all’introduzione nel Trattato della CE dell’articolo 13 che permette alla Comunità di combattere ogni forma di discriminazione , tra cui quella sulla disabilità.

 

La Direttiva sull’occupazione, derivante dal testo dell’articolo 13, permette di promuovere e proteggere i diritti delle persone disabili, combattendo la discriminazione, sulla religione, l’età o l’orientamento sessuale, anche sul luogo di lavoro, in cerca dello stesso o dipendenti, salvaguardandoli da un trattamento ingiusto o discriminatorio.L’essenza di questa Direttiva doveva essere inserita nelle leggi degli Stati membri, entro il 2003 e la carenza di questa proposizione legislativa non consente, pare, da parte della Comunità Europea di dar un seguito ad una Direttiva Specifica Comunitaria da noi auspicata inerente la malattia mentale .Atteso che la tematica di quella Direttiva, derivante dal testo dell’art.13 del Trattato della CE non sappiamo se è stata trasportata nelle diverse legislazioni degli Stati membri, è opportuno considerare che i  “malati psichici” non hanno certamente bisogno di lavoro, dato il loro status, ma di continua assistenza, circostanza che preoccupa ed assilla le loro famiglie che anelano a lasciare a costoro un futuro sicuro economico-assistenziale migliore.

 

Allora viene spontanea una domanda: se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché la Comunità Europeanon è competente ad emanare una Direttiva limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a).

 

2.) La Costituzione Europea  è il documento la “Cart”, in vigore, che i suoi 448 articoli definiscono valori, obiettivi e politiche comunitarie, ribadendo la difesa e la tutela della dignità della persona umana, compreso i più deboli e bisognosi come rimarca nel Preambolo.

Quindi pone la persona al centro dell’azione da parte della UE rispettando “la sua dignità umana inviolabile” come recitala CostituzioneEuropeanel Titolo 1° art.II-61 e sotto l’egida del Commissario per i Diritti Umani nelle cui mansioni rientra l’identificazione delle lacune nelle legislazioni e nelle pratiche dei diritti dell’uomo favorendo la loro piena e completa facoltà negli Stati membri, effettuando visite regolari in tutta l’Europa per dialogare con i Governi e la società civile.

 

Riteniamo che uno dei problemi più delicati, riguarda la percezione che i cittadini hanno della stessa Costituzione, perchè il passaggio dalla interpretazione teorica alla via quotidiana, questo strumento istituzionale deve essere condiviso dai circa 550 milioni di cittadini europei, perché il percorso di condivisione e di conoscenza deve essere tale da aiutare gli stessi nei principi e nelle regole che tengono presenti le necessità di tutti, compresa la sofferenza mentale, in parte , non considerata.

 

Sembra, in sintesi, che vengono “dimenticati” i problemi reali, come quello che andiamo dicendo, che interessano più da vicino direttamente i cittadini, per attirare la loro attenzione su temi spesso di natura giuridica sui quali più lontana, difficile ed in certa misura astratta appare una regolamentazione su un problema di una certa levatura qual è, ad esempio, l’anoressia , la bulimia, la schizofrenia, la depressione, l’autismo, il computer addition , il mobbing ecc.

 

La Decisione n.1786/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23.12.2002 che adotta un Programma d’azione comunitario nel campo della sanità pubblica (2003-2008) al punto 1) precisa, fra altre, la necessità “per contribuire al benessere dei cittadini europei”, specificando le finalità e le azioni comunitarie incluse il settore inerente la sanità mentale, nonché l’ammontare finanziario fissato in 312 milioni di eur per tali interventi.

 

3.) La n/s Associazione, “Cristiani per servire”, vista la inadeguata attenzione della Costituzione Europea che rimarca la parola disabilità nel Titolo 3° art.II-86, ma non comprende specificatamente l’handicap mentale, ha inoltrato ai sensi del Titolo 5° art.II-104 della stessa Costituzione al Parlamento Europeo una Petizione il 21.12.2004 .richiedente anche in virtù del principio della sussidiarietà e proporzionalità una specifica Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione, cioè un uguale provvedimento legislativo sui portatori di handicap psichici per tutti gli Stati membri della Unione Europea.

Soprattutto per consentire una libera circolazione in sicurezza ( Titolo 2° art.II-66 comma 2° prevista dal Trattato di Schengen  sia in Italia come negli altri Stati membri in conseguenza di diversificazioni di provvedimenti in materia di salute mentale, salvaguardando la non discriminazione di cui  nel Titolo III all’art.II-81 e Titolo 1°art.III-118.

Ma la Petizione, “respinta” dalla Commissione Europea per le Petizioni per “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica compreso l’ambito della infermità mentale” ( lettera prot.n.PS/rq [02 COM.PETI (2005) D/1087] del 10 gennaio2005, mi ha indotto a rivolgermi alla “Corte Europea per i diritti dell’Uomo”.

Di qui Ricorso n. 44330/06 di Cristiani per servire”, c. Italia e c. Stati membri dell’Unione Europea alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo.

In data 27 novembre 2008 la “Corte” sentenzia “ il diritto invocato non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione (?).Ne consegue che il Ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione (?) ai sensi dell’art.35/3”.

 

Ma cosa chiedevamo?

 

Un adeguamento comunitario utile, applicabile in tutti i 27 Stati UE ed atto alla organizzazione di questa patologia nel settore della sanità pubblica, ritenuto urgente e necessario per consentire alle famiglie una speranza ed un senso di giustizia. Quindi richiesta di uguali servizi specifici, cure e strutture adeguate per il numero sempre più elevato di cittadini europei colpiti da questa malattia.

 

Secondo i dati statistici i disabili sono in Europa oltre 50 milioni ed in base a ricerche l’Esemd (European study of epidemiology of mental disease) un cittadino su 3 soffre di disturbi mentali e uno su 7 di depressione o ansia, confermando le parole del Commissario europeo per la SanitàMarkosKyprianou per il quale “la malattia mentale è il killer invisibile in Europa”, a fronte dei gravi rischi per i troppi casi di violenza attuati da persone  colpite da sofferenza psichiche nei confronti di parenti, vicini di casa, passanti ecc. Non è sufficiente promuovere soluzioni prevalentemente costituzionali di attenzione alla disabilità fisica, se non si aggiungono misure etico-sociali adeguate a dare risposte esaurienti anche a quelle necessità di natura psichica che logorano progressivamente le resistenze dei malati, dei loro congiunti e della società europea.

 

I Ministri degli Affari Sociali e del Lavoro Europei riuniti, alcuni anni or sono a Lussemburgo hanno invitato gli Stati membri della UE a prendere misure atte a ridurre i rischi dell’esclusione sociale di questi “malati” ed a raccogliere dati sulle conseguenze sociali, economiche e di salute pubblica.

“Uniti nella diversità” (art.I-8) i popoli europei, a nostro giudizio, vogliono continuare ad essere un Continente aperto alla cultura, al sapere, alla solidarietà ed alla sicurezza.

Soprattutto al progresso sociale come la promozione della salute mentale, argomento rilevato in un Documento, emesso il 10 ottobre 2005 nella Giornata della Salute mentale dagli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, denominato“Green Paper”( “Libro Verde” verso una strategia per la salute mentale in Europa), che costituisce una riflessione su una tematica politica specifica per dare l’avvio ad un ampio dibattito sull’importanza della salute mentale quale obiettivo di politica strategica della UE per promuovere vantaggi tangibili alla qualità della vita dei cittadini e sulla realizzazione di quelle necessità costituite dalla salute mentale e le sue possibili priorità, che noi invochiamo con la n/s Petizione del 21 dicembre 2004.

 

C’è bisogno di una Unione Europea che svolga un ruolo geo-politico di moderazione e proposizione nel campo sanitario, ma anche di iniziative che sappiano articolare sul piano sopranazionale, rispettando identità e competenze degli Stati membri, lo sviluppo dei grandi valori umani, senza cadere nelle tentazioni dell’individualismo e del relativismo, perché è in gioco il futuro che in questo campo sanitario ci pare incerto e problematico non solo “ereditato” in Italia, ma anche in Europa.

 

4.) Curare e curarsi è un diritto inalienabile, perché è afferente al diritto della persona umana a tutelare la propria vita, la propria dignità, mentre la salute è un valore etico di benessere fisico, mentale e sociale.

La “vicinanza” della Costituzione Europea nei confronti dei cittadini non deve solo soffermarsi nell’evidenziare l’aspetto di problemi di vita sociale, ma anche la difesa della dignità dell’uomo sofferente, della persona bisognosa, più di altre, dove spesso le iniziative separate e non coordinate sono totalmente inefficaci. Bisogna, quindi, “combattere” la cultura dell’assistenzialismo che ghettizza il diversamente abile, introducendo la cultura del prevedere e provvedere per ogni sua necessità.

Lo sviluppo integrale dell’uomo libero passa anche attraverso questo comparto socio sanitario che ha diritto urgentemente di risposte sia legislative e comunitarie che nel richiamo alla solidarietà ed alla coscienza.

 

5.) Vogliamo ora considerare, in breve, alcune riflessioni in proposito.

La ComunitàEuropea“raccomanda” di “attribuire alla salute mentale una maggiore importanza…in particolare verso bambini, giovani, persone anziane nonché sul luogo di lavoro.(risp.della Commissione per le Petizioni alla n/s Petizione n.146/99 il 29.5.20000 prot.290.531 CM/412554IT doc.prot.120359 5.9.2000).

Jacques Barrot V.Presidente della Commissione Europea nel contesto della politica antidiscriminatoria dell’UE ebbe a dire che “si impegna a prendere in esame le misure atte a  garantire con la massima efficacia i diritti delle persone con mobilità ridotta”…per “un primo passo  verso un’Europa migliore in cui nessun cittadino sia discriminato per nessuna ragione” ( lettera di risposta a nostra domanda con prot.FLM/ad D (2005) del 14.4.2005.)

Il dr. Markos Kyprianou Commissario Europeo responsabile della Sanità Pubblica ha richiesto “che la salute mentale in Europa sia elevata al rango delle priorità politiche” e “risoluto a risolvere questa situazione” perché “la malattia mentale è il killer invisibile in Europa” che “procura decessi superiori alle vittime di incidenti stradali” e che “il 15% della popolazione soffre di depressione grave ed il 56% è candidata al suicidio”( 12.1.2005 Conferenza Ministeriale Europea dell’Organizzazione della Sanità a Helsinki).

 

Quindi in questa ottica la ComunitàEuropeasi è mossa nell’ambito della salute pubblica, prevedendo misure specifiche legate alla salute mentale, strategia comunitaria di atti o enunciazioni non vincolanti , ma che potrebbe essere tale con una Direttiva Comunitaria, richiesta ripetiamo, che unifichi le diversificazioni delle normative sulla salute mentale che attualmente sono in vigore nei vari Stati membri della UE e che possono costituire un ostacolo ad una circolazione in sicurezza dei cittadini europei.

( vedere allegata comparazione dati statistici in Europa e nel mondo).

 

6.) Una attenta e doverosa risposta cristiana ed un crescente spirito di servizio, hanno trovato nella Chiesa cattolica una unità d’intenti di scuotere le coscienze considerando ed invitando il popolo cristiano e non cristiano al rispetto della dignità dell’uomo, uno dei pilastri dell’antropologia umana.

Ebbe a dire il Papa Giovanni Paolo II° nella Conferenza Internazionale del 28/30 novembre1996 inVaticano “La malattia mentale non crea fossati invalicabili né impedisce rapporti di autentica carità cristiana” ( da Atti XI° Dolentium Hominum n. 34 anno XII 1997 n. 1 Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari)

E’ ancora presente quanto ha affermato il Papa Giovanni Paolo II° di richiamo morale al rispetto della dignità dell’uomo malato psichicamente “di tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni ed alle dinamiche di crescita delle persone handicappate e di coloro che condividono la sua situazione a partire dai suoi familiari” nel Messaggio fatto pervenire al Simposio Internazionale “Dignità e diritti della persona con handicap mentale” che l’allora Cardinale Ratzingher, oggi Benedetto XVI°, promosse l’8 gennaio2004 inVaticano.

“Impegnarsi verso forme concrete ed efficaci di solidarietà verso la persona umana specie quella che comporta un disagio psichico”, è stato l’invito dei Vescovi nella 55° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana svoltasi nel novembre 2005 e per la “Giornata per la vita”, che per tutti cristiani e non cristiani vale il rispetto della vita.

Con finalità etica e spirituale, nonché pratica dal punto di vista del diritto positivo e da quello pastorale, il Santo Padre Benedetto XVI° senza mezzi termini ha affrontato coraggiosamente il disagio psichico nel Messaggio del 16 dicembre 2005 per la 14° “Giornata Mondiale del Malato”:Costituendo “una vera e propria emergenza socio-sanitaria” il Papa ha voluto richiamare tutti quei Paesi dove non esiste o è parzialmente in vigore “una legislazione definita per la salute mentale” o dove”risultano carenti i servizi insufficienti o in stato di disfacimento” auspicando che crescano “leggi adeguate e piani sanitari che prevedano sufficienti risorse per la loro concreta applicazione”.(Vedere Messaggio Papa Benedetto XI° allegato).

7.) In Europa e nel mondo come vengono “trattati”i sofferenti di queste patologie?

Cerchiamo in breve di illustrare in una comparazione con i dati statistici che abbiamo potuto raccogliere.

 

In Italia malgrado uno scrupoloso screening effettuato per la dismissione ed i criteri adottati dalla legge 180 e dai vari Progetti-Obiettivo per la prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale degli ammalati, ancora oggi non si riscontrano adeguati positivi risultati. Pur eliminando i vecchi manicomi e riconoscendo la dignità del malato, sono state realizzate poche strutture intermedie come centri diurni, comunità terapeutiche, comunità alloggio, day hospital,centri di salute mentale,case famiglie, centri di cura, di riabilitazione sociale. Quella legge 180/1978 non ha previsto ad adeguare la normativa penale a quella civile, affidando a soluzioni precarie Istituti Religiosi, Privati o convenzionati, perché vi è una lacuna sanitaria-legislativa che va colmata con una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica.

Il dr.Alvaro Gil-Robles ex-“Commissario Europeo per i diritti umani”nella visita in Italia effettuata dal 10/17 giugno 2005 redigendo un Rapporto sulla situazione del sistema psichiatrico ordinario in atto dal punto di vista legislativo e sociale, ha sottolineato gli insufficienti meccanismi di tutela delle persone affette da disturbi mentali ed in modo generale le “strutture vetuste esistenti”, rammentando allo Stato Italiano, senza voler interferire sul sistema interno, che compito suo è quello di evidenziare le necessità di “offrire alle persone affette da disturbi psichiatrici ed alle loro famiglie delle strutture adatte alle loro malattie”, conformemente all’art. 3 paragrafi b), c), e), nonché all’art.8 della Risoluzione (99) 50 del Comitato dei Ministri.

Ci auguriamo che il nuovo Commissario Europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg continui all’incremento ed alla possibilità d’intervento nel campo del disagio di patologie psichiche in Europa.

L’avvento della devolution, del decentramento, del federalismo recante “Modifiche alla Parte II° della Costituzione” ha portato ad affidare alle Regioni, in base all’art.117 della Costituzione Italiana, l’assistenza sanitaria ed ospedaliera.

 

Ma la famiglia è rimasta sola, malgrado che tutti dicono di difenderla.

 

Nel 9° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia 24/28 febbraio 2004 svoltosi a Roma, è emerso che il 40% delle richieste al medico di famiglia ed il 20% dei ricoveri, pare, siano conseguenti a patologie psichiatriche, mentre il modello unico di trattamento dei servizi pubblici che affrontano l’attacco di panico,depressione o schizofrenia, dimostrano che è inadeguato e costosissimo. Sono circa 500 mila pazienti in ambito psichiatrico che entrano in contatto ogni anno con i servizi pubblici, a fronte di una spesa sanitaria di 3,5 miliardi di euro , ma circa 5 milioni di cittadini oggi devono ricorrere alle cure private.

 

In Italia il 20% della popolazione (quasi 10 milioni)accusa disturbi psichiatrici , il 16% da varie forme di disagio mentale, il 4% di diturbi mentali, mentre il 30% assume psicofarmaci.

 

Secondo il CENSIS il 15% delle famiglie sono colpite in alcuni dei suoi componenti da malattie mentali.

 

Secondo dati ANSA le famiglie che vivono un dramma di psicopatologia grave sono circa 600 mila e 200 mila famiglie con un familiare che non risponde alle cure oppure non vuole curarsi.

I Dipartimenti di Salute Mentale sono presenti in tutta Italia, ma con diversità nelle Regioni, queste ultime al di sotto degli standard obiettivi. I posti letto in strutture pubbliche sono più numerosi al nord. Le strutture residenziali hanno operatori in numero di circa 30.700 di cui il 48% infermieri ed il 18% medici e sono sufficienti in Liguria, Toscana, Trento e Bolzano. Gli psichiatri il 25% dell’auspicabile, cioè mancherebbero almeno 5000-7000 operatori.

 

Secondo l’ISTAT soffrono di disturbi psichici il 15% gli uomini ed il 25% le donne.

 

Secondo ARIS DOSSIER PSICHIATRIA ogni anno 235 bambini di età compresa tra 0 e 12 anni vengono ricoverati con disturbi mentali :nevrosi e turbe psichiche non psicotiche e psicosi Tra queste ultime vi è l’autismo che colpisce 2 bambini su 1000.

 

Secondo EURISPES 1 adolescente su 4 fa uso di droghe ed alcolici.

 

Secondo DATAMEDIA rileva che su un campione di 1000 italiani nella fascia tra i 15 e 17 anni il 27,5% dichiara di avere esperienze di depressione; il 9% di anoressia e bulimia; il 62,5% dichiara di sentirsi depresso qualche volta; il 2,5% dichiara di fare uso di caffè, droghe leggere, alcool che possono scatenare l’insorgere di malattie maniaco-depressive.

La depressione interessa un numero sempre più crescente di adulti. Infatti il 44,6% la considera una vera e propria malattia,afferma di avere avuto esperienze dirette il 17% tra i 18 e 24 anni; il 36% tra i 24 e 44 anni ed il 40% sopra i 65anni.Il disagio mentale colpisce circa 80 mila adolescenti.

Colpisce ancora immigrati senza fissa dimora, persone a seguito di fallimento per mancanza di lavoro, con anomalo inserimento sociale, da stress, alzheimer, computer addition( malattia psicologica che può portare al disordine psichico persone che trascorrono molto tempo al computer, televisione ecc.),mobbing (terrore psicologico sul posto di lavoro), epilettici (malattia legata a cause congenite).

 

Formulo alcuni dati in Europa non più riscontrati .

 

In Inghilterra, i “malati” sono curati in ospedali ad alta tecnologia.

Dagli anni ’30 i manicomi non esistono più. I tanto turlupinati  “lunatic asylums” quelle semiprigioni dove una volta si rinchiudevano i pazzi, sono stati rimpiazzati da ospedali psichiatrici dotati delle tecnologie più avanzate. I “malati” non sono più rinchiusi ed il disturbato mentale viene curato a spese della sanità. Per quelli più pericolosi, vengono inseriti in “unità di sicurezza”, i più gravi vengono ricoverati in case di cura, oppure presso i Dipartimenti di psichiatria che esistono nei grandi circa 423 Ospedali.

Infatti 1 ragazzo su 10, fino a 15 anni presenta problemi mentali.

Soffrono di depressione :

a) 1% i bambini

b) 3% gli adolescenti

Presentano fenomeni di autolesionismo:

a)     11% le ragazze

b)     3,2% i ragazzi.

I ragazzi soffrono di disturbi di comportamento (violenze contro coetanei o se stessi).

A fronte del 40% di disturbi mentali, il Governo Britannico ha stanziato 300 mila sterline per servizi sociali.

“La malattia mentale è rimasto ormai l’unico tabù ufficiale” e “negli ambienti di lavoro sono stati enormi i progressi riguardanti la razza, il sesso e l’handicap , ma la malattia mentale è rimasta l’ultima ruota del carro” , spiega lo psichiatria Mark Staler che aderisce alla campagna Changing minds ( menti che cambiano) del Royal College of psychiatrics. Negli uffici le malattie mentali come l’anoressia, la bulimia, la schizofrenia , la tossicodipendenza, l’alcolismo, la depressione e l’ansia sono molto di più discriminati di quanto non siano le malattie fisiche( da “Libero” quotidiano del 25.7.2003)

Nel 1997 sono stati riservati 130 miliardi di lire quale extra-budget per il miglioramento del servizio sanitario.

 

 

In Francia  nel celebre ospedale psichiatrico di Parigi il numero dei letti è sensibilmente diminuito, perché il settore della salute è stato oggetto di tagli ed i sofferenti degenti di questa patologia psichiatrica sono stati indirizzati verso forme di assistenza diurna come i Centri medico-psicologici presenti nei principali Comuni e nei vari settori dei quartieri parigini. Pare che esistono 99 Centri ospedalieri pubblici specializzati in psichiatria, che dispongono di circa 60 mila letti.

Ci sono,sembra, 167 servizi di psichiatria (con 14 mila letti) annessi ad altri ospedali e 29 ospedali privati psichiatrici che dispongono di 15 mila letti, od a forme di cura semi-private.

In analisi si è cercato di adottare e potenziare i cosiddetti “appartamenti terapeutici” o “appartamenti associativi” dove vengono riuniti i “malati” non gravi per vivere in comune con l’aiuto di assistenti sociali.

 

Negli Stati Uniti la salvezza è affidata ai privati, mentre si chiamano “Mental hospital” gli ospedali psichiatrici che sono circa 2.300.L’8% in mano ai privati, considerati alberghi di lusso, mentre gli altri, cioè i pubblici, sono strutture gratuite a carico del contribuente. Nei “Mental hospital” sono vietate catene, camicie di forza e ogni forma di violenza. I pazienti violenti e pericolosi sono il 9% e vivono “lock in “( sotto chiave) in strutture  con finestre sprangate e porte blindate, sorvegliati 24 ore su 24 dalle telecamere e dal medico personale. Quelli “non violenti” vivono in hospital raramente recintati perciò sono frequenti i casi di pazienti che fuggono. Un buon 55% vive a casa ed usa il “day hospital”, quelli dimessi se non si curano possono diventare pericolosi Tra i condannati a morte sono centinaia gli insani di mente. Gli ex-malati difficilmente trovano un lavoro, perché le aziende non li assumono se non conoscono la loro storia clinica.

 

In Svizzera solo dopo essere guariti ritornano a casa i malati psichici

.Ogni Cantone legifera in materia di assistenza psichiatrica. Nel Canton Ticino esistono 4 strutture private ed una pubblica. I “malati” gravi sono ospitati nel Centro abitativo ricreativo lavorativo di Casvegno o in istituti particolari specializzati.

Il sistema caratterizzante il funzionamento di questo settore della sanità è definito catena terapeutica. Cioè cura per gradi attraverso interventi programmati ed in caso di miglioramento  il “malato” può percorrere questa catena in senso inverso, cioè quando è guarito Il sistema pubblico garantisce servizi ai lungodegenti, mentre il privato-sociale si concentra sulla psichiatria acuta.

 

Nazioni Unite. Nella “Giornata Internazionale dei Diritti umani” che si è svolta il 10 dicembre 2005 è stato lanciato l’allarme dove, pare, che molti individui affetti da disturbi mentali soffrono di abusi e spesso rinchiusi in condizioni inumane e stigmatizzati a livello sociale. Dal rapporto emerge che oltre 450 milioni di individui in tutto il mondo soffrono di affezioni mentali, neurologiche o di problemi comportamentali.

Nonostante il numero considerevole dei malati, il 64% degli Stati membri dell’ONU non ha mai emanato alcuna legge in materia, od alcuna normativa, mentre pare che un sempre maggior numero di Stati stia provvedendo a modernizzare le proprie politiche mentali, leggi e servizi connessi. Una trentina di Paesi ha recentemente aderito ad un progetto teso a migliorare i canali di accesso alle cure specialistiche.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera che la depressione e la schizofrenia colpiscono il 2% della popolazione di tutti i 5 Continenti.

E’ auspicabile che si possa realizzare omogeneità d’intenti mirati a concetti di solidarietà verso esseri umani concretizzando che il malato mentale, cittadino europeo, che deve essere tutelato pienamente nella sua dignità e nella sua precaria esistenza per essere “uniti nella diversità”(Titolo 1° Art.1-8).

 

La n/s Associazione in virtù del Titolo 5° Art.II-104 della Costituzione Europea si è permessa richiedere e proporre nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica:

a.)   provvedimento parlamentare specifico per una Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione di riforma dell’assistenza psichiatrica anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nella stessa misura in cui vige in tutit gli Stati membri dell’Unione Europea

b.)   l’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze di ciascun membro della Comunità Europea nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichci cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;

c.)   attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale,come ogni compareto sanitario:

d.)   formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale, anche con il sostegno finanziario della Unione Europea per le persone indigenti dove confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che per legge naturale andranno in eredità al “malato”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può fisicamente garantire, il così detto “Dopodinoi”, una dolorosa preoccupazione che assilla le famiglie di questi cittadini.

 

Quei pochi aridi dati statistici che abbiamo accennato molto significativi ed indicativi, anche se possono costituire dubbi o perplessità sulla loro autenticità o veridicità tuttavia non ci distolgono dal pensare che i fatti compiuti da menti psicologicamente alterati e di raptus che quasi ogni giorno avvengono nell’ambito della comunità mondiale, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave disagio sociale che ci deve richiamare alla realtà, mentre in ambito Europa dei 27, data la diversificazione di leggi e trattamenti, necessita una normativa d’adeguamento comunitario utile e tale che i membri della UE possano indirizzarsi in maniera omogenea e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità di servizio, cure e reinserimento sociale garantendo sicurezza ai cittadini ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini europei che necessitano ed abbisognano più degli altri di promozione della loro dignità e dei loro diritti.

 

Infine è auspicabile che si possa realizzare omogeneità d’intenti mirati a concetti di solidarietà verso esseri umani ritenendo il malato mentale cittadino europeo che deve essere tutelato pienamente nella sua dignità e nella sua precaria esistenza per essere “uniti nella diversità” (Titolo 1° Art.1-8 9 ).

 

Officina Volturno

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