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“Più forti del destino…” La storia di Bebe, tredicenne disabile, che aspira alle Olimpiadi di Londra 2012.

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 Famosa per la sua storia e le sue ambizioni, Beatrice Vio ha qualcosa da insegnare.

Avere coraggio significa essere consapevoli del valore della vita. Avere a cuore la propria esistenza vuol dire pulsare un atteggiamento perseverante e audace. Essere forti rappresenta lo stereotipo di un carattere che equivale a non mollare mai. Essere più forti del destino notifica di aver imparato qualcosa dalla vita e divenire fonte di ispirazione per molta altra gente. Storie di persone disabili, i cui handicap spesso portano via parti del corpo.

Tragici eventi che spesso non abbattono chi ne è vittima, alcune già adulte, altre però ancora bambine. Sguardo profondo, tinto di un grigio perla. Angelo biondo. Un sorriso radioso che nasconde tante vicissitudini. Solare ed energica, forte e coraggiosa. Cicatrici indelebili su un volto innocente lasciano un ricordo del passato amaro e tormentato, affrontato però con tanta forza d’animo e di volontà. È la storia di una tredicenne di Mogliano Veneto, Beatrice Vio, colpita nel novembre del 2008, all’età di soli undici anni, da un’acuta forma di meningite.

Chiamata meningococcica, questa è una malattia batterica provocata da un agente patogeno che si mostra sotto forma di febbre alta, petecchie, ossia piccole macchie rosse che si manifestano su tutto il corpo, rigidità nucale, nausea e vomito. La mortalità nei pazienti è uguale quasi al 100%, quindi le possibilità di salvarsi sono davvero poche. Bebe, come la chiamano gli amici, non dispone della funzionalità degli arti, amputatigli nel tentativo di rendere reale la possibilità di rimanere in vita che, secondo la diagnosi dei medici, era pari solo al 4%. Una prima adolescenza vissuta quindi con la paura di lasciare il tramonto senza la certezza di ritrovare l’alba.

Tutto cominciò in una notte di novembre di quattro anni fa quando Bebe accusò i fastidiosi ma consueti sintomi influenzali, senza sapere che quei campanelli d’allarme erano l’inizio di una patologia che gli avrebbe portato via braccia e gambe. Ma la forza non risiede nei muscoli. Piuttosto nel cuore e nella mente. Nonostante l’agonia, sobillata anche dai quarantadue giorni di camera iperbarica, la piccola Beatrice è riuscita a sconfiggere una malattia che le stava soffocando i respiri e le ambizioni. “Il piccolo carro armato biondo” aspira oggi a raggiungere le Olimpiadi di Londra 2012, combattendo col fioretto, disciplina olimpica della scherma, e dimostrando che nella vita nulla è impossibile e che infondo convivere con un handicap non significa non essere “normali”. La forza e la perseveranza sono qualità che papà Ruggero e mamma Teresa le hanno trasmesso. Una famiglia che sempre le è rimasta accanto, sostenendola costantemente, soprattutto nei momenti più critici. I giorni passati in ospedale, le ore di attesa durante la terapia iperbarica, le discussioni con i medici per accertarsi che fosse necessario amputare gli arti, la sofferenza della figlia, sono ricordi ed immagini che non potranno mai dimenticare.

Ora la felicità di Ruggero e Teresa dimora in ogni smorfia di sorriso di Bebe, oggi più forte di prima. Quindi c’è chi riesce ad andare oltre gli ostacoli della vita, valorizzandone il significato, traendo lezione dalla sofferenza patita e aggiungendo un sorriso a tutto ciò che fanno. È lo specchio di una realtà che non va trascurata, da cui prendere ispirazione significa avere coraggio.

 

Fabio Corsaro

corsarofabio@gmail.com

Fabio Corsaro

Sono nato e cresciuto professionalmente tra le mura di questa redazione che ha avuto sin da subito l'odore di casa. Ho cominciato a 16 anni a dare adito alla passione per la scrittura e voce alla scrupolosa sete di conoscenza e curiosità attraverso il fascino della carta stampata. Oggi ho 20 anni, sono un laureando alla Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università di Salerno, da oltre un anno giornalista pubblicista e da qualche mese direttore di Informare: credo che le passioni che ci portiamo dentro debbano essere coltivate fino in fondo, dando loro la forma del sacrificio e della concretezza. Inoltre, credo che tutto, compreso gli uomini, possa essere soggetto a pratiche di miglioramento: ad maiora semper!

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